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Dall’asma alla bronchite, a Ischia “big” a confronto per verificare i recenti studi: «Pronte le nuove terapie»

October 17, 2026

Sono circa 300mila i cittadini campani che convivono con la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), una delle principali malattie respiratorie croniche. I primi sintomi possono comparire già dopo i 40-50 anni, ma il riconoscimento della patologia può arrivare molto più tardi. È uno dei temi che emerge a Lacco Ameno, sull’isola d’Ischia, nel corso dell’evento “Asma, Bpco e malattie polmonari rare: certezze, necessità e soluzioni”, che vede impegnate oggi e domani numerose eccellenze italiane di rilievo nazionale ed internazionale in ambito pneumologico presso il centro congressi Leonardo Carriero. Il principale fattore di rischio resta il fumo di tabacco, ma alla comparsa della malattia possono contribuire anche l’esposizione all’inquinamento atmosferico, le infezioni respiratorie e la predisposizione individuale. Proprio la lunga fase nella quale i sintomi possono essere sottovalutati rappresenta uno dei principali problemi nella gestione della patologia: tosse cronica, produzione di catarro e progressiva difficoltà respiratoria vengono spesso attribuiti all’età o al fumo e non conducono tempestivamente agli approfondimenti necessari.

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I percorsi

Da qui la necessità, ribadita dagli specialisti, di rafforzare in Campania i percorsi che collegano medicina generale, specialistica pneumologica e strutture ospedaliere, così da intercettare più precocemente i pazienti e garantire modalità di presa in carico omogenee sul territorio. «Il problema non è soltanto quanti pazienti abbiano già una diagnosi, ma quanti convivano per anni con la malattia senza sapere di averla – sottolinea Alessandro Vatrella, ordinario di malattie dell’apparato respiratorio dell’Università di Salerno e responsabile scientifico del congresso con Antonio Molino, associato di pneumologia alla Federico II - Dobbiamo ridurre questa zona d’ombra, costruendo una rete nella quale il medico di medicina generale possa riconoscere precocemente i segnali di rischio e avere un collegamento rapido con lo specialista. Una diagnosi tempestiva consente di intervenire quando è ancora possibile incidere in maniera significativa sulla progressione della malattia».

Il modello

Un percorso che passa anche attraverso modelli organizzativi già avviati in Campania, tra cui l’esperienza del progetto Agire, finalizzata a rafforzare l’integrazione tra territorio e centri specialistici e a ridurre la frammentazione nella gestione del paziente respiratorio cronico. Accanto alla diagnosi precoce, dal convegno è arrivata anche l’indicazione di una pneumologia sempre più orientata verso la medicina personalizzata. Particolare attenzione è stata dedicata alle nuove prospettive terapeutiche offerte dai farmaci biologici nella Bpco, che potrebbero trovare indicazione in specifici sottogruppi di pazienti identificati attraverso le caratteristiche cliniche e il profilo infiammatorio. «Stiamo passando da un modello nel quale pazienti con la stessa diagnosi venivano trattati in maniera sostanzialmente sovrapponibile a un approccio che cerca invece di identificare le caratteristiche biologiche della malattia nel singolo individuo – spiega Antonio Molino - I farmaci biologici rappresentano una delle prospettive più interessanti per alcuni fenotipi di Bpco. La sfida sarà individuare con precisione chi può realmente beneficiare di queste nuove opzioni, evitando automatismi e puntando su una terapia sempre più personalizzata».