Il primo e immediato effetto dell'accordo sul gasolio siglato tra Russia e Stati Uniti è stato un calo del 4,5% del prezzo all'ingrosso del diesel consegnato nel porto di New York. Il costo al gallone è sceso subito dopo l'annuncio a 4,67 dollari con il differenziale tra il prezzo del prodotto raffinato e quello del greggio di riferimento (il Wti in questo caso) sceso a 6,45 dollari, in calo del 6% sul giorno prima.
Il secondo è stata la reazione ucraina, di sgomento, alla mano tesa dal presidente statunitense Donald Trump a Vladimir Putin. il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, con un post su X (l'ex Twitter), ha legato l'ultimo bombardamento sulla città di Zaporizhzhia alla revoca delle sanzioni sull'export di diesel, imposte in risposta all'invasione contro l'Ucraina, ordinata dal Cremlino a febbraio 2022.
In tutta risposta, ha ricevuto da Donald Trump un ammonimento a porre fine agli attacchi di droni contro gli impianti di raffinazione della Federazione russa. L'ultimo segnalato dalla stampa ucraina è avvenuto ieri: il Kyiv Independent ha scritto di fiamme in uno stabilimento da Novoshakhtinsk, nella regione di Rostov sul Don.
Il Moscow Times ha invece riferito della decisione del colosso energetico Rosneft di dotarsi di unità contro-aree per difendere la raffineria di Samara, colpita in diverse occasioni, dagli attacchi dei droni dell'esercito di Kiev.
Gli effetti
Domani, alla riapertura dei mercati, si capirà meglio l'effetto della mossa a sorpresa di Trump sulle quotazioni energetiche. Le reazioni a caldo dell'intesa con Putin per immettere sul mercato statunitense e su quelli globali 300mila tonnellate di diesel subito, cui seguiranno altre 500mila tonnellate a novembre e un milione ancora dopo, non sono state soltanto di stupore diplomatico delle cancellerie europee, decise a mantenere le sanzioni contro Mosca e a ridurre la dipendenza dalle materie prime russe.
Analisti ed esperti si interrogano sui possibili effetti del patto tra la Casa Bianca e il Cremlino e al momento sono scettici sui benefici di lunga durata. Già da luglio, peraltro, Mosca applicava un divieto alle esportazioni del diesel. Solo nelle ultime settimane il livello delle vendite all'estero via mare è leggermente risalito secondo i dati compilati dal S&P Global Commodities at Sea.
«Sembra un'altra piccola toppa di breve periodo, mentre l'amministrazione cerca di far apparire il problema del diesel meno grave di quello che è - ha dichiarato Darrell Fletcher, analista di Bannockburn Capital Markets - anche se fosse realtà, sarà una piccola soluzione di breve periodo al divario globale di offerta a livello mondiale».
Anche secondo gli analisti di Bloomberg, il gasolio dalla Federazione potrebbe essere soltanto un lenitivo sui prezzi dei carburanti, vera preoccupazione del presidente Usa quanto mancano poco più di tre settimane alle elezioni di metà mandato del 3 novembre, banco di prova per i repubblicani e soprattutto per Trump.
Per Bloomberg la ripresa delle esportazioni sul diesel (ieri il Cremlino ha revocato parzialmente il divieto) porterebbe a un calo delle quotazioni attorno al 15%. Una discesa che va tuttavia inquadrata in contesto di prezzi a settembre e ottobre attorno a 195 dollari al barile, oltre il doppio dei livelli raggiunti prima dello scoppio del conflitto in Medio Oriente a fine febbraio.
Le infrastrutture
Come sottolinea Chris Kennedy, economista per l'agenzia statunitense, gli attacchi condotti da Kiev contro le infrastrutture russe e le raffinerie, assieme a potenziali problemi logistici potrebbero tradursi nella realtà in un flusso di carburante inferiore a quello concordato e auspicato dai due leader. Nei giorni scorsi il ministero della Difesa ucraino ha annunciato di aver messo fuori uso oltre il 51% della capacità di raffinazione russa. Un numero chiaro nella mente dei funzionari statunitensi. Lo spiega una fonte ad Axios: gli attacchi fanno male alla Russia, ma fanno male anche agli Stati Uniti.
Td Securities, citata dall'Ansa, condivide l'analisi di Bloomberg: «C'è il timore che le raffinerie russe non siano in grado di raggiungere gli obiettivi» dell'intesa trovata venerdì sera.
L'attesa reale è per gli sviluppi in Medio Oriente. L'incertezza sulla fine del conflitto resta il fattore chiave da cui dipendono le oscillazioni dei prezzi di petrolio e gas, con il primo che ha chiuso al settimana a quota 91,6 dollari al barile per quanto riguarda il greggio americano e a 104,7 dollari per il Brent del Mare del Nord.
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