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Cpr, il Csm sta con la Procura: "Delegittimata la magistratura". Chiesta la tutela dell’autonomia

September 29, 2026
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I togati di Palazzo dei Marescialli intervengono a difesa dei colleghi. Questo dopo le dure reazioni scaturite dalle perquisizioni a carico di medici accusati di falso sui certificati di idoneità per stranieri irregolari .

La prima protesta in difesa dei medici quando ancora non si conosceva la portata dell’inchiesta Foto Zani

La prima protesta in difesa dei medici quando ancora non si conosceva la portata dell’inchiesta Foto Zani

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I togati del Csm, a eccezione di Bernadette Nicotra, hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati dalla procura di Ravenna che indagano sulle condotte di sanitari impegnati nelle certificazioni per i nulla osta ai cpr, i centri di permanenza per i rimpatri. Da alcune dichiarazioni pubbliche e articoli di stampa - si sottolinea nella richiesta -, "l’attività dei magistrati è stata pubblicamente qualificata come una ‘caccia alle streghe’ e come un’operazione di natura politica diretta alla ricerca di ‘capri espiatori’, evocando persino l’utilizzo di ‘metodi da Gestapo’".

I firmatari della richiesta sostengono che "simili espressioni non si limitano alla critica di singoli atti o delle interpretazioni giuridiche che ne costituiscono il fondamento, ma attribuiscono all’attività dei magistrati finalità estranee all’accertamento dei fatti e all’applicazione della legge, determinando una delegittimazione della funzione giudiziaria".

L’inchiesta in questione, coordinata dal pm Angela Scorza, vede 9 persone indagate in seguito alle verifiche della polizia: 8 dopo le perquisizioni perlopiù informatiche di febbraio: sono tutti medici all’epoca in servizio al reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna, area che in quel momento si occupava dei certificati di idoneità per i nulla osta ai cpr (gli 8 sono accusati di falso e interruzione di pubblico servizio; tre di loro sono stari interdetti alla professione per 10 mesi). E uno - l’infettivologo Nicola Cocco di Varese in servizio a Milano -, al netto delle perquisizioni che nei gironi scorsi hanno coinvolto anche altri 22 suoi colleghi di vari ospedali italiani (nessuno di loro è indagato) deve fin rispondere di associazione per delinquere finalizzata a compilare certificati falsi per impedire l’ingresso nei cpr di stranieri irregolari (assieme a lui, sono accusati di medesimo reato anche tre medici della prima ondata).

Le ultime perquisizioni della squadra Mobile ravennate, coadiuvata dai colleghi dei vari territori, avevano innescato reazioni sia in ambito sanitario che politico: in particolare la senatrice Ilaria Cucchi di Avs era intervenuta in maniera veemente dopo il sequestro di alcune chat che la riguardavano contenute nel telefonino di Cocco sebbene si fosse trattato di un prelievo automatico avvenuto sulla base di parole chiave e non di chat selezionate a mano. In ogni modo, a partire dalla sottosezione di Ravenna dell’Anm, era partita una netta presa di posizione a tutela del lavoro della procura ravennate. Interventi analoghi erano stati fatti dall’Anm regionale e dai consiglieri laici di centrodestra del Csm.

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