Un attacco con droni ha colpito due navi gasiere nel porto di Damietta, in Egitto, sul mar Mediterraneo. Si tratta del primo raid che colpisce direttamente il terminale, uno dei principali snodi egiziani per l’esportazione di gas verso l’Europa. L’episodio assume un rilievo particolare perché segna che il conflitto rischia di estendersi ben oltre il Mar Rosso e il Golfo Persico, aree al centro della guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran.
A finire nel mirino è stata la Energos Winter, una Fsru (Floating Storage and Regasification Unit), cioè un’unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione del gas naturale liquefatto. La nave, lunga circa 295 metri e con una capacità di stoccaggio di circa 138.250 metri cubi di Gnl, appartiene alla società statunitense Energos Infrastructure, controllata da fondi gestiti da Apollo Global Management, ed è noleggiata dalla compagnia statale Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS) per rafforzare la sicurezza energetica del Paese.
L’altra nave colpita è la GasLog Salem, una metaniera lunga circa 300 metri che può stoccare fino a 174.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, gestita dalla compagnia greca GasLog ed era ormeggiata al terminale di Damietta per operazioni legate all’esportazione di Gnl.
L’esplosione ha provocato un vasto incendio e il governo del Cairo ha confermato che non ci sono vittime né feriti. Nelle ore successive, il Consiglio dei ministri egiziano e il ministero del Petrolio hanno confermato che l’incendio è stato provocato da un attacco con droni, senza specificare da quale paese provenissero.
Il New York Times sostiene che dietro al raid ci sia l’Iran. Secondo il quotidiano, che cita due fonti iraniane anonime, l’operazione sarebbe stata concepita da Teheran per dimostrare di essere in grado di colpire le rotte energetiche e commerciali internazionali qualora decidesse di intensificare il confronto con Stati Uniti e Israele. Le stesse fonti non precisano però se il drone sia stato lanciato dal territorio iraniano oppure da una milizia alleata nella regione. Donald Trump ha dichiarato di essere stato informato e, rispondendo a una domanda sul possibile coinvolgimento iraniano, ha affermato che si trattava di “più o meno la stessa cosa“. Ora, ha aggiunto, “li colpiremo duramente perché è il nostro turno”. Ma Washington non ha diffuso elementi di intelligence o prove pubbliche a sostegno dell’accusa.
Il Nyt ha riferito che due giorni prima dell’attacco i media di Teheran avevano mostrato una mappa con alcuni possibili obiettivi di rappresaglia. La notizia è stata successivamente ripresa anche da Ynet, i24News e da altre testate regionali, secondo le quali la grafica sarebbe stata trasmessa da uno dei canali della Islamic Republic of Iran Broadcasting, il servizio radiotelevisivo pubblico iraniano controllato dallo Stato. Tra gli obiettivi indicati figuravano proprio Damietta, descritto come un’infrastruttura energetica collegata agli interessi dell’Ucrana, e il giacimento israeliano di gas Leviathan. Tuttavia al momento non esiste una registrazione o uno screenshot verificabile della trasmissione.
Il riferimento agli “interessi ucraini” nasce dall’attacco compiuto nei giorni precedenti contro una nave commerciale iraniana nel Mar Caspio. Secondo Teheran, un drone ucraino avrebbe colpito il mercantile Shahr-e Kord, provocando la morte di almeno un membro dell’equipaggio. L’Iran ha accusato Kiev, promettendo che l’azione “non sarebbe rimasta senza risposta”.