Una stretta di mano, un accordo chiuso in tempi record, prima ancora che la vicenda finisse sulla scrivania di un giudice. Meno di un’ora per trovare un punto di incontro tra i legali di Domenico Caliendo e gli avvocati dell’ospedale Monaldi. C’è il via libera al risarcimento del danno. Una svolta tutt’altro che scontata in relazione alla morte del piccolo paziente di Nola, al quale era stato trapiantato un cuore bruciato dall’uso di ghiaccio secco. Erano in pochi a crederci, almeno fino a qualche settimana fa. In sintesi, alla famiglia del bambino deceduto dovrebbe arrivare una cifra che oscilla tra un milione e duecentomila euro e un milione e mezzo. Soddisfazione per i genitori di Domenico, rappresentati dall’avvocato Francesco Petruzzi, ma anche per gli avvocati Raffaella Di Nardo e Arturo Testa, che assistono l’Ospedale dei Colli.
LE IPOTESI
Un accordo stragiudiziale (senza la valutazione di un giudice), c’è un patto di riservatezza sulla cifra precisa che verrà erogata. Per mesi, è stato al lavoro il comitato di valutazione rischi dell’ospedale, un organo che si è avvalso della consulenza di specialisti in organico all’ospedale partenopeo (tra medici legali, cardiochirurghi, anestesisti). Ma ecco quanto si legge in una nota ufficiale diramata dagli uffici dell’Azienda dei Colli: «L’intesa raggiunta soddisfa pienamente le richieste delle parti. Il risultato dimostra come il rigore metodologico e il confronto basato su dati oggettivi abbiano permesso di trovare una soluzione condivisa, conforme alla legge e idonea a tutelare tutti i diritti coinvolti».
LA RIVALSA
Poi c’è un riferimento diretto alla possibilità di rivalsa, qualora nel corso delle indagini dovessero essere confermate le accuse ipotizzate a carico dei medici coinvolti nel caso del piccolo Domenico: «Resta impregiudicato il diritto dell’Azienda di esercitare, ricorrendone i presupposti di legge, le azioni di rivalsa e di regresso nei confronti dei soggetti che dovessero essere ritenuti responsabili all’esito dei giudizi. L’Azienda Ospedaliera dei Colli rinnova, infine, il proprio sentimento di rispetto e vicinanza alla famiglia Caliendo, nella consapevolezza del profondo dolore che questa tragica vicenda ha comportato».
IL RETROSCENA
Una svolta in tempi record, si diceva, dal momento che siamo ancora in attesa di un punto fermo sul fronte dell’accertamento delle responsabilità penali. Inchiesta per omicidio colposo, sette medici indagati. Sotto accusa ci sono quelli dello staff partito da Napoli alla volta di Bolzano, per realizzare l’espianto del cuore del donatore; ma anche quelli che hanno trapiantato al Monaldi un organo danneggiato; infine chi si occupava della formazione di medici e personale, in relazione al mancato uso di contenitori per il trasporto di organi di ultima generazione. Era il 23 dicembre del 2025, quando l’equipe di medici napoletani si avvalse di una box artigianale, all’interno della quale venne rabboccato del ghiaccio sintetico da parte di un dipendente dell’ospedale di Bolzano (vicenda che meriterebbe approfondimenti mirati, ndr); l’organo donato venne bruciato, ma fu comunque trapiantato nel piccolo Domenico, al quale era stato espiantato il cuore nativo (secondo i pm, con un’anticipazione risultata nefasta).
LA FAMIGLIA
Una vicenda drammatica, resa nota grazie all’inchiesta condotta dal giornalista del Mattino Giuseppe Crimaldi. Spiega oggi Patrizia Mercolino, madre di Domenico: «La nostra priorità era chiudere questo procedimento prima del processo penale e, anche grazie al Monaldi, ci siamo riusciti: la cifra, come ho sempre detto, non mi interessava, l’unica cosa importante era arrivare al processo penale senza il peso del procedimento civile». Patrizia Mercolino ha poi ricordato che appena la sera prima dell’accordo, si era recata in cimitero a salutare il bimbo deceduto. Un momento di raccoglimento e di preghiera che viene svelato dalla donna ai media: «Cosa ho detto a Domenico? Lui sorride, lo vedo sorridere sempre. Ieri è stato il suo onomastico e sono andata a trovarlo. Gli ho detto “amore di mamma, manca poco e inizia il processo, ci siamo quasi”. Quel giorno li guarderò negli occhi, uno a uno, anche se so che sarà emotivamente molto pesante, ma lo devo a mio figlio».
L’AUSPICIO
Non ha dubbi l’avvocato Francesco Petruzzi, sull’importanza della decisione presa a porte chiuse ieri mattina: «È stato evitato uno strazio ai due genitori. Non dovranno affrontare il processo civile, potranno dedicarsi solo al penale». Inchiesta del pm Giuseppe Tittaferrante e dell’aggiunto Antonio Ricci, si attendono gli esiti dell’autopsia sul cuore bruciato e su quello nativo.