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Due agosto, i sopravvissuti e i familiari: "Vidi la bomba e il sangue. Quell’orrore non si ripeta"

August 3, 2026

Roberto Castaldo era al binario 1: "Sono stato il primo a salire sul bus 37". Michael e Sofia, entrambi di 25 anni, custodiscono la memoria tramandata.

Roberto Castaldo era al binario 1: "Sono stato il primo a salire sul bus 37". Michael e Sofia, entrambi di 25 anni, custodiscono la memoria tramandata.

"Ho visto l’esplosione, le lingue di fuoco, una persona avvolta dalle fiamme davanti alla porta. Aveva il bulbo oculare appoggiato allo zigomo". Si rincorrono le immagini nella memoria di Roberto Castaldo. Tanto nitide da sembrare fotogrammi su pellicola. "Ho un ricordo preciso, fotografico, della mattina del 2 agosto 1980". Roberto è nato a Napoli e da giovanissimo si è traferito a Milano. "Dico di essere partenopeo e ’parte-no’, perché a Bologna ci vengo tutti gli anni da quella mattina, in cui ne avevo 26. E mi sento di appartenere a questa città".

Il 2 agosto 1980 si trovava a Bologna per prestare servizio come conduttore del treno fermo al binario 1. "Dopo 46 anni ricordo ancora che prima di far partire il treno guardai in fondo alla locomotiva per chiedere il ’pronti’. Sulla mia destra vidi la bomba esplodere". Ha riportato un trauma cranico, una lesione al nervo femorale, denti rotti e protesi alle ginocchia. "Nonostante le ferite, salivo sulle macerie, prendevo i cadaveri, li portavo via, per primo sono salito sul bus 37".

Ieri, come ogni 2 agosto, sfila nel corteo che conduce alla stazione "siamo qui per dire che questo orrore non può più esistere". Patrizia Betelli ha perso la zia, Mirella Fornasari (che era anche la mamma del presidente dell’Associazione familiari delle vittime, Paolo Lambertini). "Noi eravamo al mare, la mamma si sentì male – ebbe quasi una premonizione – e chiese di accendere la tv per guardare il telegiornale, all’inizio si pensava allo scoppio di una caldaia, poi pian piano misero insieme i pezzi".

Sonia Zanotti, invece, di anni ne aveva 11. Era in vacanza assieme alla cugina e per trenta secondi non sono riuscite a salire sul treno che avrebbe dovuto riportarle a casa, così hanno aspettato il successivo nella sala d’attesa. Lo racconta il figlio di Sonia, Michael Perathoner, 25 anni, che arriva da Bolzano. "Mia madre è una delle sopravvissute, ha quasi perso un piede e per tutta la vita porterà sul corpo e dentro di sé le cicatrici di quello che ha vissuto. Ogni anno ci troviamo a Bologna per dare sostegno a lei e a tutti i familiari. È giusto continuare a ricordare e portare avanti la memoria".

Tra chi oggi continua a custodire la memoria della strage del 2 agosto c’è anche Sofia Sacrati, 25 anni, figlia di uno dei sopravvissuti. Suo padre Paolo oggi è il vicepresidente dell’Associazione dei familiari delle vittime e aveva appena 13 anni quando rimase coinvolto. "Ho perso mia nonna, Loredana Molina, e la mia bisnonna, Angelica Parsi. Quel giorno stavano aspettando il treno per andare ad Ancona, perché la mia bisnonna era marchigiana. Sono morte sul colpo, mentre mio padre è rimasto sotto le macerie per circa due ore".

Il racconto tramandato in famiglia è ancora vivido. "Si ricorda di essersi risvegliato sotto le macerie e di aver pensato di aver fatto un incubo. Cercava di spingere via i sassi che lo schiacciavano, ma non ci riusciva. Allora ha iniziato a urlare. Qualcuno lo ha sentito e ha cominciato a scavare per tirarlo fuori. Dopo il salvataggio ha perso i sensi e si è risvegliato in ospedale".

Il nonno, invece, si trovava fuori dalla stazione, in macchina, e assistette alla devastazione provocata dall’esplosione. Per trasmettere la memoria alle nuove generazioni, Sofia ha aperto anche una pagina Instagram, ’gen2agosto’. "Ci siamo rese conto che molti ragazzi conoscono poco questa storia. Il nostro obiettivo è avvicinare la Generazione Z alla memoria della strage".

Tra i presenti al corteo c’è anche Alessandro Forti, già avvocato del collegio di parte civile nei processi sulla strage. "Per me essere qui ha una doppia importanza: partecipo come cittadino, ma anche come ex avvocato del collegio di parte civile. Essere presenti oggi significa rendere omaggio alle vittime dell’episodio più grave della storia repubblicana e ricordare che, sul piano giudiziario, è stata raggiunta una significativa verità sulla matrice neofascista dell’attentato e sul ruolo svolto dalla massoneria nell’organizzazione e nel finanziamento di questo massacro".