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Diabete tipo 2: emocromo e algoritmi per 4 profili di rischio

September 7, 2026

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L’emocromo di 70mila persone con diabete è stato esaminato da uno speciale algoritmo che ha individuato 4 profili immunitari

I dati di 70mila persone sotto la lente dell’AI per sviluppare una carta del rischio nel diabete di tipo 2. Obiettivo: individuare e trattare in maniera più intensiva e personalizzata le persone più  vulnerabili, prima della comparsa delle complicanze. Lo studio internazionale, pubblicato su ‘Cell Metabolism’, è firmato da Riccardo Bonadonna, ordinario di Endocrinologia all’Università di Verona e presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (Sid) e promette di dare il via a una diabetologia davvero di precisione.

Il lavoro, infatti, suggerisce un nuovo modo, rapido e a basso costo, per leggere tra le righe della glicemia, identificando le persone a maggior rischio di complicanze cardio e nefro-vascolari e di mortalità, già all’indomani della diagnosi di diabete. Questo consentirebbe di impostare da subito strategie più energiche e controlli serrati, salvando così anni e qualità di vita.

La ricerca e le conseguenze per chi ha una diagnosi di diabete di tipo 2

La ricerca ha coinvolto decine di migliaia di persone di origine europea con diabete di tipo 2, di cui oltre 1.500 di nuova diagnosi. Il loro emocromo è stato esaminato da uno speciale algoritmo che ha permesso di assegnarle a quattro diversi profili immunitari, ognuno dei quali correlato ad un diverso rischio di mortalità e complicanze. 

“Questo – spiega Bonadonna – significa che fin dal momento della diagnosi di diabete di tipo 2, ma anche a distanza di anni, sarà possibile individuare i sottogruppi di pazienti a maggior rischio di complicanze e di premorienza, e indirizzarli così verso un monitoraggio cardiovascolare e renale più stretto, o verso strategie terapeutiche più aggressive e mirate, ben prima che le complicanze si manifestino clinicamente”.

L’emocromo e i 4 profili di rischio

La formula leucocitaria (che nell’emocromo indica la percentuale delle diverse cellule immunitarie circolanti: neutrofili, linfociti, monociti) ‘letta’ con uno speciale algoritmo ha individuato quattro diversi profili di rischio (‘endotipi’) stabili nel tempo: una forma infiammatoria severa (SIND), una infiammatoria lieve (MIND), una forma ricca di linfociti (LYRD) e una carente di linfociti (LYDD).

Le possibili conseguenze per il paziente con diabete

Le persone con diabete di tipo 2 appartenenti ai profili SIND e LYDD presentano un rischio significativamente più elevato di andare incontro a eventi cardiovascolari, di compromissione della funzione renale e di mortalità, rispetto agli altri due gruppi (LYRD e MIND). Differenze indipendenti da età, sesso, peso corporeo o livello di emoglobina glicata.

Prevedere con più precisione il rischio di complicanze

Questo studio apre dunque una nuova prospettiva di medicina di precisione, applicabile su larga scala e low-cost. Ma c’è di più. Il profilo infiammatorio a rischio più alto è modificabile. “Abbiamo osservato una sua attenuazione sia con farmaci antagonisti dell’interleuchina-1 beta, sia dopo interventi di chirurgia bariatrica”, spiega Bonadonna.

Non solo: Il lavoro “suggerisce che il diverso profilo infiammatorio non sia solo un marcatore prognostico, ma un possibile bersaglio terapeutico sul quale intervenire per modificare la traiettoria clinica dei pazienti più a rischio”.

Il diabete tipo 2, insomma, “va affrontato superando le classificazioni tradizionali basate solo su glicemia ed emoglobina glicata, per allargare la visione alla sua eterogeneità biologica”, conclude Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, sottolineando come si apra la strada verso una diabetologia di precisione.