BELLUNO. “Siamo alle porte di Ferragosto e il lago di Pieve è 9.5 metri sotto alla capienza massima. Continuerà a scendere ogni giorno di 40 centimetri fino ad arrivare indicativamente a fine agosto a meno 16.5 metri, la quota di laminazione". Le parole di Sindi Manushi, sindaca di Pieve di Cadore. "Enel apre i rubinetti, i Consorzi di bonifica ‘fanno il loro mestiere’ e la Regione tace. E poi ci sono pescatori e operatori turistici che gridano aiuto, senza sapere a chi appellarsi”.
La situazione idrica nel Bellunese si fa sempre più critica. Mentre il Cai Veneto lancia l’allarme sul fronte rifugi (qui l’accordo con la Provincia) e Arpav evidenzia le criticità su quello climatico (qui i dati), gli amministratori locali devono fare i conti con laghi sempre più a secco.
A intervenire è infatti Sindi Manushi, sindaca di Pieve di Cadore, secondo la quale “alcuni sindaci, che non sanno obiettivamente che fare ma che non vogliono passare come quelli che non fanno niente, rilasciano sui giornali sporadiche dichiarazioni di protesta. Prima di loro lo hanno fatto altri sindaci disperati per interi lustri, ma lo sdegno non basta senza una strategia e senza sapere cosa si vuole ottenere, ma continuando a contrapporre le esigenze turistiche e ambientali a quelle dell’agricoltura”.
Come spiega la sindaca, dagli anni Cinquanta le quote del lago con scopo irriguo sono state calcolate sulla base dell’acqua presente in quel momento storico. “È probabile - nota - che nelle quote di prelievo di acqua siano ancora calcolate quelle relative al serbatoio del Vajont: giusto per renderci conto. Ma quanta acqua abbiamo attualmente in Veneto e quanta possiamo permetterci di usare? Ebbene, non è dato saperlo”.
La denuncia è per la mancanza di un bilancio idrico regionale aggiornato. “Questo pomeriggio in Provincia - spiega ancora - il consigliere Peterle ha indetto una riunione tra sindaci dei Comuni rivieraschi per parlare di laghi e siccità. Come sindaca di Pieve ho proposto di chiedere compattamente di essere auditi nelle Commissioni consiliari affinché la Regione adotti un bilancio idrico: da lì, dati alla mano, potremo trattare di sprechi, agricoltura, turismo e sostenibilità del sistema acqua per i nostri territori”.
In particolare, si punta al 2029 con il rinnovo delle concessioni affinché Belluno possa avere un ruolo centrale nella gestione della sua risorsa idrica (qui). “Bisogna agire ordinatamente e con decisione, con una strategia definita e la volontà comune di portarla avanti nelle sedi istituzionali. Diversamente - conclude Manushi - i nostri sforzi si riveleranno inutili e si andranno a sommare a quelli dei nostri predecessori, gettando il territorio nello sconforto. Il 2029 è vicino: mai come in questo momento storico discutere di acqua diventa vitale per il nostro territorio”.
Provocazioni ribadite dal consigliere regionale Alessandro Del Bianco, anche lui critico sull’assenza del bilancio idrico. “Come mai - chiede - fino ad oggi la Regione non ha mai voluto farlo? Il bilancio idrico dovrebbe essere una priorità: bene che lo dica anche Giovanni Piccoli, già senatore del PdL e vicepresidente della Giunta Bottacin, oggi presidente del Centro Studi Bellunese. Resta solo una domanda: lo ha detto anche ai suoi compagni di partito e di area politica?”.
Del Bianco sottolinea infatti come alcuni mesi fa il centrosinistra regionale abbia presentato un emendamento per chiedere che la Regione si dotasse entro il 2027 del bilancio cui subordinare tutte le nuove concessioni irrigue, scadute da anni e attualmente in regime di proroga. “Spoiler - prosegue - nessuno di centrodestra, neanche la mia collega bellunese, ha votato a favore. Eppure, quello del bilancio idrico è un principio di buon senso applicato in tutto il mondo civile: prima si verifica quanta acqua c’è, poi la si utilizza sulla base delle esigenze e della disponibilità”.
“In Veneto - conclude - si fa il contrario: prima si usa più acqua di quella che c’è, poi si assiste al coro degli stupiti quando i bacini si svuotano e i fiumi si seccano. Dunque, a questo punto, è necessario guardarsi in faccia e dirsi a che gioco stiamo giocando. Vogliamo davvero fare le cose o pensiamo sia sufficiente lavarsi la coscienza con un po' di sdegno a mezzo stampa? La politica la si fa con i fatti e il fatto è che il Veneto è l'unica grande regione senza bilancio idrico. Se lo chiediamo davvero tutti, possiamo ottenerlo ma bisogna volerlo sul serio, non far finta e poi votare contro”.