3 agosto 2026 | 05:57

Bergamo, da sola, concentra il 10,26% dell’intero giocato lombardo, il quale pesa per il 15,72% del mercato nazionale, e l’1,61% dell’intero giocato italiano. Mentre la differenza tra quanto viene giocato e quanto ritorna ai cittadini sotto forma di vincite ammonta a quota 415,4 milioni di euro
Bergamo. Il gioco d’azzardo è una questione che all’apparenza ti trae in inganno. Come se accostarlo alla parola dipendenza non crei alcun timore in coloro che lo praticano. Poi inizi a conoscere storie strappalacrime contraddistinte da mille peripezie. E qui scatta la riflessione. O forse per quella basta guardare a quei 2 miliardi e 667 milioni giocati a Bergamo nel 2025. Un’onda balorda destinata a trasformarsi in tsunami.
Basti pensare che la Lombardia ha registrato un volume complessivo di gioco pari a 26 miliardi di euro, mentre a livello nazionale la raccolta ha superato 165 miliardi. Ciò significa che Bergamo, da sola, concentra il 10,26% dell’intero giocato lombardo, il quale pesa per il 15,72% del mercato nazionale, e l’1,61% dell’intero giocato italiano.
E se tutto ciò non desta troppa preoccupazione lo speso netto, ovvero la differenza tra quanto viene giocato e quanto ritorna ai cittadini sotto forma di vincite ammonta a quota 415,4 milioni di euro. Soldi letteralmente stracciati, e che non rientreranno più nelle tasche dei giocatori. Un indicatore che non misura il numero delle persone con Disturbo da gioco d’azzardo, ma restituisce con chiarezza la dimensione economica del fenomeno e il livello di esposizione della popolazione all’offerta di gioco.
Dati che riflettono la diffusione del mercato e della sua capacità di intercettare una quota sempre più ampia della popolazione, rendendo necessario affiancare all’analisi economica una prospettiva di salute pubblica. C’è chi che per tutto ciò ci ha lasciato interi stipendi o in casi peggiore pure una casa mandando in frantumi l’intera famiglia o le proprie relazioni.
Dopo l’annus horribilis quale è stato il 2025, per l’Italia il 2026 sembra destinato a segnare un’ulteriore accelerazione. Nel solo il primo trimestre dell’anno, infatti, la raccolta ha già toccato 45,44 miliardi di euro, con una crescita superiore al 17% rispetto all’anno precedente. A trainare il mercato è soprattutto il gioco online, diventato popolare sin dai tempi del Covid, quando i centri slot stavano con le serrande abbassate e le persone relegate in casa.
Un settore economicamente sempre più rilevante, ma che, proprio per questo, serve leggerlo anche attraverso le sue proprie ricadute sociali. Dietro miliardi di euro di raccolta non ci sono soltanto transazioni economiche: ci sono comportamenti, abitudini, vulnerabilità e, in una parte dei casi, un disturbo riconosciuto dalla comunità scientifica come una vera e propria dipendenza comportamentale. Una dipendenza che va combattuta con insistenza, tramite il supporto: come fa Ats Bergamo che attraverso numerose iniziative e attività ogni giorno s’impegna per contrastare un fenomeno che sulla nostra società si sta percuotendo in maniera pericolosa.
È da qui che inizia la seconda lettura del fenomeno: quella che non guarda soltanto a quanto si gioca, ma a chi, quel gioco, finisce per subirlo e perde. Sempre.