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Crans Montana, per la Svizzera l'Italia non è parte lesa. La Procura di Sion: «Vittime e spese per cure sostenute non bastano»

August 6, 2026

La Procura di Sion ha respinto la richiesta dell'Italia di costituzione di parte civile nell'inchiesta sul rogo di Crans Montana, in cui sono morti 6 ragazzi italiani e 14 sono rimasti feriti. La decisione - secondo quanto emerge dal dossier dell'inchiesta, depositato oggi - è stata comunicata il 23 luglio scorso all'avvocato ginevrino Romain Jordan che rappresenta il governo italiano.

Secondo i magistrati svizzeri, «né la cittadinanza italiana di diverse vittime, né i costi sostenuti dalla Repubblica Italiana per prestare assistenza ai propri cittadini vittime dei fatti perseguiti sono idonei a conferire la qualità di parte lesa».

L'Italia presenta ricorso

«L'Italia ha già presentato ricorso contro l'ordinanza del 29 luglio che ha rigettato la costituzione di parte civile del governo italiano» nell'inchiesta sul rogo di Crans Montana». Lo riferiscono fonti della Farnesina.

La richiesta dell'Italia per «danno diretto» di 300mila euro

La richiesta italiana era stata depositata lo scorso 29 aprile, dopo settimane di annunci politici. Voluta dalla premier Giorgia Meloni e promossa dall'Avvocatura generale dello Stato, la costituzione di parte civile era stata presentata dall'avvocato ginevrino Romain Jordan negli uffici della procura di Sion. Il governo italiano riteneva che la strage di Capodanno avesse causato un «danno diretto» al patrimonio dello Stato «a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l'assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti». Nella lettera alle procuratrici, Jordan aveva quantificato il danno in almeno 300mila euro, comprensivi di supporto psicologico, trasferimento dei feriti e rimpatrio delle salme.

Il rigetto, tuttavia, era stato ampiamente previsto dagli osservatori giuridici svizzeri.

Già in aprile l'avvocato Paolo Bernasconi, ex procuratore pubblico, aveva spiegato che il diritto processuale penale elvetico richiede un «danno diretto» per essere ammessi come accusatore privato, e che la richiesta italiana sarebbe stata «molto probabilmente respinta».

Le tensioni tra Italia e Svizzera

Il caso si inserisce in un contesto di crescenti tensioni diplomatiche tra Roma e Berna, culminate nella primavera scorsa con lo scontro sulle spese sanitarie: il Cantone Vallese aveva chiesto all'Italia il rimborso di circa 100mila franchi per le cure di alcuni ragazzi feriti, richiesta bollata da Meloni come "ignobile" e respinta dal governo.

Sul fronte giudiziario, l'inchiesta svizzera prosegue parallelamente su due filoni: quello principale, condotto da quattro procuratrici, riguarda le responsabilità penali dei gestori del locale "Le Constellation", Jacques e Jessica Moretti, e degli amministratori comunali coinvolti - attualmente gli indagati sono saliti a 14. Un secondo filone, aperto più di recente, indaga invece sulla gestione dei soccorsi nelle prime, drammatiche ore dell'emergenza, dopo testimonianze che hanno denunciato ritardi negli interventi e carenza di ambulanze, bombole di ossigeno e coperte termiche nonostante le temperature sotto lo zero.

Il governo italiano, che pure vede ora chiusa la strada della costituzione di parte civile, ha ribadito l'intenzione di continuare a seguire da vicino l'evoluzione del procedimento giudiziario in Svizzera, mantenendo aperti i canali diplomatici e assicurando sostegno alle famiglie delle vittime, che restano comunque libere di costituirsi individualmente come parti lese nel processo.


Ultimo aggiornamento: giovedì 6 agosto 2026, 19:43

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