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Data center AI Italia: 13 strutture entro 2030

October 22, 2026

Core Stack e Green Arrow Capital lanciano un progetto da oltre 1 miliardo di euro per realizzare 13 data center AI distribuiti in Italia con 90 MW di potenza, puntando al

Un investimento superiore a 1 miliardo di euro per costruire una rete di tredici strutture dedicate all’intelligenza artificiale: è il progetto che Core Stack e Green Arrow Capital hanno annunciato nell’ottobre 2026, puntando a ridisegnare il panorama dei data center AI in Italia entro il 2030. L’operazione non riguarda solo la capacità di calcolo, ma tocca direttamente la questione energetica: alimentare infrastrutture digitali di questa scala richiede scelte precise su dove e come produrre l’elettricità necessaria.

Chi c’è dietro il progetto

Core Stack è la divisione dedicata alle infrastrutture digitali del Lazzari Group, gruppo italiano con una lunga storia nel settore industriale. Il partner finanziario è Green Arrow Capital, società di gestione del risparmio specializzata in investimenti alternativi con un’attenzione dichiarata alle infrastrutture sostenibili.

L’abbinamento tra un operatore tecnico e un gestore di fondi non è casuale: costruire tredici strutture distribuite sul territorio italiano richiede capitali significativi, competenze operative specifiche e una visione di lungo periodo. L’investimento complessivo supera il miliardo di euro, una cifra che colloca questa iniziativa tra le più ambiziose mai annunciate nel settore delle infrastrutture digitali italiane.

Le strutture previste sono descritte come mid-size facilities, cioè impianti di medie dimensioni: non i giganteschi campus da centinaia di megawatt tipici dei grandi operatori americani, ma strutture più compatte e distribuite geograficamente. Questa scelta ha implicazioni sia tecniche che energetiche, su cui vale la pena soffermarsi.

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Perché la distribuzione geografica conta

Concentrare tutta la capacità di calcolo in un unico polo — come avviene spesso nei grandi hub europei del Nord — crea dipendenze infrastrutturali e problemi di latenza per gli utenti lontani. Un modello distribuito, con tredici nodi sparsi sul territorio italiano, riduce questi rischi e può avvicinarsi fisicamente ai centri di domanda: imprese manifatturiere, ospedali, pubblica amministrazione, università.

Dal punto di vista energetico, però, la distribuzione complica le cose. Alimentare un singolo grande impianto con energia rinnovabile è più semplice che garantire forniture pulite a tredici siti in regioni diverse, con reti elettriche locali di qualità variabile e disponibilità di fonti rinnovabili non omogenea. Il fatto che il progetto preveda strutture alimentate da energie rinnovabili è un elemento rilevante, ma la concreta realizzazione dipenderà dalla capacità di stipulare contratti di fornitura adeguati — i cosiddetti Power Purchase Agreement — o di sviluppare impianti di generazione dedicati.

Il nodo energetico dei data center AI in Italia

Il tema energetico è centrale quando si parla di data center AI in Italia. I sistemi di intelligenza artificiale — in particolare i modelli linguistici di grandi dimensioni e le applicazioni di machine learning — consumano quantità di elettricità molto superiori rispetto ai tradizionali carichi informatici. Un singolo ciclo di addestramento di un modello avanzato può richiedere l’equivalente energetico di mesi di consumo domestico.

L’Italia parte da una posizione non semplice: la rete elettrica nazionale ha già dovuto affrontare la crescita della domanda industriale e residenziale, e l’aggiunta di carichi concentrati e prevedibili come quelli dei data center richiede pianificazione attenta. Allo stesso tempo, il paese dispone di un potenziale solare e geotermico significativo — soprattutto nel Centro-Sud — che potrebbe essere valorizzato proprio per alimentare queste infrastrutture.

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Il progetto di Core Stack e Green Arrow Capital si inserisce in questo contesto con una scelta esplicita: strutture rinnovabili-powered. Come questa promessa si tradurrà in pratica — se con produzione propria, con accordi di fornitura dedicati o con certificati di garanzia d’origine — è un dettaglio che il mercato osserverà con attenzione nei prossimi mesi.

Tempi e fasi di sviluppo

L’orizzonte temporale del progetto è il 2030, con alcune fonti che indicano una possibile realizzazione per fasi a partire già dal 2028. La distinzione non è secondaria: in un settore che evolve rapidamente come quello dell’intelligenza artificiale, la capacità di mettere in servizio i primi nodi entro due anni fa la differenza tra un’infrastruttura rilevante e una che rischia di inseguire una domanda già cambiata.

Quattro anni — da ottobre 2026 al 2030 — sono un tempo ragionevole per costruire tredici strutture di medie dimensioni, a patto che i processi autorizzativi procedano senza intoppi. In Italia, le autorizzazioni per infrastrutture energetiche e digitali hanno storicamente tempi lunghi: è uno dei fattori che ha frenato lo sviluppo di data center nel paese rispetto a mercati come Francia, Germania o Polonia. Il successo di questa iniziativa dipenderà anche dalla capacità di navigare questa complessità burocratica.

Un mercato in accelerazione

L’annuncio di Core Stack e Green Arrow Capital arriva in un momento in cui la domanda di infrastrutture per l’IA cresce a ritmi che pochi avevano previsto anche solo tre anni fa. Grandi operatori internazionali hanno già annunciato espansioni in Europa meridionale, e l’Italia — con la sua posizione geografica, il suo tessuto produttivo e la sua domanda di servizi digitali — è considerata un mercato con margini di crescita significativi.

Il modello di strutture medie e distribuite potrebbe rivelarsi competitivo proprio perché risponde a una domanda che i grandi campus non soddisfano facilmente: quella delle imprese che cercano edge computing e bassa latenza, non solo capacità di calcolo grezzo. Se il progetto manterrà le sue promesse in termini di tempistiche, investimenti e alimentazione rinnovabile, potrebbe diventare un riferimento per lo sviluppo dell’infrastruttura digitale italiana nel secondo quarto di questo decennio. Le prossime verifiche concrete arriveranno con i cantieri aperti e i primi nodi messi in servizio — probabilmente entro il 2028, stando alle indicazioni più ottimistiche.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.