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Deportati nei lager nazisti, Bologna rende onore a 54 cittadini: chi erano gli Imi e tutti i nomi

September 22, 2026
BolognaToday

Redazione 22 settembre 2026 07:44

Cinquantquattro storie di deportazione e internamento, oggi affidate alla memoria dei figli, dei nipoti e delle loro famiglie. Bologna ha reso omaggio ai cittadini italiani che durante la Seconda guerra mondiale furono internati nei lager nazisti, consegnando ai loro familiari le Medaglie d'Onore conferite dal Presidente della Repubblica.

La cerimonia si è svolta il 21 settembre nell'Aula Magna di Santa Lucia dell'Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, nell'ambito delle celebrazioni della "Giornata degli Internati Italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale". I riconoscimenti riguardano 54 cittadini, militari e civili, residenti nell'area metropolitana di Bologna. Alla commemorazione hanno partecipato autorità civili e militari, rappresentanti delle associazioni patriottiche e combattentistiche, i familiari degli insigniti e una rappresentanza degli studenti delle scuole superiori.

Chi erano gli Imi, gli Internati Militari Italiani

Ma chi erano gli Imi? L'acronimo significa Internati Militari Italiani e identifica una delle pagine più drammatiche della storia italiana successiva all'armistizio dell'8 settembre 1943.

Dopo l'annuncio dell'armistizio con gli Alleati, le forze tedesche procedettero al disarmo e alla cattura dei militari italiani presenti in Italia e nei territori precedentemente occupati dall'Asse. Furono circa 650mila quelli deportati nei territori controllati dal Terzo Reich.

Il 20 settembre 1943 Hitler dispose che i militari italiani catturati venissero classificati come Italienische Militärinternierte, "internati militari italiani", anziché come normali prigionieri di guerra. Una distinzione che ebbe conseguenze concrete: agli Imi non vennero riconosciute le tutele normalmente riservate ai prigionieri di guerra e migliaia di loro furono impiegati nel lavoro coatto, in condizioni segnate da fame, freddo, malattie, violenze e privazioni.

Il "no" alla Repubblica Sociale Italiana

A rendere ancora più significativa la vicenda degli Imi fu la scelta compiuta dalla grande maggioranza dei militari internati: rifiutare di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di tornare a combattere al fianco della Germania nazista.

Per molti quel "no" significò continuare la prigionia. Una forma di opposizione senz'armi che, nel dopoguerra, sarebbe entrata progressivamente nella memoria della Resistenza italiana.

Proprio il 20 settembre è stato scelto come data della "Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale", istituita dalla legge 13 gennaio 2025, numero 6. La cerimonia bolognese si inserisce nelle celebrazioni previste dalla nuova ricorrenza nazionale. 

Cosa sono le Medaglie d'Onore

Le Medaglie d'Onore sono un riconoscimento dello Stato italiano destinato ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l'economia di guerra.

Quando l'insignito non è più in vita, la medaglia viene consegnata ai familiari. Ed è proprio quanto accaduto a Bologna: dall'elenco ufficiale della Prefettura risulta che tutti i 54 cittadini ai quali è stato attribuito il riconoscimento sono deceduti. Tra loro ci sono 51 militari e tre civili: Enea Ballardini, Francesco Rossi e Arturo Zanoni. 

Il prefetto Ricci: "Un atto di riconoscenza della Repubblica"

A consegnare le medaglie ai familiari è stato il prefetto di Bologna Enrico Ricci. "La Medaglia d'Onore che oggi viene consegnata rappresenta innanzitutto un atto di riconoscenza da parte della Repubblica", ha sottolineato Ricci durante il suo intervento. La giornata ha avuto anche l'obiettivo di portare questa pagina di storia davanti alle nuove generazioni. Alla cerimonia hanno infatti assistito gli studenti, coinvolti con la collaborazione dell'Ufficio scolastico. Il prefetto ha ringraziato l'Alma Mater Studiorum per l'ospitalità, BolognaFiere per la collaborazione e la Cineteca di Bologna per il contributo alla commemorazione attraverso la proiezione di un video dedicato alla memoria del 20 settembre e alla rilettura della storia attraverso le immagini del cinema italiano.

L'elenco ufficiale della Prefettura restituisce anche i nomi dei protagonisti di questa storia. I primi sono Artemio Albicocchi, Giulio Antoni, Antonio Apano, Onorato Bacca, Gino Baccolini, Enea Ballardini, Antonio Barzini, Felice Bassi, Damiano Bernardi, Nello Bernardi e Pacifico Boni. Seguono Adelmo Boraggini, Luigi Borelli, Rocco Calabrese, Nicola Castronuovo, Pasquale Ciccocioppi, Giovanni Ciullo, Ugo Colombi, Libero Cotti, Ugo D'Autilia, Elio Degli Esposti, Mario Degli Esposti, Gaetano Elmi, Mario Filippini, Dino Fornaciari, Ernesto Giorgi, Francesco Gramantieri, Romeo Grossi, Guerrino Idalghi e Mario Laffi. 

Nell'elenco figurano Giuseppe Laghi, Arciso Lanzarini, Luigi Liguori, Domenico Mattioli, Vitaliano Moruzzi, Arturo Nenzioni, Ezio Nucci, Antonio Nuozzi, Primo Pani, Armando Pedrini, Marino Puccetti, Enrico Recla, Carlo Rossi, Francesco Rossi, Antonio Savino, Primo Severini, Carlo Sghedoni, Gino Sighinolfi e Ledo Tibuzzi.  A completare i 54 nomi sono Bruno Travaglini, Angelo Zanasi, Arturo Zanoni, Antonio Zanotti e Amedeo Zironi. 

Una memoria da consegnare alle nuove generazioni

Ottantatré anni dopo l'8 settembre 1943, la cerimonia di Bologna riporta così al centro una vicenda che per decenni ha avuto uno spazio limitato nella memoria pubblica italiana. Dietro la sigla Imi ci sono centinaia di migliaia di uomini catturati dopo il crollo dell'alleanza tra l'Italia e la Germania nazista. Per molti di loro la possibilità di tornare a combattere esisteva, ma avrebbe significato aderire alla Repubblica Sociale Italiana e continuare la guerra al fianco dei tedeschi. In moltissimi scelsero di non farlo, pagando quella decisione con altri mesi di internamento, lavoro coatto e privazioni. Le 54 Medaglie d'Onore consegnate a Bologna diventano così non soltanto un riconoscimento ai singoli cittadini e alle loro famiglie, ma uno strumento per conservare e trasmettere una pagina della storia italiana alle generazioni che non l'hanno vissuta.