Como, 15 luglio 2026 – Dasvidania, Lago di Como. Arrivederci, o forse addio. Il tramonto dell’era degli oligarghi sul Lario si consuma nel silenzio dorato delle grandi dimore d’epoca, nascoste dietro cancelli monumentali e parchi secolari che per un ventennio hanno parlato quasi esclusivamente il russo. Le grandi transazioni immobiliari che un tempo li vedevano protagonisti oggi parlano altre lingue, come spiega Clemente Pignatti Morano, Managing Partner di Italy Sotheby’s International Realty.

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Radici storiche
“Non parlerei di una dismissione generalizzata – puntualizza –. La presenza della clientela russa sul Lago di Como affonda le proprie radici in una relazione consolidata con il territorio e con il patrimonio immobiliare di pregio che esso rappresenta. Laddove il quadro normativo lo consenta, continuiamo a rilevare interesse nei confronti del mercato italiano, sebbene i volumi delle nuove acquisizioni risultino oggi più contenuti rispetto ad altre fasi storiche. Ciò che emerge con maggiore evidenza è una gestione attenta e riservata dei patrimoni già detenuti, piuttosto che un fenomeno diffuso di vendita”.

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L’evoluzione degli investimenti
A dispetto delle sanzioni post invasione dell’Ucraina la transizione è stata graduale e per nulla traumatica. “Il nuovo contesto geopolitico ha certamente contribuito a ridefinire alcuni flussi di investimento internazionali, ma il Lago di Como ha dimostrato una notevole capacità di attrarre una domanda ampia e diversificata proveniente da numerosi mercati. Più che un cambiamento improvviso, abbiamo assistito a una graduale evoluzione dei flussi di investimento e della composizione della clientela internazionale.
Negli ultimi anni si è rafforzata in modo significativo la presenza di acquirenti provenienti da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Svizzera e Paesi del Nord Europa. Parallelamente, si osserva un crescente interesse da parte di investitori e famiglie provenienti dal Medio Oriente. Il Lario continua a essere percepito come una delle destinazioni più prestigiose e consolidate per la conservazione del valore nel lungo periodo”.
A livelli di Monaco e della Costa Azzurra
L’avanzata degli investitori nordamericani e nordeuropei, incentivata anche dai regimi fiscali di favore per i neo-residenti in Italia, ha pareggiato i conti con il passato. “La presenza di transazioni di eccezionale valore, tra cui la recente compravendita di una proprietà nell’ordine dei 90 milioni di euro - conclude Pignatti Morano -, conferma la capacità del Lago di Como di attrarre capitali orientati alla preservazione patrimoniale e alla ricerca di asset unici e difficilmente replicabili. Oggi compete a pieno titolo con destinazioni come la Costa Azzurra, Monaco, Ginevra e alcune delle più esclusive località statunitensi. La vera rarità non è la domanda, ma la disponibilità di proprietà”.
Più in generale i connazionali di Putin sono spariti anche dai radar degli hotel di lusso, come racconta Luca Leoni, presidente di Federalberghi Como. “Da molto tempo non si vedono più sul lago - spiega -. Ogni tanto ce n’è qualcuno, magari negli hotel di lusso, ma sono russi che vivono in Svizzera o nell’Unione Europea. Quando oggi si sente parlare russo per le strade o nei borghi, spesso in realtà si tratta di cittadini ucraini”.

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Via il chiasso, torna la quiete
Un’assenza che ha imposto un riassetto anche nei servizi interni delle strutture. “Non è per forza un male, anche se erano clienti altospendenti spesso gli altri ospiti si lamentavano, in alcuni casi erano chiassosi. Ma alberghi e ristoranti continuano ad avere il cameriere che parla il russo”. Al loro posto sono cresciuti gli americani, che però a maggio si sono visti meno, e gli arabi anche loro condizionati dalla guerra nel Golfo. “Ma quelli si spera tornino, anche in autunno o in inverno, perché non sono legati alla stagionalità – conclude Leoni –. Sono invece in aumento gli inglesi, specie quelli più maturi”. I russi salutano, ma il Lario resta d’oro.