- Home
- Pavia
- Cronaca
- Delitto di Garlasco, la legale di Stasi conferma una nuova prova: “Un elemento che farà scalpore e non riguarda il 2007”
A seguito della rivelazione di due esami negativi dopo il primo positivo negli esami del Dna sui pedali della bici del suo assistito, l’avvocata Giada Bocellari afferma che la difesa ha a disposizione altro materiale

Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi

Ricevi le notizie de Il Giorno su Google
Garlasco (Pavia), 3 ottobre 2026 – A seguito della rivelazione di due esami negativi dopo il primo positivo negli esami del Dna sui pedali della bici di Alberto Stasi nel 2007, la sua difesa conferma “altri elementi”. A dirlo a Omnibus su La7, condotto da Gaia Tortora, è Giada Boccellari, avvocata del 43enne, condannato a 16 anni per l'omicidio di Chiara Poggi, delitto su cui la procura di Pavia ha riaperto l'inchiesta indagando Andrea Sempio.
L’indiscrezione
Durante l'intervento in studio, il giornalista del TgLa7 Carmelo Schininà ha rivelato un'indiscrezione, ancora non nota, che riguarderebbe un'ulteriore prova a favore di Alberto Stasi e ha chiesto conferma a uno dei suoi avvocati, in collegamento con il programma tv.
La conferma
Dopo un'iniziale ritrosia Bocellari ha confermato di fatto l'indiscrezione. “Carmelo Schininà è sempre molto sul pezzo”, ha ribattuto infatti Bocellari. E ha aggiunto: “Quello che posso certamente dire, e lo confermo perché l'avevo dichiarato e io non mi rimangio la parola, è che certamente ci sono altri elementi che la difesa ha a disposizione oggi, uno dei quali farà particolare scalpore, a mio giudizio, che tuttavia non riguarda le indagini del 2007, ecco”.

Chiara Poggi .
Gli esami sui pedali della bici di Stasi
Negli ultimi giorni è tornata al centro dell’inchiesta di Garlasco la sequenza di analisi effettuate nel settembre 2007 sul Dna prelevato dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi.
Dopo un primo risultato inibito, il campione restituì un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi. I dati grezzi degli strumenti mostrerebbero però che il giorno successivo lo stesso reperto fu analizzato altre due volte, senza rilevare alcun profilo genetico. Due esiti negativi che non risulterebbero nella documentazione allora trasmessa alle parti e alla Procura di Vigevano. Secondo i consulenti, la discordanza avrebbe richiesto ulteriori verifiche già nel 2007.
La loro esistenza è stata resa nota soltanto recentemente, quasi diciannove anni dopo gli esami originali. Diciannove anni fa - sostiene la difesa Stasi - avrebbero potuto cambiare la storia del delitto e scagionare l’allora fidanzato della vittima.
A ricostruire la vicenda sono stati inizialmente i consulenti della difesa di Alberto Stasi, i genetisti Pasquale Linarello e Ugo Ricci. Le loro conclusioni sono state poi confrontate con le nuove analisi ordinate dalla Procura di Pavia e affidate ai genetisti Carlo Previderè e Pierangela Grignani.
© Riproduzione riservata