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Dopo l'abbuffata di festa dell'Unit* la sinistra forse ha capito di avere un problema

August 23, 2026

Il vento è cambiato da un po’ ma il progressismo mondiale se ne sta accorgendo solamente adesso, diciamo con almeno un Trump di ritardo, e quello italiano ha seguito un po’ l’onda generalizzata. Così, dopo la strambata di Alexandria Ocasio-Cortez in America, ecco che anche da noi qualcuno ha compreso che il boldrinismo - versione sinistro-domestica del politicamente corretto duro e puro senza paura - da opportunità per tenere tutti insieme sotto la tenda dei diritti si sta trasformando in un problema che esclude chi considera come suo primo diritto quello di arrivare a fine mese piuttosto che quello di vedersi chiamato genitore 1 o genitore 2.

Manco a dirlo, a intuire il vento è stato Giuseppe Conte, uno che il vento lo ha sempre saputo annusare, e che con una presa di posizione inusuale (anche per il mezzo: una lettera a Repubblica, il quotidiano che distingue i giorni pari da quelli dispari a seconda che venga pubblicata un’intervista a Elly Schlein o a Maurizio Landini) ha messo la freccia a destra e superato nella corsia meno attesa lo stato maggiore del Nazareno. “Basta con il woke”, ha sentenziato l’avvocato del popolo. “Occupiamoci di cose concrete come i salari da fame”, ha concluso.

Il siluro a Elly Schlein: dove fa male l'attacco di Conte

Inutile dire che il vertice del Pd ha compreso subito la portata dell’attacco. Non un intervento di carattere culturale, magari sulla scia di quello della Ocasio-Cortez, ma una precisa presa di posizione politica in ottica primarie. Un modo di indicare la svolta da imprimere alla narrazione programmatica da sottoporre poi al Paese, perché Conte sa bene che la prima caratteristica del leader è marcare l’agenda politica, imporre delle riflessioni, indicare dei temi. Cosa di cui Elly Schlein è meno capace di lui, e basta ricordare i tanti argomenti nei quali il Pd è andato a ruota degli alleati. Il salario minimo, per dire, di cui adesso i dem si sono fatti alfieri, era da tempo una battaglia dei 5stelle, che i democratici hanno sposato (i maligni potrebbero dire “copiato”) solo in seguito.

La svolta sul woke che Conte imprime con la sua ormai nota abilità manovriera, sfruttando anche il vantaggio di avere un partito nel quale non deve rendere conto a nessuno, è proprio studiata per mettere in difficoltà la Schlein. È vero che da tempo anche la segretaria Pd ha infarcito di temi “economici” la propria narrazione pubblica, ma indubbiamente nell’agenda Schlein il tema dei diritti è sempre stato quello dominante, ben oltre il portato delle sue parole. Basta ricordare il biglietto da visita con il quale si presentò da un palco pubblico alla vigilia della sua discesa in campo per le primarie del 2023: “Sono una donna e amo una donna”, per poi andare con il pensiero alle tante volte in cui si è fatta ritrarre ai vari Gay Pride di tutta la penisola, o alla passione con la quale ha sostenuto battaglie identitarie per il mondo Lgtbq, tipo la legge Zan. 

Il Pd di Schlein troppo woke

Argomenti che avevano spostato l’agenda del Pd versione Elly in senso radicale, molto woke, ma che non hanno mai dato l’impressione di portarle troppi consensi. Non solo per i sondaggi, che da tre anni sono piatti, quanto per il dibattito all’interno del partito, che, a parte per una minoranza, la sua, non l’ha mai seguita con troppo entusiasmo su questi terreni. Senza contare il tipo di reazione che l’agenda woke suscita nel corpaccione del popolo di sinistra, quello popolare, quello delle feste dell’Unità, dove i temi Lgntq sono rimasti sostanzialmente estranei. Al contrario di un altro argomento di quelli da fin du monde, la lotta al fascismo cosmico, che invece suscita sempre grandi entusiasmi.

Vi spiego perché la sinistra continua a perdere (e anche Prodi è d'accordo) 

Invitare la sinistra a non perdere più tempo con certe esagerazioni - il genitore 1 e il genitore 2, la festa dell’Unit*, la schwa a gogò e via andare - e tornare a rapportarsi al senso comune delle persone normali offre a Conte anche l’opportunità di strizzare l’occhio a quella parte “moderata” del Pd, o della sinistra in generale (quella che voterà alle primarie), che mal digeriva la deriva wokista, da cui la segretaria farà invece più fatica a liberarsi. Più imprigionata al proprio bagaglio ideologico, Elly Schlein non sarà in grado così facilmente di cogliere il nuovo vento che avanza, cosa che potrebbe anche pagare alle primarie.