Nel 2020 Einaudi pubblicava un libro destinato a far parlare: il titolo era La città dei vivi, l'autore Nicola Lagioia. Lagioia aveva ricostruito, in quello che lui stesso definiva un romanzo-inchiesta, uno dei casi di cronaca più sconvolgenti degli ultimi anni: l'uccisione da parte di Marco Prato e Manuel Foffo di Luca Varani nel 2016. Il delitto, consumatosi a Roma, colpì l'opinione pubblica anche a causa della sua apparente insensatezza.
Presentato in anteprima all'ottantatreesima Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, La città dei vivi, il film liberamente ispirato al romanzo di Lagioia, si concentra soprattutto sulla storia di Varani, sulla sua quotidianità in famiglia e tra gli amici, ai margini della Capitale. Una vita in periferia con tutte le difficoltà che questo ambiente, a volte, comporta.
Diretto da Edoardo Gabbriellini, La città dei vivi, ora al cinema, è interpretato da Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Simona Senzacqua, Roberta Mattei e Valerio Mastandrea.
La città dei vivi, trama e dichiarazioni del regista
Si legge nella sinossi ufficiale:
Luca ha ventitré anni. Vive in una famiglia che lo ha adottato e che lo ama. Si muove con i suoi amici tra la periferia e il centro e ha una fidanzata con cui vive un amore giovane ma importante per entrambi. Luca sta cercando la sua strada, in un’età in cui tutto sembra ancora possibile e al tempo stesso già perduto, e in questa ricerca vive una doppia vita. Una notte, dopo un incontro apparentemente casuale, la traiettoria della vita di Luca si spezza, infrangendosi contro una violenza cieca e insensata.
"Questo film non offre alcuna spiegazione per la tragedia – ha dichiarato il regista – nessuna intuizione e nessuna teoria sugli adolescenti o sulla società di oggi. È un racconto di formazione interrotto, punteggiato da tutta l’umanità intorno al protagonista, che diventa un coro, o meglio la musica che scandisce il ritmo e l’atmosfera della città in cui si muove. Sullo schermo l’idea è stata quella di tenere un linguaggio asciutto e naturalistico e insieme lirico. Suggerire è diventato più forte che mostrare. La distanza dai personaggi segue quindi un criterio che definirei pudico. Non c’è violenza esplicita in nessun movimento e in nessuno sguardo. Solo tenerezza".
Su Esquire potete trovare due recensioni di La città dei vivi: a questo link e a quest'altro.
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Guardo film e gioco a videogiochi, da un certo punto della vita in poi ho iniziato anche a scriverne. Mi affascinano gli angolini sperduti di internet, la grafica dei primi videogiochi in 3D e le immagini che ricadono sotto l’ombrello per nulla definito della dicitura aesthetic, rispetto alle quali porto avanti un’attività di catalogazione compulsiva che ha come punto d’arrivo alcuni profili Instagram. La serie TV con l’estetica migliore (e quella migliore in assoluto) è comunque X-Files, che non ho mai finito per non concepire il pensiero “non esistono altre puntate di X-Files da vedere per il resto della mia vita”. Stessa cosa con Evangelion (il manga).
