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Diabolik e Senese, dall'alleanza all'omicidio: così si è incrinato il rapporto tra i due. Gli affari, i soldi e la scalata nella mala romana

September 9, 2026

Mancavano solo le prove. Le risultanze per fare di quell'ipotesi, paventata già a poche ore dal delitto, un dato oggettivo. E c'è voluto del tempo per capire e spiegare come mai e per quali ragioni l'asse tra Fabrizio Piscitelli e Michele Senese si era bruscamente spezzato. Un idillio criminale, frutto di un lontano ricordo, come annota il gip Livio Sabatini, che già aveva mostrato le sue crepe nel 2017, dopo che i fratelli Michele e Gennaro Senese erano stati i testimoni alle nozze tra Piscitelli e la moglie Rita Corazza. Nell'operazione di quell'anno, intitolata “Affari di famiglia” erano già emerse delle fratture attraverso due conversioni fra Angelo Senese, suo figlio Vincenzo e Mauro Caroccia e tra Vincenzo Senese e Daniele Caroccia.

Le prime fratture

Nella prima conversazione, datata 13 marzo 2017, il figlio di Michele Senese, Vincenzo, parlando con Daniele Caroccia mostrava la sua disponibilità ad avviare un rapporto societario che tuttavia avrebbe dovuto tenere fuori e lontano il “Lazialotto”, ovvero Fabrizio Piscitelli. “Danele, una cosa ti volevo dire, no ..."la cosa" ..la dobbiamo fare io e te ….o dobbiamo mettere altre dieci persone, se no ..lasciamo ..hai capito com' è ?..a me non mi piace”.

E Caroccia che rispondeva tranquillizzandolo: “Forse non hai capito... allora quello la ci volevo andare a parlare, perché lui c'ha ...diciamo il canale, cioè conosce qualcuno che c'ha i negozi là..solo per quello”.

Nella seconda conversazione del 31 agosto dello stesso anno, è il fratello di Michele Senese, Angelo, a parlare di Piscitelli con un soggetto storicamente contiguo al clan, ovvero Marco Turchetta. Oggetto della conversazione, la sponsorizzazione, all’interno di programmi radiofonici su emittenti romane, di quell'attività di ristorazione con Mauro Caroccia per la quale tuttavia non era disposto a parlarne direttamente con Piscitelli. 

Un altro elemento per far desumere come i rapporti non fossero certo quelli degli esordi quando Senese, arrivato al Tuscolano su mandato dei camorristi della Nuova Famiglia per fare la guerra ai cutoliani, si ritrovò a “crescere” un giovane Piscitelli, è anche, secondo le indagini la tentata estorsione da 90mila euro per una fornitura di droga che Diabolik perpetrò fra marzo e ottobre 2018 ai fratelli Vallante, altro clan attivo a Tor Bella Monaca e da sempre legato ai Senese.

La rottura definitiva

Ma ancor più emblematico è il dialogo intercorso fra Daniele Caroccia e Piscitelli il 22 dicembre 2018. Chissà cosa davvero passava nella mente del Diablo quando parlando con il ristoratore che doveva rientrare di un debito e che tardando provò a giustificarsi dicendo «Ho fatto pace con Angelo (Senese ndr)», si sentì rispondere: «E sti c.... digli ad Angelo che si porta dietro un problema». Una scena questa, secondo la Procura di Roma, di un contrasto all’interno del clan che in anni precedenti sarebbe stato impensabile. È questo sempre il periodo in cui Piscitelli organizza il famoso pranzo di Grottaferrata per discutere la “pax mafiosa” su Ostia senza che nessuno gli avesse affidato questo “delicato” compito. È il momento quello in cui il Diablo con Fabrizio Fabietti mette in campo il suo giro di cocaina che li porterà a fare affari con gli albanesi cristallizzando una scissione fra il suo gruppo e quello di Giuseppe Molisso e Leandro Bennato, considerati oggi grazie alle inchieste che sono poi sopraggiunte, le “braccia” operative di Michele Senese.

Ancora due elementi: il primo risale al 15 settembre 2019, poco più di un mese dopo l'omicidio di Piscitelli. Michele Senese parla con la moglie e il figlio Vincenzo di un asserito contrasto tra i familiari del Diablo in merito al trattenimento dell'urna funeraria della vittima. “Orbene – argomenta il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - al di là dell’oggetto del dialogo (non è del tutto chiaro se essi alludessero ad altri profili dissimulati dal loro consueto linguaggio criptico e frammentato), è indubbio che Senese Michele abbia esternato una frase (“…embè che gliela danno anche un poco a loro che fa?...un cucchiaino di polvere…ve lo mettete nel brodo!”) rivelatrice di un sì palese disinteresse per la fine di Piscitelli Fabrizio, nonostante la loro lunga conoscenza, da rendere evidente la risalente rottura tra il defunto ed il clan Senese”. 

E infine il racconto del genero di Piscitelli, Daniele Gatta, intercettato nel novembre dello stesso anno che riflette su un dato apparso chiaro fin dall'inizio, ovvero che l'omicidio del suocero era avvenuto nel territorio controllato dai Senese senza che questo portasse a ripercussioni  o guerre aperte. “Ma se è successo nel territorio dei Senese è perché pure Senese è d'accordo – dice Gatta - perché se non fosse stato d'accordo Senese succedeva il “patatrack” subito, cioè pure loro se schieravano... perché …(.)… no, e mica puoi fa come c.... te pare! che fai mi ammazzi uno dei miei, quello che sta con me…(.)… e non faccio la rivolta?! come se non fosse successo niente.... quello invece è stato un segnale che dentro il territorio suo è successo quello che è successo…” . 

Piscitelli avrebbe voluto scalare la mala romana, vittima della sua indole. Sempre il genero intercettato a novembre del 2019 spiegava anche come il suocero non versasse il dovuto ai Senese rispetto a “tutti gli altri”. “Lui gli portava al mese, a sto Senese – dice ancora il genero di Diabolik -  due, tre mila euro al mese e invece quell'altri gli portavano una ventina di mila euro al mese e lui gli portava due tre…”. Su questo aspetto tornerà poi anche Roberto Caputo che parlando con Sergio Gioacchini, fratello del “Barbetta” Andrea, ammazzato per volere dell'ex boss della Magliana Ugo di Giovanni di fronte all'asilo nido dei figli, dirà che Piscitelli  “era stato ucciso per volontà di Senese poiché – si legge ancora nelle carte - legatosi a Fabrizio Fabietti nelle attività relative al traffico di stupefacenti, versava a Senese una somma nettamente minore di quella che avrebbe dovuto in base allo stupefacente che vendeva. In particolare, Caputo spiegava che Piscitelli a fronte di trenta chilogrammi di cocaina commercializzata in un mese, consegnava a Senese solo mille euro (anziché mille euro ogni chilogrammo di sostanza stupefacente venduta ovvero 30mils euro) disattendo gli obblighi economici nei confronti del suo protettore. “Quando a Michele – dice Caputo intercettato - non gli ha portato più i soldi... quando si è messo con Fabietti... glielo sono andati a riportare che faceva 30 e gli portava mille al mese... tu gli devi portare 30mila, mille a pacchetto... ti ho protetto... ti ho fatto crescere... tutto... ehhh... mi fai così?”.

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