Approvato in Cdm il provvedimento che introduce il tetto del 30% di studenti stranieri senza un sufficiente background scolastico e il divieto di indossare burqa e niqab. Schlein: "Vergognoso. Dopo 4 anni di tagli e nessun investimento serio sull'edilizia scolastica, si inventano una nuova caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli". M5s: "Meloni e Valditara hanno messo nero su bianco uno spot ideologico indegno, inapplicabile e calato dall'alto". I dirigenti scolastici: "Le variabili sono troppe"
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Sanzioni fino a 1.000 euro se si viola il divieto di burqa e niqab a scuola, tetto del 30% nelle classi per gli studenti senza cittadinanza italiana e un sufficiente background scolastico e obbligo per i genitori che non conoscono l’italiano di frequentare un corso gratuito di italiano. Le norme del decreto Scuola, approvato ieri in Cdm per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sono "di buonsenso" ed evitano "le classi ghetto", ma per le opposizioni il testo è "vergognoso” e secondo i dirigenti scolastici le nuove regole saranno di difficile applicazione.
"Una caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli"
"È un decreto vergognoso, che prova a nascondere dietro una nuova bandiera ideologica l'incapacità del governo di dare risposte ai problemi concreti della scuola pubblica. La scuola è aperta a tutti, come dice la nostra Costituzione", ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein. "La risposta del governo è cacciare dalle classi i bambini stranieri. Ma chi pensano di prendere in giro? Dopo 4 anni di tagli e nessun investimento serio sull'edilizia scolastica, si inventano una nuova caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli, indicandoli come bersaglio". E anche il M5s attacca: "Meloni e Valditara hanno messo nero su bianco uno spot ideologico indegno, inapplicabile e calato dall'alto. È chiaro che non hanno idea di come funzioni una scuola vera. Cosa dovrebbero fare i dirigenti scolastici? Chiuderanno i portoni in faccia ai bambini del quartiere? Noleggeranno scuolabus dedicati per deportare gli studenti in esubero da una parte all'altra della città? Il governo scarica l'ennesimo pasticcio propagandistico sulle spalle dei Presidi e dei Comuni, che dovranno gestire graduatorie d'esclusione, caos logistico e una montagna di ricorsi al TAR".
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"I veri problemi della scuola pubblica rimangono irrisolti"
Per Riccardo Magi, leader di +Europa, "il disgustoso decreto scuola che inventa la minaccia impellente dell'islamizzazione della nostra società, tanto da doverci fare un decreto legge, è un concentrato di razzismo e ignoranza, nei fatti inapplicabile, frutto della propaganda becera di Meloni al rimorchio di Vannacci, che non aiuta la laicità della società, ma favorisce al massimo la dispersione scolastica". "Una propaganda indegna sulla pelle dei bambini e delle bambine", rincara Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, mentre per Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde "è iniziata la propaganda elettorale di Giorgia Meloni fatta sulla pelle dei bambini, mentre i veri problemi della scuola pubblica italiana rimangono totalmente irrisolti".
Futuro Nazionale boccia il decreto
Nel mirino delle opposizioni finisce anche Roberto Vannacci, ex responsabile Scuola della Lega: "Il governo è troppo preso a rincorrere Vannacci con un decreto propaganda", denuncia la senatrice dem Cecilia D'Elia. D'accordo con lei su un dl "di poca sostanza" e "scritto con l'occhio a Vannacci" sono anche3 Raffaella Paita (Iv), e Daniela Ruffino, (Azione). Ma per Futuro Nazionale, semmai questa non è che "un'operazione maquillage". Rossano Sasso, responsabile scuola del partito, la boccia senza riserve: "Avevamo chiesto una legge seria, non la solita fuffa della finta destra, non la solita timidezza moderata. La risoluzione di Futuro Nazionale approvata alla Camera indica la strada. Li aspettiamo al varco in Parlamento".
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Presidi Anp: "Difficoltà di tipo logistico"
Dal mondo della scuola poi arriva la voce di Antonello Giannelli, presidente dei presidi di Anp, che pur dicendo di condividere il presupposto del decreto spiega: "Le difficoltà possono essere di tipo logistico: abbiamo in alcune zone d'Italia una concentrazione residenziale di cittadini provenienti da tanti paesi, se ho tanti ragazzi questi non possono andare a 5-10 chilometri di distanza e se il plesso scolastico è uno solo si crea un problema".
DirigentiScuola: "Propagandistico e irrealizzabile"
Più duro il commento del presidente di Dirigentiscuola Attilio Fratta, secondo cui il decreto è "propagandistico e, in ultima analisi, irrealizzabile". "Tralasciando il fatto che misure di questo impatto non si adottano ad anno scolastico già avviato, le variabili sono troppe: come è noto, in Italia ci sono territori e distretti in cui le percentuali di stranieri rendono infattibile garantire il diritto allo studio, senza contare che gli stessi stranieri non sono in condizioni scolastiche assimilabili fra di loro. Mi lascia perplesso anche il ruolo assegnato a Uffici scolastici regionali e soprattutto Ambiti territoriali, chiamati a coordinare i dirigenti scolastici per riequilibrare le iscrizioni e ricollocare gli studenti in eccedenza nelle scuole di prossimità - prosegue Fratta - E se ciò non fosse concretamente possibile? Al di là dei risvolti ideologici, da cui voglio tenermi a debita distanza, prevedo preoccupanti difficoltà organizzative e notevoli problemi per i dirigenti scolastici".
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Cisl Scuola: "Difficile attuare tetto 30%, meglio incrementare il personale"
Sul tema è intervenuta anche la segretaria della Cisl Scuola Ivana Barbacci: "C'è una questione molto concreta: la praticabilità. La composizione delle classi dipende dalla realtà demografica dei territori e in molte situazioni rispettare rigidamente il limite del 30% potrebbe essere estremamente difficile. Non vorremmo che l'ennesima responsabilità finisse per ricadere sulle scuole e sui dirigenti, chiamati ad applicare una norma non sempre materialmente applicabile. Per questo ci chiediamo se servisse davvero una legge o se non fosse più efficace affidarsi all'autonomia delle scuole, sostenendola con risorse adeguate. Se l'obiettivo è davvero l'integrazione, servono soprattutto più strumenti per l'insegnamento dell'italiano, mediazione linguistica e culturale, organici adeguati e classi meno numerose. L'inclusione non si costruisce fissando una percentuale, ma mettendo le scuole nelle condizioni di realizzarla ogni giorno".
Uil Scuola: "Deroghe e criteri poco chiari si rischia confusione"
"La misura del tetto del 30% evidenzia deroghe e criteri poco chiari e può creare confusione e discriminazioni, scaricando, come sempre, nuove incombenze sulle scuole e sul personale. Se si vuole davvero favorire l'integrazione, bisogna potenziare l'organico della classe di concorso A-23: i docenti attualmente in servizio non sono sufficienti a garantire percorsi strutturali per l'apprendimento dell'italiano. Anche sul burqa si sceglie la strada dell'annuncio: non risultano dati ufficiali che ne dimostrino una presenza significativa nelle scuole italiane. Inclusione e uguaglianza non si costruiscono alzando steccati, ma investendo in organici, mediatori linguistici e classi meno numerose. È di questo che la scuola ha realmente bisogno", sostiene anche il segretario della Uil Scuola.
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Valditara: "Se sopra tetto va trovata scuola vicina, non a 20 km"
A rispondere ad alcune delle critiche è oggi il ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara: "La circolare Gelmini ha avuto il merito di individuare il problema ma non prevedeva una precisa organizzazione del sistema e si è creato il rischio di un rimpallo di responsabilità, di una inerzia; nei fatti non è stata sostanzialmente applicata. Qui ora invece, interviene il provveditorato che deve coordinare i presidi e prenderà la decisione laddove non è possibile trovare una soluzione dove mettere lo studente in più", qualora si sfori il tetto del 30% di presenze straniere in una classe. "Anche oggi i genitori indicano 4 scuole, non una sola, non è un fenomeno strano rispetto al sistema e si deve trattare di scuole di vicinato, certo il ragazzino non può andare a 20 chilometri di distanza. In caso poi non si riuscisse proprio a trovare un posto, abbiamo previsto 14milioni di euro a regime per potenziare l'italiano per i ragazzi stranieri che non conoscono bene la lingua italiana".
Valditara: "Nessun inseguimento di Vannacci"
"Per carità nessun inseguimento di Vannacci - ha detto ancora Valditara - Abbiamo iniziato nel 2023 con Agenda nord, abbiamo proseguito con l'intervento sui ragazzi stranieri neoarrivati e facciamo questo provvedimento ora che è immediatamente operativo. Noi partiamo dal presupposto se il ragazzo ha gravi problemi linguistici, se i genitori non si presentano mai a scuola e il ragazzo è abbandonato, verifichiamo se i genitori sanno l'italiano e offriamo loro la possibilità di impararlo gratuitamente. Se non lo fanno scatta la multa. Se il ragazzo non ha problemi di inserimetno scolastico o va bene, la norma non si applica. In Germania fanno ben altro delle multe, noi abbiamo scelto una soluzione molto equilibrata".
Studentessa a scuola col niqab: "È una scelta, qui mi sento integrata"
"Nella nostra religione c'è gente che si mette il velo, c'è chi decide di coprirsi anche la faccia, ma c'è anche chi si veste normalmente, magari con maglietta e jeans. È una scelta personale e libera", che "non preclude la socialità. Ho tante amiche e non solo ragazze originarie del Bangladesh". Qui, sottolinea sicura, "mi sento integrata". A parlare, fuori dai cancelli dell'Isis Pertini di Monfalcone (Gorizia) è una ragazza, 16 anni, che indossa il niqab. "Siamo in quattro a indossarlo a scuola", racconta all'Ansa, che spiega che per accedere all'istituto è in vigore una procedura di riconoscimento, che consente di verificare l'identità delle alunne. La studentessa è nata e cresciuta a Monfalcone ed è ben cosciente che il nuovo dl Scuola varato ieri dal Consiglio dei ministri prevede sanzioni per chi entra in classe con il niqab o con il burqa: "Quando uscirà la legge - dice - ci adegueremo". Ci sono anche altre due studentesse con il volto parzialmente coperto e tante altre hanno il capo velato: "Qui il processo di integrazione è ben avviato - dicono - Non ci sono problemi di integrazione".
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Alla scuola multietnica di Roma: "Sì all'integrazione, ma la multa è troppo"
All'istituto "Di Donato" dell'Esquilino, quartiere centrale e multietnico di Roma, tra i genitori che accompagnano i loro figli a scuola gli stranieri sono in netta prevalenza. "La scelta dei corsi di italiano per i genitori mi sembra un'ottima idea - dice all'Ansa una mamma di origine peruviana -, ma una multa per chi non partecipa mi sembra troppo. Lavoro tutta la mattina in albergo, faccio le pulizia, poi vengo a prendere mia figlia e sto con lei. Lo farei, ma solo se i corsi fossero online". Anche un'altra madre, arrivata in Italia dall'Ucraina dopo lo scoppio della guerra, è scettica: "Ora mia figlia parla bene italiano, ma ovviamente ci ha messo un po' a impararlo. Mi metto nei panni di una famiglia che arriva qui adesso, mi dispiacerebbe se la colpa ricadesse sui genitori. Io non parlo bene la lingua nemmeno ora, dopo quattro anni che sono qui". Tra i favorevoli al provvedimento c'è un papà brasiliano: "L'integrazione è fondamentale. Spesso i bambini litigano o si fanno male, come è ovvio a questa età. Mi è successo di doverne parlare con dei genitori che non sapevano l'italiano, così non è facile". A una coppia del Bangladesh poi l'Ansa chiede del divieto di indossare il niqab a scuola: "Se la legge è questa, va bene, ci adegueremo".
Digos rimuove striscione contro tetto stranieri, polemica a Genova
Proteste, volantinaggi e striscioni sono stati organizzati invece stamattina davanti ad alcune scuole genovesi per dire "No al ddl Razzismo", definendo così la norma che prevede un tetto agli alunni stranieri nelle classi. Ad organizzarla il movimento studentesco Osa che ha chiamato gli studenti a una mobilitazione. E davanti alla scuola primaria Daneo è polemica per uno striscione antirazzista con scritto "Qui nessun* è straniero", fatto dai bambini e appeso dai loro genitori all'ingresso dell'istituto, che è stato rimosso da due poliziotti della Digos. Il gesto, compiuto mentre gli alunni entravano in classe e definito dai presenti come "molto brusco", ha scatenato la protesta da parte di decine di genitori presenti che hanno assistito alla scena. "Lo striscione è stato restituito ed è tornato al suo posto", ha annunciato qualche ora dopo la sindaca di Genova, Silvia Salis, che ha ribadito la gravità di quanto successo "ancor di più quando il messaggio esprime un fondamentale concetto di integrazione, specialmente in una scuola come la Daneo che fa dell'inclusione una pietra miliare del proprio percorso educativo".