È stato necessario l’intervento del Tar per garantire la dovuta trasparenza su una vicenda tanto dolorosa. È stato un giudice amministrativo ad imporre alla Asl dell’Alto Adige di accogliere la richiesta di carte avanzata mesi fa dall’Ospedale dei Colli napoletano. Una sorta di braccio di ferro a distanza tra due pezzi dell’amministrazione sanitaria nazionale, in relazione al dramma culminato nella morte del piccolo Domenico Caliendo.
È di questi giorni la decisione del Tar di Bolzano, che ordina alla Asl altoatesina di consegnare le carte ai richiedenti. Entro quindici giorni la consagna delle carte ai «controinteressati» all’accesso agli atti. In sintesi, l’Asl di Bolzano aveva negato l’accesso agli atti, facendo leva sul dovere di tutelare la privacy del piccolo donatore. Ora il Tar ribalta la decisione iniziale e dispone di consegnare le carte. Ma di quali atti parliamo?
Le carte
Tra i documenti richiesti figurano i protocolli di accertamento della morte cerebrale del piccolo donatore, i verbali di prelievo di organi e tessuti, la dotazione tecnologica e l’elenco del personale in servizio in sala operatoria durante l’intervento programmato.
Domenico Caliendo, Tar di Bolzano ordina all'Asl l'invio dei dati chiesti
Più nello specifico, l’Azienda sanitaria aveva respinto le istanze eccependo, oltre alla pendenza di indagini penali e alla mancanza di un interesse difensivo diretto, la presenza di dati sensibili e personali di soggetti terzi. Poiché l’Asl non aveva comunicato loro l’istanza di accesso nella fase preliminare, i giudici hanno stabilito che tale omissione non può penalizzare la parte ricorrente nell’identificazione di terzi per la notifica del ricorso. Per questo motivo, il Tribunale ha ora disposto l’integrazione del contraddittorio.
La scadenza
Ora, al netto dei quindici giorni decisivi per la trasmissione degli atti, è stata fissata anche una data per l’udienza che entrerà nel merito della controversia. La trattazione del caso in camera di consiglio è stata pertanto rinviata al prossimo 15 dicembre. Una vicenda di natura strettamente amministrativa, che riconduce l’attenzione al dramma del piccolo Domenico, deceduto lo scorso 21 febbraio al Monaldi, dopo aver subito il trapianto di un cuore deteriorato dall’uso di ghiaccio secco. Un caso che ha un punto di partenza chiaro: è il 23 dicembre del 2025, quando una equipe del Monaldi si reca a Bolzano per effettuare il prelievo dell’organo dal donatore. Come è noto, la responsabile di questo primo espianto chiede del ghiaccio per effettuare il viaggio di ritorno a Napoli, ma le viene fornito del ghiaccio secco destinato a bruciare l’organo donato.
Quello che accade sull’asse Bolzano-Napoli è tuttora al centro di un’inchiesta condotta dal pm napoletano Giuseppe Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci. Sette i medici indagati per omicidio colposo, sono tutti del Monaldi: per due di questi - parliamo del cardiochirurgo Guido Oppido e della sua vice Emma Bergonzoni -, è stato disposto dal gip un provvedimento di interdizione, nell’ambito di un filone parallelo che punta ad accertare l’accusa di falso in relazione a quanto scritto nella cartella clinica del piccolo Domenico dopo il trapianto del cuore donato. Intanto, da Bolzano arriva un provvedimento che impone la consegna degli atti a quanti hanno avanzato richiesta di accesso alla procedura iniziale. Un passaggio di atti in favore dei soggetti cointeressati, ora si attendono gli sviluppi dell’inchiesta penale. A partire da settembre prossimo è attesa la definizione dell’incidente probatorio sul cuore ghiacciato ma anche su quello nativo di Domenico, che sarebbe stato espiantato con largo anticipo, prima ancora di prendere visione dell’organo giunto da Bolzano («duro come un pezzo di marmo»). Assititi dall’avvocato Francesco Petruzzi, i genitori di Domenico chiedono chiarezza sulla catena di scelte e di possibili errori che hanno provocato la morte del piccolo “guerriero di Nola”.