Elephants

È polemica a Cagliari per la pianista filo-Putin, Soru (Pd): "Chi l'ha invitata spieghi"

October 13, 2026

CAGLIARI – Fa discutere a Cagliari la decisione di invitare la pianista filo russa Valentina Lisitsa, esibitasi nei giorni scorsi all’Auditorium del Conservatorio di Cagliari. Il primo a sollevare criticità è stato il maestro Giulio Biddau, docente del Conservatorio. Oggi il Pd, per bocca di Camilla Soru, si schiera dalla sua parte. Ecco cosa dice Soru, consigliera regionale del Pd sardo: “Non voglio che sia la politica a decidere chi possa suonare e chi no, ma credo che abbiamo il diritto di giudicare le scelte degli artisti e di chi li invita. E la scelta di Lisitsa di suonare a Mariupol, durante l’occupazione russa, è una di quelle che non sono disposta a considerare irrilevanti“.

“Il 9 maggio 2022, mentre Mariupol era devastata dalle bombe russe e i suoi abitanti cercavano di sopravvivere tra le macerie, Valentina Lisitsa suonava per le celebrazioni organizzate dalle autorità di occupazione“, ricorda la dem. Qualche mese prima, prosegue Soru, “aveva ricevuto dalle mani di Denis Pushilin, capo dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, il passaporto di quell’entità separatista, dichiarando che l’avrebbe rappresentata sui palcoscenici del mondo. Pushilin, per intenderci, è uno degli uomini attraverso i quali Putin ha costruito e sostenuto l’occupazione di una parte dell’Ucraina”. Questa, rimarca la consigliera, “è la pianista invitata a suonare a Cagliari, nell’Auditorium del Conservatorio. E oggi (ieri, ndr) ad incontrare gli studenti. Io questa scelta la trovo inaccettabile. Lisitsa può sentirsi russa, sostenere Putin e avere tutte le convinzioni politiche che vuole. Ma a Mariupol ha fatto una scelta precisa: ha messo il suo talento e la sua notorietà al servizio della propaganda di un esercito che stava distruggendo una città ucraina”.

La propaganda di guerra per Soru “non passa soltanto dai discorsi dei capi di Stato o dai telegiornali. Si serve della musica, dello sport, dell’arte. Della popolarità di un pianista o di un atleta, della forza delle immagini, del prestigio dei palcoscenici. E funziona proprio perché riesce a presentarsi come qualcosa di diverso dalla propaganda”.

La questione sollevata dal maestro Giulio Biddau, docente del Conservatorio di Cagliari, “merita una risposta- sottolinea Soru-. Biddau ha avuto il coraggio di esporsi pubblicamente, chiedendo conto di una scelta che riguarda anche l’istituzione nella quale insegna. Io penso che abbia ragione. E penso che chi ha deciso di invitare Lisitsa debba spiegare le ragioni di quell’invito, soprattutto quando si sceglie di coinvolgere gli studenti di un’istituzione pubblica”. L’auspicio per Soru è che da questa vicenda nasca “un confronto serio su come la propaganda di guerra utilizza la cultura e lo sport, su quanto sia facile prestarle inconsapevolmente spazio e credibilità. Difendere la libertà artistica è sacrosanto, ma serve anche saper riconoscere quando l’arte viene utilizzata per altri scopi“.