In Europa.
19 ottobre 2026 alle 00:26
«Stasera proviamo rabbia e vergogna»: un Emmanuel Macron solenne ieri ha parlato alla Francia, dopo le sommosse di sabato che hanno scatenato devastazione e violenze, con oltre 1.800 arresti. Il presidente francese ha invitato a non «confondere le centinaia di migliaia» di manifestanti e le loro «legittime rivendicazioni» con «coloro che hanno distrutto, rotto, saccheggiato» e ha inoltre espresso il suo sostengo ai commercianti e artigiani colpiti dai saccheggi. «Non saranno lasciati soli», ha affermato annunciando che già oggi il primo ministro Sébastien Lecornu presiederà una riunione di crisi sul tema. Ma il cuore del suo intervento è stata la condanna senza appello delle violenze e le contromisure che sono in arrivo. Parlando di un «momento di estrema gravità» per la Francia», ha puntaot il dito: «Facinorosi appartenenti a un gruppuscolo di estrema sinistra, affiancati da numerosi delinquenti, hanno saccheggiato esercizi commerciali e sono stati distrutti edifici pubblici. Perché dare alle fiamme il municipio di Limoges? Come si può arrivare a tanto? Nulla lo spiega, nulla lo giustifica». I prefetti, ha detto, potranno «prendere delle decisioni per proteggere le nostre città», compresa quella di «vietare alcune manifestazioni». E poi: «Chi ha distrutto deve pagare, chi ha saccheggiato deve rimborsare. Ieri, nonostante la loro professionalità, le forze dell’ordine hanno subito una violenza senza precedenti. Ho chiesto al governo di trarre tutti gli insegnamenti necessari in merito all’attività di intelligence; ci sarà massima trasparenza. Le indagini saranno condotte con la massima fermezza».
«Chiudi le frontiere»
E Donald Trump interviene a gamba tesa sulle violente proteste in Francia, attribuendo all’immigrazione la responsabilità dei disordini: «La Francia è in fiamme! L’immigrazione di persone provenienti da un mondo completamente diverso, persone che nutrono odio nei loro cuori, ha mandato in frantumi quello che un tempo era un grande Paese», ha scritto il presidente Usa su Truth. «Chiudete le frontiere e riprendete il controllo, prima che sia troppo tardi!», ha aggiunto il tycoon, postando poco dopo anche un video a testimoniare la gravità delle devastazioni fatte dai rivoltosi.
L’ombra russa su Tirana
Intanto il premier albanese Edi Rama annuncia che tre giorni fa è stato neutralizzato un drone esplosivo, destinato a colpire la sede del governo a Tirana è stato neutralizzato due giorni fa. Rama ne ha parlato commentando la violenta ondata di protesta che sta travolgendo la capitale albanese, con i dimostranti che invocano le sue dimissioni. Rama ha messo in evidenza un post di sabato sera su X di Aleksandr Dugin, l’ideologo di Putin, che elogiava le proteste in Albania, e ha detto che dietro i disordini ci sono «mani straniere», tesi sostenuta sin dal’avvio delle manifestazioni, sfociate questa settimana in attacchi a edifici pubblici, banche e negozi. Anche ieri sera, le vie del centro di Tirana si sono trasformate in teatro di gravi scontri tra la polizia e gruppi di manifestanti, in gran parte giovani e adolescenti dal volto coperto. In fiamme il pianterreno di un commissariato. Almeno 16 gli agenti feriti.
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