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Covid, nuova ondata in Cina: casi in forte aumento, positività oltre il 20%. Cosa sta succedendo

August 2, 2026

Il Covid torna a rialzare la testa in Cina e i numeri registrati a luglio riaccendono l'attenzione sulla circolazione di Sars-CoV-2. Nel Paese da cui ebbe origine la pandemia, il virus ha fatto segnare un netto aumento dei casi, tanto da tornare, per la prima volta quest'anno, al primo posto tra le sindromi simil-influenzali, davanti all'influenza.

Il dato che fotografa meglio la nuova risalita riguarda la percentuale di test positivi tra i pazienti con sintomi respiratori. Secondo quanto riferito dai media cinesi, nella settimana dal 13 al 19 luglio il tasso di positività al Covid ha raggiunto il 16,3%, aumentando di 4,3 punti percentuali rispetto ai sette giorni precedenti. La crescita è proseguita anche successivamente: nella settimana iniziata il 20 luglio il dato è salito di altri quattro punti, arrivando al 20,3%. Numeri che mostrano una circolazione sostenuta del coronavirus, anche in piena estate, ma che al momento non si accompagnano a segnali di maggiore gravità della malattia.

Covid in Cina, dove stanno aumentando i casi

L'incremento non è uniforme sul territorio cinese. La percentuale di positività è risultata più alta nelle province meridionali rispetto alle regioni settentrionali, mentre la fascia di popolazione maggiormente interessata dalla circolazione del virus è quella compresa tra i 15 e i 59 anni. Il Chinese Center for Disease Control and Prevention ha tuttavia evidenziato un elemento importante: la maggior parte dei pazienti ha sviluppato sintomi lievi. Dopo l'incremento osservato nelle ultime settimane, inoltre, l'attività del virus viene attualmente classificata su livelli moderati. A circolare è la variante NB.1.8.1. Le autorità sanitarie cinesi hanno precisato che non sono state individuate varianti considerate in grado di rappresentare un rischio significativo per la salute pubblica. Nonostante l'aumento dei contagi, inoltre, non sarebbe stata registrata una pressione significativa sui servizi sanitari.

Il Cdc cinese: «Una normale fluttuazione periodica»

Il ritorno del Covid al centro dell'attenzione non significa, secondo le autorità sanitarie cinesi, che ci si trovi davanti a uno scenario paragonabile alle fasi più difficili della pandemia. Il Cdc cinese considera ormai Covid-19 una comune malattia respiratoria capace di provocare una o due fluttuazioni epidemiche durante l'anno.

L'aumento osservato in queste settimane viene definito una normale oscillazione periodica, con un'intensità paragonabile a quella registrata nei due anni precedenti.

Rimane però una differenza sostanziale tra la popolazione generale e le categorie più vulnerabili. Anziani e persone affette da patologie croniche preesistenti continuano infatti ad avere un rischio maggiore di sviluppare forme gravi della malattia, anche se oggi sono disponibili terapie mirate ed efficaci.

Pregliasco: «Il virus può provocare nuove ondate anche d'estate»

La situazione cinese rappresenta soprattutto un segnale da non ignorare secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'Università Statale di Milano. Per l'esperto, quanto sta accadendo in Cina è «un ulteriore promemoria del fatto che Sars-CoV-2 continua a circolare a livello globale e può determinare nuove ondate anche durante i mesi estivi».

Pregliasco sottolinea ad Adnkornos però che i dati disponibili non indicano al momento la comparsa di una variante capace di modificare radicalmente lo scenario epidemiologico, né mostrano un aumento della gravità della malattia. Il punto, piuttosto, è la capacità ormai ampiamente dimostrata dal coronavirus di continuare ad adattarsi e diffondersi mentre la protezione immunitaria della popolazione tende progressivamente a diminuire. Da qui l'indicazione dell'esperto: «Non è il momento dell'allarmismo, ma della vigilanza».


Ultimo aggiornamento: sabato 1 agosto 2026, 22:01

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