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Disgelo tra Schlein e Conte. «Intesa sull’Ucraina? La troviamo in una notte». Il leader 5S: programma in due settimane

October 11, 2026

ROMA C'è mancato solo il "dite cheese". La nuova foto di famiglia dell'alleanza progressista viene scattata a un mese esatto dall'ultima reunion del campo largo. Quando i quattro leader erano saliti insieme sul palco della festa di Avs a Testaccio. Un'istantanea, quella di ieri, che per alcuni ha rappresentato un segnale di disgelo tra Giuseppe Conte e Elly Schlein dopo il clima teso degli ultimi giorni. Andando a ritroso: prima la rivelazione del tête-à-tête in cui la segretaria dem avrebbe detto no all'ipotesi di un nome terzo; poi il pranzo a tre (Conte, Bonelli e Fratoianni) in buvette. Infine, la sfilza di conciliaboli andati in scena in Transatlantico tra lo staff del presidente pentastellato e i più vicini alla leader del Pd senza che i due si vedessero direttamente.

L'occasione per archiviare tutte le ricostruzioni l'ha data la festa del Manifesto. All'arrivo un abbraccio e un «bacio simbolico» a distanza tra "Elly" e "Giuseppe" («siamo entrambi raffreddati» cit.). Poi lo scatto di gruppo, nel quale questa volta è entrato anche il leader di Più Europa, Riccardo Magi, reduce da un faticosissimo digiuno per protestare contro la legge elettorale e la norma che innalza il numero di firme necessarie alle forze non presenti in Parlamento per presentarsi alle politiche.

I tempi

La posa a favor di fotocamere non è bastata a ridurre sul palco le distanze in merito all'Ucraina, da mesi pietra d'inciampo della coalizione. Ognuno ha continuato a dire la sua: Conte ha chiesto ancora una volta di «cambiare velocità» e dire «no al riarmo»; Fratoianni ha sottolineato che la linea di investire solo sulle armi non ha funzionato; all'opposto, Magi ha avvertito che Putin arriverà a una base negoziale solo se gli converrà (quindi non con lo stop di armi a Kiev). Elly Schlein, come spesso accade, è stata attenta a non sbilanciarsi troppo in favore dell'una o dell'altra tesi. Quindi, sì al sostegno di un popolo aggredito «fintanto che non si sarà sicuri di ottenere la negoziazione». Ma con la postilla che «una difesa che non indica quando la forza deve lasciare spazio alla politica diventa un piano di militarizzazione». Su come sciogliere questo nodo la segretaria ha dettato le modalità, convinta che si possa esprimere «una voce sola» nell'alleanza. Da qui, la proposta: «Discutiamo, stiamo chiusi anche una notte intera, facciamo presto, l'importante è uscirne uniti».

Sul timing per la stesura del programma, a gettare il cuore oltre l'ostacolo ci ha pensato l'avvocato di Volturara Appula. Contrapponendo alla generica indicazione data da Schlein - «entro fine anno» - scadenze ben più contingentate: «Se facciamo un confronto serio in un paio di settimane si chiude il programma».

Il nome del premier

Altra questione spinosa, infine, la leadership. Le primarie continuano a essere la via obbligata, visto che nessuno dei due leader è intenzionato a cedere sull'opzione proposta dall'altro alleato. Schlein ha continuato a perorare la causa del «partito che ha un voto in più guida la coalizione». E Conte, che considera questa scelta «aprioristica», all'inverso, ha rilanciato sul federatore: «È stata una mia proposta visto che in alcuni contesti mi dicevano "primarie no"». Da qui il sì necessitato ai gazebo, ma a condizione che «non siano divisive». Con tanto di sottolineatura: «Ho fatto il premier con due governi, farlo una terza volta non mi cambia niente».

Poche ore prima, tutt'altra lettura sull'ipotesi del terzo nome aveva dato Schlein dalla Festa del Foglio a Firenze. Non tanto un tentativo di allargare il bacino di potenziali votanti con una figura "più neutra", quanto l'ennesimo tentativo di commissariamento della sua leadership: «Da quando sono qua io come segretaria del Pd hanno sempre provato a commissariarmi, a federarmi o farmi fuori eppure siamo ancora qui».

Schlein ha colto pure l'occasione per togliersi un sassolino e lanciarlo nella direzione di quelli che «vogliono spiegarci come vincere a sinistra» e «dicono che si vince al centro», magari con un «candidato disponibile alle larghe intese, più moderato o più rassicurante».

Ricette che, parola di Schlein, «hanno sempre fatto perdere».

Anche perché pure al centro i guai non mancano. Nel giorno del lancio di Più Uno, il partito di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, si è consumato un botta e risposta a distanza tra Italia viva e Riccardo Magi. Con quest'ultimo che, come Conte ha chiesto «garanzie» su Renzi visto che, in merito alla battaglia sulle firme «non ha votato le iniziative del centrosinistra», cercando «una posizione dominante nei confronti di chi voleva fare una lista con lui». Questo dopo aver detto di volere un'unica lista unitaria. Al vetriolo la replica, da Italia viva, di Davide Faraone: «Prendiamo atto che Magi è d'accordo con Conte. Ci fa piacere per loro. Noi invece siamo riformisti». Il disgelo sarà lungo.

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