I danni sono stati registrati negli scorsi giorni a Santo Stefano di Cadore, nel Bellunese: “In totale – spiega a il Dolomiti Lorenzo de Candido, il proprietario dell'apiario interessato – sono state danneggiate più di 20 arnie. Come stanno le colonie? Bisognerà aspettare diversi giorni prima di verificare le loro condizioni a causa del rischio di saccheggio”
BELLUNO. Una serie di fortissime raffiche di vento, diversi alberi sradicati e crollati al suolo, dove hanno danneggiato gravemente una casa-apiaria che conteneva oltre 20 arnie. È questa l'immagine che nella giornata di ieri (21 agosto) Lorenzo De Candido, apicoltore professionista con sede a Santo Stefano di Cadore, si è trovato davanti nell'andare a controllare uno dei diversi apiari che gestisce sul territorio.
Come molte altre zone del centro-nord infatti, anche il Bellunese è stato interessato dalla forte ondata di maltempo che ha colpito il settentrione negli scorsi giorni, portando in questo caso a gravi danni per la “casetta” di protezione delle arnie di De Candido.
“Il vento – spiega a il Dolomiti – ha fatto un disastro, è stato distrutto l'intero apiario. È successo giovedì, nella tarda serata. Io in quel momento mi trovavo in un altro apiario e ho raggiunto la zona colpita solo la mattina successiva, quando ho visto i danni. Ho ricomposto le casse danneggiate, ma per verificare l'effettiva portata dei danni per quanto riguarda le colonie sarà necessario aspettare ancora qualche giorno, sperando che le famiglie si siano salvate e possano riprendere la covata”.
Il rischio, spiega infatti l'apicoltore, è legato al possibile “saccheggio” delle arnie danneggiate da parte di altre api: “Siamo in una situazione di carenza di nettare e, aprendo le casse, soprattutto per quanto riguarda eventuali colonie rimaste orfane senza la loro regina, il pericolo è che vengano saccheggiate, portando a ulteriori perdite. Oltre al danno subito con la distruzione delle arnie, insomma, il rischio è di subire anche la beffa di un'eventuale ulteriore perdita di api. Per questo è necessario attendere ancora qualche giorno prima di poter verificare con attenzione le condizioni delle colonie”.
Nel frattempo, conclude De Candido, l'intero apiario dovrà essere temporaneamente spostato per poter rimuovere i rami e i tronchi caduti sopra la tettoia: “Io sono in attività qui a Santo Stefano dal 2009 e ho più di 200 arnie. Quando arrivi a fine stagione, l'obiettivo è quello di chiudere al meglio l'annata. Poi però succedono cose del genere. Il danno economico è importante: una cassa costa circa 100 euro, mentre ogni famiglia di api ha un valore economico di circa 250 euro. Ma il danno non è soltanto monetario. A pesare è soprattutto la frustrazione di fare tutto il possibile, nel contesto di un'attività già difficile, e ritrovarsi improvvisamente davanti a una situazione del genere. La speranza è comunque che le famiglie riescano a salvarsi: se alcune colonie risulteranno orfane, potrebbe essere necessario riunirle con altre famiglie che hanno una regina. Ma quando si interviene in una situazione del genere si perdono comunque molte api, e il rischio di saccheggio resta molto alto”.