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Delitto di via Poma, nuovi test del Dna: le indagini della Procura di Roma sono vicine a una svolta?

July 31, 2026

C'è una possibile svolta nelle indagini sull'omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto in via Poma, a Roma, il 7 agosto 1990. Secondo quanto riportato in esclusiva da La Repubblica e confermato a Tag24 dall'avvocata della famiglia Cesaroni, Federica Mondani, la Procura di Roma ha disposto accertamenti genetici su sette persone mai formalmente iscritte nel registro degli indagati. I loro profili saranno comparati con le tracce biologiche ancora disponibili sui reperti sequestrati dopo il delitto. 

Il Dna di 7 persone confrontato con le tracce sui reperti

L'esame riguarderebbe cinque uomini e due donne che, secondo quanto ricostruito da La Repubblica, non sono mai stati indagati prima. Si tratterebbe di cinque professionisti, uno dei quali di altissimo livello, e di due persone molto vicine a chi lavorava negli uffici di via Poma.

I campioni genetici sarebbero stati acquisiti in maniera discreta, attraverso oggetti utilizzati dalle persone interessate, come bicchieri o tazzine. I profili ricavati saranno messi a confronto con il materiale biologico ancora presente sugli indumenti indossati dalla vittima; in particolare corpetto, reggiseno e calzini.

Un'attività che rientra nell'accertamento tecnico irripetibile disposto dalla Procura il 4 giugno scorso e affidato ai carabinieri del Ris. L'obiettivo è verificare se le moderne tecnologie di genetica forense possano far emergere elementi che non era stato possibile individuare all'epoca dei fatti.

Le tracce disponibili sono però limitate, perché una parte del materiale biologico è stata consumata nel corso delle precedenti analisi. Per questo motivo, anche un'eventuale compatibilità genetica non sarebbe sufficiente, da sola, a individuare il responsabile. L'inchiesta resta, almeno per il momento, a carico di ignoti. 

Le nuove indagini sull'omicidio di Simonetta Cesaroni 

Quello del Dna non è l'unico fronte su cui gli investigatori stanno lavorando. L'inchiesta ha ricevuto infatti nuovo impulso dopo che, nel dicembre 2024, il giudice per le indagini preliminari Giulia Arcieri ha respinto la richiesta di archiviazione, invitando i pm a proseguire gli approfondimenti.

I carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci, coordinati dal sostituto procuratore Alessandro Lia, stanno riesaminando gli atti, ricostruendo i diversi passaggi della vicenda. Sono state ascoltate nuovamente molte persone, sono stati verificati alibi già esaminati. Ma sono stati anche riletti documenti e testimonianze.

L'attenzione è tornata in particolare sull'edificio del quartiere Prati nel quale Simonetta lavorava come segretaria contabile anche il pomeriggio in cui fu uccisa, che ospitava non soltanto gli uffici dell'Associazione italiana alberghi per la gioventù, ma anche altri studi professionali e appartamenti privati. E a cui avevano accesso quindi decine di persone.

Tra le figure su cui si concentrarono le prime indagini, il custode Pietrino Vanacore, la cui posizione venne poi definitivamente archiviata. Ora l'approccio degli investigatori di non dare nulla per acquisito, incrociando analisi scientifiche con testimonianze, documenti e ricostruzioni per capire se, a distanza di tre decenni dal delitto, sia ancora possibile far luce sulle zone d'ombra rimaste.

Le dichiarazioni dell'avvocata della famiglia della vittima

Contattata da Tag24, l'avvocata Federica Mondani, che assiste la famiglia Cesaroni - è stata lei a presentare l'esposto da cui sono ripartite le indagini, nel marzo 2022 - ha confermato che gli accertamenti sono in corso, invitando però alla massima cautela.

"Siamo informati di tutto e collaboriamo con la Procura silenziosamente. Si confida nella responsabilità della stampa, in un momento così delicato, affinché riporti notizie corrette", ha dichiarato.

L'avvocata ha inoltre smentito la notizia, riportata da alcune testate, secondo cui sarebbero già disponibili risultati delle comparazioni e che questi ultimi avrebbero dato esito negativo.