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Dipinto scompare dopo la mostra, mistero al Museo dei Grandi Fiumi. L'artista Jo Cavallin: «Nessuno mi dà spiegazioni»

October 24, 2026

ROVIGO - Ci sono opere d’arte che scompaiono nel nulla e riemergono anni dopo, nei luoghi più impensabili. È successo al “Ritratto di signora” di Gustav Klimt, ritrovato nel 2019 in un’intercapedine della Galleria Ricci Oddi di Piacenza, oltre vent’anni dopo il furto. E prima ancora alla “Gioconda”, sottratta al Louvre nel 1911 e recuperata due anni più tardi.
Storie da film, che evocano misteri e indagini. A Rovigo, invece, il caso è ancora tutto da chiarire: al centro della vicenda c’è “Il corpo non dimentica”, la tela dell’artista visiva italo-brasiliana Jo Cavallin, scomparsa dopo la mostra «Entropia del Racconto» al Museo dei Grandi Fiumi.

La sparizione

L’esposizione era inserita nel festival “Le 1000 e 1 Notte” e curata da Maryam Amir e Paola Mischiatti. Ma al momento del ritiro delle opere, durante il finissage del 3 ottobre, il dipinto non era più reperibile. Da quel momento, racconta l’artista, nessuno è riuscito a darle una spiegazione. E ora la vicenda è al vaglio dei carabinieri. «Avevo consegnato personalmente i miei lavori presso l’atelier della curatrice Maryam Amir, due dipinti e una scultura, alla presenza di un testimone. Al momento del ritiro, una delle tele non c’era più e da allora non ho avuto notizie del quadro» riferisce Cavallin, che ha sporto denuncia ai carabinieri di Abano Terme (Padova), dove si trova in questi giorni. Successivamente sono stati informati anche i militari di Rovigo, che stanno portando avanti gli accertamenti, anche attraverso l’analisi delle videocamere del Museo dei Grandi Fiumi.

Il quadro

L’opera è riconoscibile per un’immagine essenziale e dai colori intensi: quattro occhi sovrapposti, arancione, azzurro, verde e viola, su uno sfondo blu. In basso a destra compare la firma “Jo Cavallin 2026”. Il dipinto non ha cornice: è un tessuto appoggiato su un altro tessuto e, soprattutto, non è un lavoro isolato, ma parte di un progetto artistico più ampio a cui l’autrice sta lavorando, concepito come un libro. Cavallin non sa se la tela sia stata effettivamente esposta durante la mostra o se sia stata smarrita nelle fasi di allestimento o disallestimento. «A pesare – racconta - è anche l’assenza di risposte da parte delle curatrici. Sono stata bloccata da Paola Mischiatti sui social network e nei contatti telefonici, senza poter ottenere chiarimenti diretti».

Le ripercussioni

La scomparsa ha avuto conseguenze anche sui suoi programmi personali e professionali. Cavallin avrebbe dovuto ripartire per il Brasile, ma il mancato ritrovamento del dipinto l’ha trattenuta in Italia. Sono ormai venti giorni che attende notizie in Polesine, prima di dover ripartire. Un’attesa che ha compromesso anche un’altra importante occasione: la tela avrebbe dovuto essere esposta a Palazzo Ducale, a Massa Carrara. Per questo, l’artista lancia un appello a chiunque possa aiutare a ricostruire quanto accaduto: visitatori, organizzatori, collaboratori o persone che abbiano scattato fotografie e realizzato video durante l’esposizione. Anche un’immagine apparentemente insignificante potrebbe rivelarsi decisiva per stabilire se il dipinto fosse presente in sala e fornire indizi sui suoi successivi spostamenti.
Per ora, dunque, “Il corpo non dimentica” resta un titolo che suona quasi come un messaggio, mentre della tela si sono perse le tracce. A Rovigo il mistero è aperto e la speranza è che le indagini possano fare luce sulla vicenda, restituendo all’artista non soltanto il suo lavoro, ma anche le risposte che da settimane attende. Perché, al di là del valore materiale, un’opera è una parte di chi l’ha creata. E ritrovarla significherebbe restituire a Jo Cavallin un pezzo del suo percorso artistico.