Finisce con uno scambio cordiale. «Matteo...», «Guido...» e un compromesso in calcio d'angolo si trova. A Milano, a dare manforte contro teppisti e "maranza" che hanno messo a ferro e fuoco la città, andranno cinquecento Parà della Folgore. Ma potranno solo pattugliare le strade e sorvegliare l'ordine pubblico. Senza i poteri attribuiti alla polizia giudiziaria, come l'arresto in flagranza dei violenti. È il crinale scosceso su cui si intavola un lungo e accesissimo confronto all'interno del governo e con gli uffici del Quirinale nel giorno della grande stretta sulla sicurezza firmata Giorgia Meloni. Nel Consiglio dei ministri che licenzia il decreto legge Piantedosi e Crosetto prendono la parola insieme a Nordio. Ed è il ministro della Difesa a far sentire una certa insofferenza per la soluzione trovata. Ancora alla vigilia aveva chiesto di dare ai soldati da spedire nelle strade di Milano poteri adeguati. «Altrimenti dovete spiegarmi cosa faranno..» sospira davanti ai colleghi. Ma l'opzione di fare dei parà dei "superpoliziotti" è già sfumata al mattino. Quando il Quirinale si fa sentire e fa sapere che estendere le funzioni della polizia giudiziaria ai soldati è un azzardo giuridico. «Risolto questo nodo», fanno sapere fonti vicine al Colle, Sergio Mattarella «potrà dare il via libera al provvedimento».
L'interlocuzione con gli uffici tecnici quirinalizi è fittissima. E viaggia anche a un livello più alto. Al mattino varca il portone della presidenza della Repubblica il sottosegretario Alfredo Mantovano accompagnato dal commissario alle carceri, ufficialmente per un punto sulla situazione dell'edilizia penitenziaria. Intanto si scalda la linea telefonica con Palazzo Chigi, si muove anche il segretario generale Zampetti. In un round di riunioni frenetiche il decreto via via cambia forma. Anche il Viminale fa sapere che i poliziotti devono fare i poliziotti, i militari i militari. Anche per evitare che personale non addestrato a questo compito proceda all'ammanettamento e all'arresto di civili. Operazione sensibile come dimostra il caso Fakir, l'uomo morto a Bologna mentre veniva ammanettato e bloccato da due poliziotti. Altri incidenti non si possono rischiare, tanto più a pochi mesi dalle elezioni e ora che il pendolo dell'opinione pubblica torna a pendere verso le forze dell'ordine dopo le immagini della guerriglia urbana. Saranno dunque pattuglie miste a presidiare le strade del capoluogo lombardo: da un lato i parà (dalle cui fila proviene Roberto Vannacci, generale che incalza dal fianco destro il governo sulla sicurezza), dall'altro i poliziotti con facoltà di ammanettare i violenti. Al dispositivo ha lavorato fino all'ultimo Matteo Perego, sottosegretario di Forza Italia alla Difesa in corsa come sindaco di Milano.
Il compromesso
Questa la quadra trovata. Ma la task force militare per Milano non è l'unico pomo della discordia in una giornata da cardiopalma. Nel decreto legge, come annuncia Giorgia Meloni in serata, entra alla fine il fermo preventivo per i minori. Misura discussa e controversa, criticatissima dalle opposizioni. Per ore si rincorrono voci, poi smentite, della contrarietà del Quirinale a una norma così muscolare. E questa contrarietà viene perfino appuntata nei documenti delle riunioni tecniche mattutine. Alla fine però il fermo preventivo per i "baby" violenti passa. O meglio, viene esteso rispetto a quanto già prevedeva oggi la normativa in vigore. Poliziotti e carabinieri potranno fermare preventivamente i giovani considerati violenti per i precedenti non solo in occasione di manifestazioni pubbliche ma anche per tutelare spazi delle città "ad alta concentrazione di persone". Ergo: non servirà un corteo ufficiale per mettere in stato di fermo i sospetti violenti. Una stretta notevole, dunque, che per Meloni corrisponde al «segnale di fermezza dello Stato» chiesto all'indomani delle scene di devastazione a Milano.
La scelta dei Parà per i pattugliamenti non è casuale. C'è la suggestione politica: da quelle righe, si diceva, arriva il parà Vannacci che un giorno sì e l'altro pure cerca di sfilare a Meloni la linea dura sulla sicurezza. E insieme alle ragioni logistiche e pratiche - la Folgore ha già gestito in passato l'operazione Strade sicure - c'è una precisa operazione di immagine. Volta a ribaltare i sondaggi che raccontano un elettorato spaventato dall'insicurezza percepita nelle proprie città. I vari reggimenti della Brigata si stanno già organizzando, tra impegni all'estero e altri incarichi che mobilitano centinaia di uomini. Per la missione milanese si scaldano i parà del 187° Reggimento di Livorno, quelli del 3° Savoia di Grosseto e i colleghi del 186° di Siena.
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