Nella prima strofa di Lonely in the Future, brano del recentissimo Reality Awaits, gli Strokes fanno un complimento a The Weeknd per la sua giacca. Ascoltando il resto della canzone si capirà che il tono usato è quello ironico: per tutta la traccia Julian Casablancas ci ricorda come lui, e la band, siano stati precursori di suoni, estetica e modi di vivere la vita. Rivendica persino lo YOLO di Drake dell'era Tumblr, d'altronde You Only Live Once è un pezzo degli Strokes del 2006, cinque anni prima di The Motto. Tornando quindi a The Weeknd, la sua colpa da espiare sarebbe quella di aver indossato una napoleon jacket uguale a quella che Casablancas portava spesso. Il risvolto interessante è arrivato però leggendo un commento su TikTok sul fantomatico dissing: se The Weeknd ha copiato Julian Casablancas, allora il leader degli Strokes a sua volta ha copiato Michael Jackson.
Ci ho pensato per qualche minuto e mi sono chiesto perché non avessi mai collegato quella giacca, vista decine e decine di volte nei video del Saturday Night Live che ogni tanto riguardo su YouTube, a Michael Jackson. La risposta è che, per quanto si possa rispettare il king del pop, non è mai stato effortless cool come gli Strokes.

I The Strokes nel backstage di un concerto nel 2002L. Cohen
Non avendo vissuto il 2001, o meglio, nel 2001 c'ero ma non avevo di certo l'età per essere un fan della nuova corrente alt-indie rock, mi sono sempre chiesto come fossero stati percepiti all'epoca gli Strokes, che proprio quell'anno hanno pubblicato Is This It. La risposta l'ho trovata anni dopo nella più recente biografia di Pete Doherty, dove parla della band di Julian Casablancas molto più di quanto ci si potrebbe aspettare. Sebbene avesse già un discreto successo nel Regno Unito con i Libertines, in diversi passaggi del libro ammette quanto volesse essere come Julian Casablancas. Una sorta di fomo, prima che esistesse la parola, che lo ha portato a voler andare a New York per registrare dei pezzi. E se questa sensazione la provava Pete Doherty, mi domando che effetto abbiano avuto gli Strokes su chi li ascoltava dalla cameretta. È paradossale pensare che il leader di Libertines e Babyshambles, già allora in qualche modo musa di certi ambienti alti della moda, prendesse ispirazione di stile da un collega.
Perché quello che la moda ha poi cercato di prendere dagli Strokes è questa genuinità nell'essere cool, senza il minimo sforzo. Parliamoci chiaro: anche se li consideriamo style icon, a nessuno, nemmeno pensandoci qualche secondo di troppo, verrebbe in mente un outfit iconico di Julian, Albert, Nick, Fab o Nikolai.

Marc Grimwade
Il guardaroba degli Strokes non è mai stato pieno di statement piece, di look da passerella o di loghi che li legassero a qualche brand. L'outfit più che un insieme di capi è un concetto racchiuso in bordi poco nitidi: lo guardi, lo capisci e te lo costruisci da solo al negozietto second hand di quartiere. Risulterà uguale? No, ma la silhouette è sovrapponibile, circa. Un'idea che la moda ha tradotto quasi in parallelo con Hedi Slimane e la sua sagoma stretta per Dior Homme.
Questa logica è arrivata fino a oggi, perché gli outfit visti all'Unipol Arena, sold out e unica data italiana a quindici anni dall'ultima volta degli Strokes nel nostro Paese (Vigevano, 2011, con un concerto interrotto per problemi tecnici e finito in versione ridotta), la seguono alla lettera. Giacche di pelle, jeans slim ma mai troppo stretti, sneaker basse, t-shirt usurate e distressed, qualche dettaglio più formale come una cravatta. Tra la folla qualcuno ha scelto anche lo stile più recente degli Strokes, caratterizzato da jersey sportive e gilet.
Sul palco Julian Casablancas ha stupito di nuovo tutti con un lungo cappotto nero e gli occhiali da sole, tenuti addosso dalla prima all'ultima canzone nonostante il caldo dell'arena. Se lo è stretto sulla pancia più volte, ha cantato diversi pezzi voltando le spalle al pubblico. Un outfit che in dieci minuti si recupera in qualsiasi mercatino dell'usato, ed è il motivo per cui tra venticinque anni saremo ancora qui a provare a copiarlo.