ROMA – Andrea ha messo la firma per la chiusura dell’Ilva. A tredici anni è l’unico bambino tra i Genitori tarantini che hanno presentato ricorso contro il mostro d’acciaio e carbone. Joscha Zmarzlik la fabbrica l’ha presa da lontano. Il regista tedesco l’ha conosciuta negli anni di Genova, e si chiamava Italsider, ‘La fabbrica illuminata’ a cui lo scrittore Luigi Nono ha dedicato un’opera musicale nel 1964. Andrea e Joscha si sono incontrati a teatro. Per seppellire la citta’ dei veleni e far nascere sul palco la nuova Taranto.

“Vogliamo rifondare e risanare la città, per mettere fine a un incubo durato decenni”. C’è questo nello spettacolo teatrale ‘Prometeo a Taranto. La fabbrica illuminata’, di Zmarzlik andato in scena al Tatà di Taranto per il Taras Teatro Festival. Quest’opera è stata costruita insieme ai cittadini di Taranto, residenti del quartiere Tamburi. Tra loro insegnanti, pensionati, ex operai e Andrea con la sua rarissima malattia genetica: la sindrome da deficit di SOX4, unico bambino in Italia ad averla.
“In queste due settimane e mezzo di prove- racconta la mamma, Simona Peluso- l’ho visto crescere di colpo, cambiare, acquisire una consapevolezza e un carattere che non aveva. Andrea si è sentito sicuro. Prima era molto più emotivo, era preoccupato quando doveva fare le cose, e far parte di un cast di attori ha rappresentato per lui un’occasione di riscatto. Nonostante tutte le sue patologie, qualcuno lo ha scelto per interpretare questo ruolo e lo ha fatto sentire parte di qualcosa”.
Lui e Joscha si sono incontrati nelle ceneri dell’acciaio, perché quest’opera mette insieme due racconti: quello dell’Italsider di Genova e il mito di Prometeo incatenato di Eschilo riadattato sulla città di Taranto. “Nono ha costruito la sua opera nel 1964 registrando nell’Italsider di Genova i rumori della fabbrica e le voci dei lavoratori, disegnando una fabbrica come un inferno dantesco”, spiega Joscha. “Lì dentro ci sono citazioni feroci, come ‘la fabbrica dei morti’, e ora che a Genova l’area a caldo non c’è più, mi è nata l’idea di riadattare quest’opera alla città di Taranto”. Il regista ha vissuto a Genova per tre anni e lì si è molto documentato sull’ex Ilva di Taranto, ma la città pugliese l’ha visitata la prima volta un anno e mezzo fa. “Ho sentito il cattivo odore, ho visto la polvere rossa e ho ascoltato le testimonianze di tanti cittadini. Ognuno di loro aveva dei morti in famiglia. E’ una guerra permanente e invisibile che continua da decenni, viverlo in prima persona è stato molto diverso dal leggerlo”.

Tre settimane fa Joscha è tornato nella città dei due mari per mettere in scena il suo spettacolo e far rinascere Taranto a teatro. “Sono arrivato proprio la sera della sentenza che ha portato la Corte d’Appello di Milano a decretare lo spegnimento dell’area a caldo dell’ex Ilva entro il 28 ottobre- ricorda il regista- speriamo che questa svolta possa reggere. Ora è tutto molto diverso. Allora si sentiva la bomba ad orologeria, il forte inquinamento, ma adesso l’aria sembra più chiara, si vede che la fabbrica è in un processo di spegnimento e iniziano ad emergere le risorse che ci sono: il mare, una bell’aria, una città meridionale in un centro pulsante, la movida, la natura. Poi c’è questo stabilimento e non si sa ancora cosa succederà”.

Si respira l’attesa. “Percepisco che la città è in fibrillazione, tra i blocchi del ponte, gli scioperi, la preoccupazione e la paura per il futuro delle famiglie dei lavoratori ancora rimasti o di quelli in Cig. Certo, c’è anche tanta gioia, speranza e fierezza- conferma- il gruppo dei genitori tarantini e altri attivisti sentono di aver raggiunto un punto di svolta. L’aria è carica”. E ieri sera, durante la prima del suo spettacolo questa sensazione si percepiva, “il pubblico era emozionato, ha apprezzato lo spettacolo, la passione e l’impegno che si sentiva, perché sul palco c’è un coro parlante composto da quattordici cittadini tarantini che hanno portato le loro testimonianze”.
Sul palco, il suo Prometeo è malato, è seduto su una sedia a ruote, con un cancro al fegato e una flebo. Lo interpreta lui ed è vestito tutto di rosso, con un casco e senza capelli. “Prometeo è il portatore del fuoco e l’acciaieria è il climax della cultura del fuoco, che oggi è diventata un vicolo cieco, una faccia crudele e brutale a livello globale. Perché la cultura fossile sta distruggendo il pianeta”. Con Andrea rinasce la speranza.
“Nello spettacolo resta sempre accanto a Prometeo, lo accompagna come un buon angelo vestito di azzurro- aggiunge il regista e attore- rappresenta l’infanzia, i bambini che sono la prossima generazione che può vivere questa rinascita”. Lo spettacolo si chiude con uno striscione enorme. “Lo hanno disegnato i bambini della scuola elementare di Leda dei Tamburi- dice Simona- e rappresenta le loro speranze per la città, come vorrebbero che fosse post inquinamento. E se ci credono i bambini, allora non possiamo deluderli. Mi auguro che si concluda presto questa tortura che ci incatena da 60 anni. Adesso c’è più consapevolezza, per fortuna la gente ha capito che abbiamo il diritto di vivere in una città che ha tanto da offrire e che non deve piegarsi a questa visione di tristezza e di malattie, perché Taranto può essere molto altro. Stiamo lottando per questo”, conclude.