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Dietro le rivolte nelle città: “Il fallimento delle élites scollegate dalla società”

October 25, 2026

Cominciamo dal suo ultimo libro: la periferia si ribella alla metropoli. Il rifiuto dell’autorità, emerso nel week-end nero di Parigi, è radicato in tutto il mondo giovanile?

«Esiste innanzitutto un gravissimo problema di ordine pubblico: il sistema si è mostrato impotente. Ma la galassia delle rivolte è vasta e non bisogna fare confusione. Da una parte c’è la violenza dell’estrema sinistra, dall’altra quella dei casseurs. Sono due movimenti che appartengono a universi opposti. I casseurs vengono da classi popolari di immigrati, l’ultra-gauche viene dalla borghesia delle grandi città».

Gli uni e gli altri hanno lo stesso obiettivo, colpire il sistema.

«Fino a un certo punto. I rivoluzionari di sinistra gridano contro il capitalismo, sventolano bandiere dell’Algeria o della Palestina, ma non hanno nessuna voglia di andare a vivere ad Algeri o a Ramallah. Vogliono restare in Francia, profittare del consumismo, sono figli di borghesi che non chiedono il crollo del capitalismo. I casseurs invece non hanno ideologie, si muovono solo quando fiutano la possibilità di svaligiare dei negozi. Anche loro sono dei consumatori, vogliono anche loro gli IPhone, le Nike, lo scooter TMAX 530… Abbiamo insomma due movimenti violenti che contestano violentemente il sistema neoliberale, ma non hanno nessuna intenzione di cambiarlo».

E Macron in tutto questo?

«Macron è un presidente impotente, il primo presidente IA, un super-tecnocrate super-intelligente che, come tutte le élites, non capisce e non ammette i propri errori. Risultato: il modello economico e sociale non funziona più in Francia».

Chi trae vantaggio da questa situazione, Mélenchon o Le Pen?

«Senza dubbio Le Pen. È davvero paradossale che l’estrema sinistra faccia il gioco dell’estrema destra, ma è chiaro che se Marine Le Pen conquisterà l’Eliseo, sarà grazie a Mélenchon».

La sinistra democratica non ha niente da dire? Non ha un messaggio da inviare ai giovani?

«La sinistra è del tutto squalificata da quando si è chiusa nel ghetto della metropoli. Fiancheggia il neoliberalismo fin dall’inizio degli anni Ottanta. La sua ideologia è diventata a poco a poco un’utopia borghese: lo diceva già Christopher Lasch mezzo secolo fa. Continua a proporre un discorso calato dall’alto per educare il popolo e non si è accorta che il popolo non vuole guide supreme: è diventato autonomo rispetto a qualsiasi ideologia, non accetta diktat di destra o di sinistra, ha invece quattro punti cardinali concreti che sono il lavoro, i servizi pubblici, la sicurezza e i flussi migratori sotto controllo».

Fukuyama parlava di fine della Storia, Jerome Fourquet parla di fine dell’Occidente. Lei che ne pensa?

«Hanno torto tutti e due. La Storia non è finita e l’Occidente resta l’unica parte del mondo attrattiva. I migranti che scappano dall’Africa o dalla Siria non vogliono andare in Russia o in Cina… Certo l’Occidente vive una fase difficile, il sistema neoliberale è bloccato. Bisogna ripensarlo dalla A alla Z. Ci vorranno diverse generazioni, ma ce la faremo. C’è una trascendenza in noi. L’essere umano sia sacro. E la sacralità è immortale».