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Elezioni in Israele 2026, i partiti arabi possibile ago della bilancia ma tutti escludono un’alleanza

October 27, 2026

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In quella che si preannuncia una corsa serrata, i partiti arabi sono pronti a svolgere un ruolo potenzialmente decisivo nella scelta del prossimo primo ministro

Nelle elezioni israeliane del 27 ottobre i partiti arabi potrebbero ottenere un numero di seggi sufficiente a contribuire a decidere chi sarà il prossimo primo ministro. Il leader del piccolo partito Lista araba unita Ra’am, Mansour Abbas, ha fatto praticamente tutto ciò che Israele chiede ai propri cittadini palestinesi: ha condannato l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, parla raramente della guerra a Gaza o dell’occupazione israeliana della Cisgiordania, concentrandosi invece su questioni locali come la criminalità; nel 2021 ha infranto un tabù portando un partito arabo nel governo israeliano, nel quale ha ricoperto il ruolo di partner leale, e stavolta il secondo candidato nella lista del suo partito è un esponente ebreo della corrente principale.

Elezioni in Israele 2026, i partiti arabi possibile ago della bilancia ma tutti escludono un’alleanza
Mansour Abbas alla Knesset, Gerusalemme, 13 giugno 2021 (Photo by: Ilia Yefimovich/picture-alliance/dpa/AP Images)

Netanyahu e i suoi principali rivali escludono un’alleanza con i partiti arabi

Benjamin Netanyahu e i suoi principali rivali, tuttavia, hanno tutti escluso qualsiasi alleanza con il suo partito né con nessuna altra formazione guidata da cittadini arabi. Anche se ciò dovesse significare mesi di stallo politico e un altro turno di voto. È un indicatore della situazione in cui si trova la minoranza araba di Israele, a lungo marginalizzata, a tre anni dall’attacco del 7 ottobre. La loro libertà di espressione è fortemente controllata, i loro leader sono stati bollati come traditori e, a un certo punto, i loro partiti sono stati messi fuori legge prima che un tribunale revocasse il divieto.

Eppure, in una corsa elettorale serrata, Abbas e altri politici arabi sono pronti a svolgere un ruolo potenzialmente decisivo nella scelta del prossimo primo ministro: un’occasione rara per esercitare la loro influenza. La posta in gioco nelle prossime elezioni è “esistenziale”, ha affermato Yousef Jabareen, leader della Lista Comune dei partiti arabi, che adotta una linea meno conciliante rispetto al partito Ra’am di Abbas.

La vita dei palestinesi in Israele

I palestinesi rimasti in Israele dopo la guerra del 1948 che ha segnato la creazione dello Stato ebraico, e i loro discendenti, costituiscono oggi circa il 20% della popolazione. Hanno la cittadinanza, compreso il diritto di voto, ma i loro stretti legami familiari con i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania portano molti israeliani ebrei a guardarli con sospetto. Subiscono discriminazioni e sono vittime di tassi di criminalità in forte aumento, un problema che gli attivisti arabi attribuiscono alla negligenza della polizia e che, secondo la polizia, affonda le sue radici nel rifiuto dei leader della comunità di collaborare con le forze dell’ordine.

Il tasso di omicidi tra i cittadini palestinesi è oltre 22 volte superiore a quello tra gli israeliani ebrei, mentre i tassi di arresto e di incriminazione sono di gran lunga inferiori. L’organizzazione israeliana The Abraham Initiatives, che si batte per la parità dei diritti, ha registrato finora quest’anno 184 omicidi legati alla criminalità nelle comunità arabe. Il gruppo ha dichiarato a luglio che solo il 12% dei casi segnalati nella prima metà del 2026 era stato risolto.

Intanto, secondo gli attivisti, le autorità hanno limitato in modo aggressivo la libertà di espressione. Secondo il gruppo per i diritti umani Adalah, con sede in Israele, la polizia ha regolarmente disperso le proteste contro la guerra, limitato l’esposizione delle bandiere palestinesi e arrestato centinaia di persone per post sui social network. Il governo israeliano dice di essere uno Stato ebraico in cui le minoranze godono di pari diritti e che la sua repressione di determinati tipi di discorsi e proteste è motivata da ragioni di sicurezza.

La svolta di Mansour Abbas nel 2021

I partiti a guida araba hanno a lungo operato all’opposizione di un sistema che ritengono fondamentalmente ingiusto. Fino al 2021, nessuna di queste formazioni aveva mai aderito a un governo di coalizione. La decisione di Abbas di farlo cinque anni fa ha segnato una svolta significativa. Il dentista 52enne ha sostenuto che i leader arabi avessero bisogno di un posto al tavolo delle trattative. I critici lo accusano di eludere il più ampio conflitto israelo-palestinese per corteggiare potenziali partner di coalizione, mentre lui sostiene che concentrarsi sulle questioni locali sia il modo migliore per servire i propri elettori.

Diversi partiti si contendono 120 seggi della Knesset

Il governo di cui è entrato a far parte è durato poco più di un anno, fino a quando le nuove elezioni del 2022 hanno riportato Netanyahu al potere alla guida del governo più nazionalista e religioso della storia di Israele. Diversi partiti si contendono i 120 seggi del Parlamento israeliano, la Knesset. Nessuno di questi dovrebbe ottenere nemmeno lontanamente 61 seggi, quindi chiunque riesca a mettere insieme una coalizione di maggioranza diventerà il prossimo primo ministro. Ciò può conferire ai piccoli partiti un’influenza grande.

Netanyahu, Eisenkot e Lapid: nessuno vuole collaborare con i partiti arabi

Netanyahu non intende collaborare con i partiti a guida araba e anche questi ultimi hanno escluso tale possibilità. Pure il principale avversario di Netanyahu, il generale in pensione Gadi Eisenkot, afferma che non si alleerà con i partiti a guida araba. Persino Yair Lapid, leader di centro-sinistra del governo del 2021, ha dichiarato ad Associated Press a maggio che non avrebbe formato un’altra coalizione con Ra’am. Potrebbero cambiare idea oppure formare una coalizione di minoranza sostenuta dall’esterno dai partiti a guida araba. Diversamente, una grande vittoria dei partiti a guida araba porterebbe probabilmente a un altro turno elettorale, con il governo di Netanyahu che rimarrebbe in carica ad interim. 

Elezioni in Israele 2026, i partiti arabi possibile ago della bilancia ma tutti escludono un’alleanza
Gadi Eisenkot e Benjamin Netanyahu, Tel Aviv, Israele, 26 ottobre 2026 (Photo by: Gil Cohen-Magen/picture-alliance/dpa/AP Images)