DALLA SUPERPLASTICA alla Formula 1, l’azienda Nano-Tech è riuscita in pochi anni a portare la nanotecnologia "Made in Ascoli Piceno"...

DALLA SUPERPLASTICA alla Formula 1, l’azienda Nano-Tech è riuscita in pochi anni a portare la nanotecnologia "Made in Ascoli Piceno"...

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DALLA SUPERPLASTICA alla Formula 1, l’azienda Nano-Tech è riuscita in pochi anni a portare la nanotecnologia "Made in Ascoli Piceno" tra i giganti digitali. L’evoluzione di Nano-Tech è spiegata dal co-founder Andrea Giovannelli: "Nano-tech nasce nel luglio 2011 come Srl a seguito della vittoria di una Business Plan Competition (eCapital). L’idea nasce dalla consapevolezza che settori come la nautica, l’automotive racing e l’aeronautica, nonostante la loro natura tecnologica, usano ancora materiali compositi molto tradizionali, qualificati decenni fa, e dalla consapevolezza che le nanotecnologie avrebbero avuto un impatto in molteplici settori, tra cui quello dei materiali. In quel periodo però in Italia era difficilissimo trovare investitori, specialmente in progetti seed o early stage (cioè quelli dove c’è solo l’idea di business o al massimo concept/prototipi della tecnologia che si vuole sviluppare)".
"Così – continua il co-founder Giovannelli – con i pochi soldi vinti si decise di aprire un laboratorio e portare avanti lo sviluppo delle prime tecnologie e brevetti. Solo nel 2014 un gruppo di imprenditori con interessi nella Regione Marche, tra cui il nostro attuale ceo, ebbero la lungimiranza di entrare in società ed apportare risorse e competenze. Grazie a queste risorse ed all’impegno dei fondatori i primi materiali compositi innovativi e le prime tecnologie produttive presero forma. L’azienda andò incontro a diversi round di capitali per affrontare sia le spese correnti che lo sviluppo dei materiali, delle IP e del mercato e nel 2016 si trasformò in Società per Azioni".
Poi? "Grazie ad un grant regionale e ad un aumento di capitale dedicato, fummo in grado di costruire uno stabilimento produttivo all’interno della zona industriale di Ascoli Piceno nel 2020. Già dal 2018, grazie ad un nuovo prodotto brevettato, riuscimmo ad acquisire i primi importanti clienti nel mondo della Formula 1. Questa importante referenza ci diede le credenziali per poter espandere il business anche in altri settori. A distanza di pochi anni il focus è passato dall automotive racing ad aerospazio e difesa. Oggi Nano-Tech fornisce direttamente o indirettamente le proprie tecnologie a grandi gruppi industriali".
Quali sono le prospettive di crescita? "Nano-Tech, è ad oggi una pmi innovativa di modeste dimensioni, ma già da tempo proiettata sul mercato internazionale. I nostri prodotti vengono venduti in Europa, India, Middle East e stiamo puntando anche agli Stati Uniti. Nano-Tech risponde al sempre attuale bisogno di rendere i mezzi di trasporto più leggeri e più intelligenti al fine di aumentarne il range operativo e il consumo di carburante. Questo trend è solido e duraturo ed al momento c’è sottoproduzione a livello globale, ma specialmente in Europa, di materiali compositi avanzati. Il piano prevede di trasformare Nano-Tech in una pmi internazionalizzata in pochi anni".
Quanto è importante, per voi, la ricerca? "La ricerca e l’innovazione sono nel nostro Dna, l’azienda è nata integrando nanotecnologie all’interno dei materiali compositi, per poi passare anche alla formulazione degli stessi polimeri termoindurenti, fino all’integrazione con le fibre di carbonio, aramidiche, ma anche l’utilizzo di fibre di origine biologica (come lino e canapa), fibre riciclate ed utilizzo di materie prime di origine biologica. È stata l’innovazione a permetterci di essere selezionati dalla maggioranza dei team di F1 e da primarie aziende nel settore aerospazio".
Come coniugate lo sviluppo dell’azienda con i temi della sostenibilità? "Negli ultimi anni ci siamo focalizzati molto sui materiali resistenti al fuoco ed alle alte temperature evitando l’utilizzo di sostanze tossiche. Stiamo lavorando molto anche sulla sostituzione di alcuni materiali con analoghi di origine biologica, ma è il mercato a dover accettare il fatto che la sostenibilità implica, almeno all’inizio, il sostenere costi leggermente più elevati a fronte di ricadute economiche ed ambientali positive nel medio-lungo periodo".
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