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Due Agosto, il ricordo della città. In seimila sfilano in corteo: "Abbiamo ottenuto la verità"

August 3, 2026
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Piazza Medaglie d’Oro gremita per la cerimonia dell’attentato del 1980 allo scalo ferroviario. Lambertini: "Guardia alta di fronte ai revisionismi". Lepore: "Giorno più importante per Bologna".

Piazza Medaglie d’Oro gremita per la cerimonia dell’attentato del 1980 allo scalo ferroviario. Lambertini: "Guardia alta di fronte ai revisionismi". Lepore: "Giorno più importante per Bologna".

Piazza Medaglie d’Oro gremita per la cerimonia dell’attentato del 1980 allo scalo ferroviario. Lambertini: "Guardia alta di fronte ai revisionismi". Lepore: "Giorno più importante per Bologna".

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Il fiume della memoria non si può fermare a Bologna. Che si è riversata, come da 46 anni a questa parte, in piazza delle Medaglie d’Oro per aspettare quei tre fischi del treno. Quelli che danno il via al minuto di silenzio che commemora e piange le vittime della strage neofascista che colpì la stazione il 2 agosto del 1980, provocando 85 morti e oltre 200 feriti. La piazza – per le vite spezzate, i loro familiari e condannare la matrice dell’attentato – è gremita. "È importante esserci, quest’anno più che mai", aveva detto il sindaco Matteo Lepore nei giorni precedenti all’anniversario, ribandendolo pure dal palco. E Bologna, con almeno seimila persone, ha risposto all’appello. Applaudendo il sindaco durante il corteo in via Indipendenza e nel suo discorso, mostrandogli vicinanza dopo le minacce di morte e la ferocia social degli haters. Una dimostrazione di ciò che sostiene il primo cittadino: "Hanno fatto male i conti, sia i terroristi di 46 anni fa sia quelli che continuano con i depistaggi – punge –, perché i bolognesi sono ancora qui: ci sono i familiari delle vittime, il Comune, e tante persone che amano la città. Partecipazione e presenza nei momenti importanti sono la nostra identità". Il 2 agosto è "il giorno più importante della storia di Bologna, una città che non è una città dell’odio, ma che sceglie di prendersi cura di sé", partendo "dai più fragili". Da quel giorno, nel quale "la speranza è iniziata, Bologna ha raccolto macerie, soccorso le vittime. La nostra democrazia da allora è più forte. Questa marcia è il pilastro della democrazia".

Quell’attentato rimane "l’atto di terrorismo più grave della storia della Repubblica", ricorda Lepore, che tuona sulla matrice dell’attentato: "Fu un atto di terrorismo neofascista, maturato nell’ambito di organizzazioni eversive di destra, reso possibile da complicità che arrivarono fino ad apparati dello Stato e alla loggia P2, in un contesto di complicità internazionale". Un accenno, quello alla matrice dell’attentato, fatto proprio anche dal sottosegretario Nicola Molteni durante la cerimonia a Palazzo d’Accursio, dove era in rappresentanza del governo. "Alle 10.25 del 2 agosto 1980 un attentato terroristico di matrice neofascista ha squarciato la vita di tante persone, di una città, di una nazione intera" ha scandito Molteni.

Il discorso di Paolo Lambertini è il primo da presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime. A Palazzo d’Accursio si è rivolto al sottosegretario Nicola Molteni, in rappresentanza del Governo, criticando il lavoro della commissione antimafia ("deludente"). E su chi insinua dubbi sulla bomba, Lambertini ’mostra’ "le verità processuali, che dovrebbero essere il punto di partenza per una rilettura dello stragismo. Di fronte ai revisionismi, dobbiamo tenere alta guardia". Citando Nordio, la piazza esplode in fischi contro il governo: "Sappiamo che i vertici della loggia P2 volevano imporre il Piano di rinascita democratica", documento in cui "è indicato come obiettivo il presidenzialismo. Progetto volto allo stravolgimento della Costituzione nata con la Repubblica". E "noi non possiamo permetterci di fare come il ministro Nordio che ha dichiarato di non conoscere il Piano di Rinascita democratica". Presente il governatore Michele de Pascale. Per Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, quel giorno è "la peggior strage della nostra storia repubblicana". "Una ferita che lo Stato ha il dovere di non lasciare cadere nell’oblio", dice la sottosegretaria della Lega Lucia Borgonzoni.

Nel corteo, ci sono Yossra e Khadija Fakir, nipote e sorella di Abderrahim Fakir. Entrambe distanti dallo spezzone ’autonomo’ di Pap e collettivi, che avevano uno striscione di condanna per gli "omicidi di Stato", citando anche la scomparsa di Fakir: "Sono qui da cittadina bolognese", ma quest’anno questa ricorrenza "l’ho vissuta con grande rispetto e dolore: quando vivi una perdita così da vicino tutto assume un peso diverso. Non è solo una commemorazione, è qualcosa che senti dentro, ti parte in automatico".

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