È morta la cantante country Dolly Parton all'età di 80 anni. Lo riporta il New York Times. Negli ultimi tempi Dolly non era stata bene. Senza specificare le ragioni l'anno scorso aveva cancellato vari spettacoli e una residenza a Las Vegas e pubbliche apparizioni limitandosi a dire che in seguito alla malattia e poi alla morte dell'amato marito Carl aveva trascurato la sua salute. La regina del country, celebre per successi come Nine To Five e Joleene, ha chiuso gli occhi per sempre a Nashville, ha annunciato in un video il nipote Bryan Seaver.
La musica e la consacrazione
Ma Dolly Parton è stata molto più di una cantante country. È stata un personaggio americano, un'imprenditrice, un'attrice, una songwriter tra le più prolifiche della storia della musica e, soprattutto, una donna capace di trasformare le proprie origini povere e la propria immagine in un linguaggio universale.
Nata il 19 gennaio 1946 a Pittman Center, nel Tennessee, in una famiglia numerosa e molto povera, Dolly Rebecca Parton crebbe sulle montagne degli Appalachi. La musica arrivò prestissimo: da bambina iniziò a scrivere canzoni e già giovanissima cominciò a esibirsi. La sua prima grande ambizione fu Nashville, dove arrivò appena diplomata per cercare fortuna.
La consacrazione arrivò negli anni Sessanta, anche grazie alla collaborazione con Porter Wagoner, che la volle nel suo celebre programma televisivo. Ma Dolly non sarebbe rimasta per sempre nell'ombra di un altro artista. Quando decise di intraprendere la carriera solista, scrisse “I Will Always Love You”, una canzone destinata a diventare uno dei brani più celebri del Novecento e che anni dopo sarebbe stata riportata al successo mondiale da Whitney Houston.
Poi arrivarono “Jolene”, “Coat of Many Colors”, “9 to 5” e decine di altri successi.
Parton diventò una delle artiste country più importanti di sempre, conquistando 11 Grammy Awards e vendendo oltre 100 milioni di dischi. Il suo catalogo comprende migliaia di canzoni, molte delle quali sono state interpretate da altri grandi artisti.
Ma Dolly Parton seppe trasformarsi anche in una star del cinema. Con “9 to 5”, accanto a Jane Fonda e Lily Tomlin, dimostrò di poter conquistare anche il grande pubblico cinematografico. Successivamente arrivarono film come “Fiori d'acciaio”, consolidando la sua popolarità ben oltre i confini della musica country.
La “Dolly image”
Una parte fondamentale del mito fu la sua immagine. Capelli biondissimi, unghie lunghissime, abiti ricoperti di paillettes, tacchi vertiginosi e una silhouette volutamente enfatizzata. Un'apparenza che Dolly non cercò mai di nascondere, trasformandola invece in una sorta di marchio personale.
La cosa più sorprendente è che dietro quella maschera volutamente appariscente c'era una donna dotata di grande ironia e di un notevole fiuto per gli affari. Parton capì prima di molti altri che la propria immagine poteva diventare un vero brand.
È proprio qui che nasce anche il curioso accostamento con Barbie. Non fu Dolly a ispirare Ruth Handler nella creazione della bambola, nata nel 1959, ma la cantante finì per incarnare negli anni successivi un'estetica molto vicina all'immaginario della Barbie: glamour, femminilità, colori sgargianti e una personalità costruita come un vero personaggio.
Non a caso, nel 2008 Parton intitolò un suo album “Backwoods Barbie”, un riferimento ironico alla bambola e al contrasto tra la diva costruita con paillettes e trucco e la ragazza povera cresciuta sulle montagne del Tennessee.
Da star a imprenditrice
Dolly Parton seppe poi costruire un impero. Nel Tennessee nacque Dollywood, il grande parco a tema che porta il suo nome, mentre la sua attività si estese alla televisione, al cinema, all'editoria e al teatro.
Ma una delle sue eredità più importanti è forse quella filantropica. Attraverso la Imagination Library, il programma dedicato alla promozione della lettura infantile, sono stati distribuiti centinaia di milioni di libri ai bambini. Durante la pandemia, Parton donò inoltre un milione di dollari alla ricerca che contribuì allo sviluppo del vaccino Moderna contro il Covid-19.
La donna dietro il personaggio
Il grande successo di Dolly Parton sta forse proprio nella contraddizione che ha saputo trasformare in forza: sembrava un personaggio costruito per essere guardato, ma dietro quella figura esagerata c'era una songwriter estremamente seria e una donna profondamente legata alle proprie origini. Non ha mai rinnegato la povertà della sua infanzia. Al contrario, ne ha fatto materia per le proprie canzoni e per la propria identità. “Coat of Many Colors”, per esempio, racconta proprio la povertà attraverso il ricordo di un cappotto cucito dalla madre.
Per quasi settant'anni Dolly Parton è riuscita così a rimanere contemporaneamente una leggenda della musica country e una figura della cultura popolare americana. Una donna partita da una piccola casa sulle montagne del Tennessee e arrivata a diventare una delle artiste più riconoscibili al mondo.
La sua morte, a 80 anni, chiude una delle carriere più singolari della musica americana. Ma lascia canzoni che hanno superato i confini del country e un personaggio che, come pochi altri, è riuscito a trasformare la propria storia, il proprio aspetto e persino le proprie origini in una forma d'arte.