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- E’ morto il supertifoso di Marco Pantani: Guerrino aveva seguito il Pirata per tutta la sua carriera
Guerrino De Santi, detto ‘Bianco’, era un fan del ‘Pirata’ sin dal 1992, quando il futuro campione aveva solo 22 anni. In suo onore fondò il Club Marco Pantani Borello, vicino a Cesena. Fu lui a proporre che a Pantani fosse dedicato un cippo a Montevecchio, dove ancora oggi transita il Memorial che porta il nome del campione romagnolo

Guerrino 'Bianco' De Santi e Marco Pantani

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Cesena, 12 luglio 2026 – Il ciclismo perde uno degli amici e dei tifosi più cari di Marco Pantani. Si chiamava Guerrino De Santi, aveva 85 anni e da tutti era chiamato semplicemente “Bianco” perché da bambino aveva un colorito della pelle molto pallido. Il Pirata di Cesenatico ancora non era il campione che ha poi emozionato il mondo intero ed incollato alle tv di tutto il mondo gli appassionati di ciclismo, come accadde nella storica doppietta del Giro d’Italia e del Tour de France del 1998, ma in lui Bianco sin dai tempi della juniores vide subito un fenomeno con la stoffa del campione, se ne innamorò e, nel 1992, quando Marco aveva soltanto 22 anni, il tifoso fondò il Club Marco Pantani Borello, il primo sodalizio dedicato al campione. Bianco e i suoi amici fondatori del club seguivano Marco in tutte le gare, e spesso si muovevano in camper, in giro per tutta l’Italia e anche all’estero. Guerrino De Santi era un puro, un figlio della terra di Romagna, molto legato a Borello, il luogo dove viveva.

Guerrino 'Bianco' De Santi a Borello per un evento de Il Resto del Carlino
Un’amicizia nata a bordo strada
Seguiva Pantani senza alcun interesse, solo per amore. Marco ricambiava questo affetto, gli voleva bene, perché vedeva in lui un uomo schietto e sanguigno, che lo ammirava, ma, come si dice da queste parti, quando gli doveva dire qualcosa lo faceva “sulla canna del naso” e senza tanti giri di parole. Per Bianco il ciclismo era lo sport più bello del mondo, era tutto, e il Pirata era un uomo straordinario. Fu lui a inventare le scritte sulle strade, con Pantani sull’asfalto con la lettera P allungata, che divenne un marchio di fabbrica del Club di Borello. Guerrino De Santi seguì il campione nel bene e nel male. Con lui condivideva anche la passione per la caccia, così alla fine del 2002 cercò di portarlo via dall’assedio degli spacciatori di cocaina e dalle cattive compagnie. Per un mese il campione ed il supertifoso girarono e cacciarono in Grecia, poi Bianco non mollò mai, sino a quel tragico 14 febbraio 2004, quando Marco Pantani morì all’interno del residence Le Rose di Rimini. Per Bianco fu un colpo al cuore tremendo, fu come perdere un idolo, che per lui era come un figlio.

Marco Pantani in maglia gialla a Parigi al termine del Tour de France del 1998
Sua l’idea del cippo dedicato a Marco
Il supertifoso comunque continuerà a vivere per tutti gli amanti del ciclismo ed i tifosi di Marco Pantani, anche perché è stato lui a far erigere il cippo di Montevecchio in memoria del campione, dove tutti gli anni passano i campioni che partecipano al Memorial Pantani, e vi sono transitati anche i corridori del Giro d’Italia e del Tour de France. Bianco era famoso anche perché nella sua taverna di casa aveva una collezione di maglie, coppe, trofei e cimeli dei grandi campioni del ciclismo.
Il ricordo della mamma di Pantani
Tonina Belletti, madre del Pirata, traccia un profilo commovente dell’uomo: “Bianco è stata una persona che ha sempre voluto bene a Marco e a noi; era intelligente, buono, generosissimo e di gran carattere. Abbiamo dei ricordi bellissimi vissuti tutti assieme, ci è sempre stato vicino anche nei momenti più difficili e questo noi non lo dimenticheremo mai». Andrea Agostini, amico di Marco Pantani e oggi manager della team Uae Emirates, era anch’egli un estimatore del supertifoso: «La notizia della morte di Bianco è stata per me un pugno allo stomaco, perché io ero molto legato a lui da diversi anni e ci eravamo visti anche recentemente nella sua taverna, per una cena fra amici e ciclisti. Bianco è stata una persona importante per Marco ma anche per tanti appassionati di questo sport. Siamo sempre rimasti legati perché era una di quelle persone vere, tutte d’un pezzo e dagli incontri con lui si portava a casa sempre un insegnamento. Lui era contento di quello che io avevo fatto nel ciclismo e sono stati dei bei giorni quando gli ho regalato la maglia firmata da Tadej Pogačar, ed alla tappa del Tour de France del 2024 sul Barbotto ha portato le scritte dove accomunava Pantani e Pogačar».
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