
Deep Water è la nuova fatica cinematografica di Renny Harlin si presenta come un tentativo sgangherato di fondere il disaster movie ad alta quota con il survival thriller d’azione marittima, crollando ben presto sotto il peso di una scrittura confusa e infarcita di incongruenze macroscopiche: la storia del volo di linea diretto da Los Angeles a Shanghai, costretto a un tragico ammaraggio d’emergenza nelle acque dell’oceano Pacifico a causa di un incendio esploso nella stiva, vorrebbe costruire una tensione progressiva attorno alla sorte del gruppo di superstiti insediati nella cabina semisommersa, ma finisce per naufragare in una fiera di ridicolaggini e stereotipi indigesti dove perfino le minacce dei voraci squali mako perdono ogni spessore drammatico.
L’incipit della pellicola cerca apparentemente una dimensione corale e di respiro umano, indugiando sulle fasi del decollo per tratteggiare la variegata umanità presente a bordo: si incrociano così le strade del primo pilota Richard, interpretato da un distratto Sir Ben Kingsley relegato quasi a una comparsata, e del copilota Ben, a cui un volenteroso Aaron Eckhart cerca invano di infondere un pizzico di carisma all’interno di un canovaccio già scritto.
Questa prolungata introduzione, teoricamente pensata per stimolare l’empatia dello spettatore attraverso le storie personali di turisti, famiglie e uomini d’affari, svela subito la fragilità di una sceneggiatura passata attraverso troppe mani e mai davvero coesa: i personaggi di Deep Water restano figurini di cartapesta condannati a reazioni illogiche, al punto da rendere del tutto sterile qualsiasi pretesa di coinvolgimento emotivo.

Falle logiche ed esecuzioni narrative sconcertanti
Il vero disastro del film risiede nella sconcertante gestione delle dinamiche di emergenza, dove la verosimiglianza viene sistematicamente calpestata da scelte registiche e narrative che sfiorano il grottesco: risulta surreale osservare passeggeri che, a fusoliera squarciata e in pieno guasto d’aereo, decidono di alzarsi per andare a fumare, o ritrovare il medesimo personaggio che continua ad accendersi sigarette perfettamente asciutte con un accendino fiammante in mezzo alle lamiere allagate e circondate da predatori. Questi ultimi che comunque non hanno neanche “il fascino del terrore” tipico di uno Shark – Il Primo Squalo, per intenderci.
In Deep Water l’irrazionalità contamina anche la sequenza dei soccorsi, dove le operazioni di salvataggio prevedono l’assurdo calo di un operatore in mare anziché la semplice discesa di un’imbracatura di sicurezza, per non parlare dell’atteggiamento dei superstiti, tra bambine che cercano i genitori a bordo acqua incitate dal pericolo imminente e un capitano impostato sulla figura dell’eroe invincibile che beneficia di una sorte palesemente miracolosa di fronte ai morsi delle bestie marine.

La frammentazione dei ruoli e la caduta della tensione
Deep Water soffre di un’evidente schizofrenia strutturale che tradisce la mancanza di una visione d’insieme definita: l’intreccio fatica a coordinare i propri intenti e finisce per eliminare brutalmente fuori campo figure cui la prima parte del racconto aveva dedicato uno spazio considerevole, lasciandole scomparire senza neppure mostrare il loro destino.
Di contro, l’azione decide di concentrarsi su figure secondarie prive di qualsiasi attrattiva, azzerando la credibilità del gruppo e trasformando le risse o i confronti all’interno del relitto in semplici riempitivi: la regia di Harlin, che in passato aveva saputo firmare cult del genere come Blu profondo, pare qui del tutto smarrita, incapace di gestire la transizione verso il survival puro e ridotta ad affidarsi a squali realizzati con effetti visivi approssimativi che si comportano da villain caricaturali piuttosto che da vere minacce naturali.

Un’occasione sprecata tra noia e superficialità
Le sporadiche fiammate d’azione dal sapore massimalista che emergono nel segmento finale non bastano a raddrizzare la rotta di un lungometraggio oramai compromesso, incapace di offrire interpretazioni di rilievo o messaggi di un certo spessore umano: Deep Water si riduce a un’operazione superficiale che gira costantemente a vuoto, stancando chi guarda e sciupando un potenziale di intrattenimento che avrebbe meritato ben altra cura. Il risultato finale è un’opera fragile e priva di una vera identità cinematografica, un inutile dispendio di tempo che si rivela del tutto incapace di catturare l’attenzione o di motivare la visione sul grande schermo.
| TITOLO | Deep Water – Incubo dagli abissi |
| REGIA | Renny Harlin |
| CAST | Ben Kingsley, Aaron Eckhart, Angus Sampson, Lucy Barrett, Kelly Gale, Molly Belle Wrigh, Ryan Bown, Lakota Johnson, Rob Kipa-Williams, Li Wenhan, Zhao Simei |
| USCITA | 23 LUGLIO 2025 |
| DISTRIBUZIONE | Notorious Pictures |
VOTO:
Una stella