“I recenti avvenimenti nei diversi teatri internazionali rappresentano l’ennesimo campanello d’allarme che non possiamo più permetterci di ignorare. Da anni i droni sono diventati strumenti centrali nelle operazioni militari e nelle minacce tattiche ad alta intensità. Oggi, però, il rischio ha superato i confini dei conflitti tradizionali e riguarda sempre più direttamente anche reti civili, infrastrutture strategiche e snodi logistici europei”, dichiara Simone Lo Russo, CEO di Impianti S.p.A., azienda italiana attiva nell’integrazione di tecnologie avanzate per la sicurezza e nei sistemi C-UAS.
“L’attacco contro la nave cargo tedesca e il recente ritrovamento di droni nei pressi dell’aeroporto di Lipsia - prosegue - dimostrano come la vulnerabilità riguardi ormai direttamente l’Europa, le sue rotte commerciali e le sue infrastrutture strategiche. Non siamo più davanti a scenari teorici o futuribili, ma a fatti concreti che impongono un’accelerazione delle capacità di prevenzione, rilevamento e risposta”.
Secondo Lo Russo è necessario un cambio di passo, politico, tecnologico e industriale, a livello italiano ed europeo.
“L’obiettivo non può essere impedire ai droni di volare. La vera sfida è sapere in ogni momento quali droni siano autorizzati, quali non lo siano e poter intervenire rapidamente quando un velivolo rappresenta una reale minaccia. La crescita della Drone Economy civile rende questa distinzione ancora più importante”.
“U-Space, sistemi di identificazione, sensori radar e RF, tecnologie elettro-ottiche e capacità di mitigazione C-UAS devono progressivamente convergere in un’architettura integrata per la sorveglianza e la protezione dello spazio aereo a bassa quota. I nostri cieli devono poter essere monitorati in maniera continua e capillare, garantendo al tempo stesso lo sviluppo delle operazioni civili autorizzate e la protezione delle infrastrutture essenziali”.
Per Lo Russo, inoltre, la questione non riguarda soltanto la sicurezza, ma anche la capacità industriale europea: “l’Europa dispone già di competenze e tecnologie di altissimo livello. Il punto oggi non è più dimostrare che queste soluzioni funzionano, ma accelerarne l’adozione, favorirne l’interoperabilità e costruire una capacità industriale europea in grado di proteggere aeroporti, porti, reti energetiche, infrastrutture critiche, grandi eventi e snodi logistici”.
“Su questo terreno l’Italia può e deve giocare un ruolo da protagonista - conclude Lo Russo - serve una strategia comune che metta insieme istituzioni, industria, ricerca e operatori tecnologici. La protezione dello spazio aereo a bassa quota sarà una delle grandi sfide di sicurezza dei prossimi anni e dobbiamo affrontarla adesso, non quando l’emergenza sarà diventata strutturale”.