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L'attrice, nella sua nuova serie su HBO Max, dimostra di avere un coraggio che molti suoi colleghi non hanno. E bisogna riconoscerglielo

5 ottobre 2026

francesca cassaro
Emanuela Fanelli è un'artista a cui piace rischiare. Alla Mostra del Cinema di Venezia, quando la serie Peccato, disponibile su HBO Max, è stata presentata in anteprima alla stampa e al pubblico, qualcuno ha detto che Fanelli si è montata la testa perché bisogna avere un ego ipertrofico per concepire una storia essenzialmente dedicata al culto della propria persona. Il problema è che Peccato non è la celebrazione di un'autostima troppo pronunciata, ma un prodotto in cui l'autoironia è la vera chiave di tutto, considerando che Fanelli ha il coraggio il giocare su sé stessa e di prendersi in giro come, forse, pochi artisti comici farebbero in Italia. Il motivo del successo sta tutto qui: nel desiderio di suscitare una risata anche a costo di attirarsi qualche critica, in nome - ogni tanto - di un'idea nuova e fresca sulla quale investire.

francesca cassaro
Quella di Peccato - lo avrete letto un po' ovunque - è semplicissima: la realizzazione, nel 2049, di un documentario che ripercorra la vita e i tonfi di Emanuela Fanelli, ex promessa non mantenuta del cinema e della televisione italiana che, nel corso degli anni, si è persa come spesso capita a tanti artisti. Utilizzando una formula molto simile a quella di Boris e a quel meccanismo di mise en abyme che tende a raccontare un mondo dall'interno con la speranza di destrutturarlo scostando la tenda dietro al Mago di Oz, Emanuela Fanelli gioca con sé stessa a tutto tondo e, soprattutto, con un coraggio straordinario, perché è probabile che una piccola parte di lei veda Peccato come l'esorcismo di una paura concreta: quella di sparire effettivamente un domani ed essere solo una che, per citare Julia Roberts in Notting Hill, «è stata famosa per un po'». Attraverso il sostegno e il supporto di tantissime guest star del cinema e della televisione - da Paola Cortellesi a Sabrina Ferilli, passando per figure più di nicchia che conoscono soprattutto gli addetti ai lavori come l'autore Giovanni Benincasa, dietro al successo di Una pezza di Lundini, e il giornalista Malcom Pagani, voce narrante della serie e incredibilmente azzeccato come attore -, Emanuela Fanelli spinge sull'acceleratore della satira mettendosi, sì, al centro ma non per eccesso di ego.
francesca cassaro
Se Emanuela Fanelli si mette al centro lo fa essenzialmente per criticare un sistema, quello del mondo di oggi e quello dei social, che tende ad accentrare tutte le attenzioni su di sé senza chiedere il permesso a nessuno. È questo il vero coraggio dell'operazione: ridere, in maniera amara, di questo narcisismo patologico che ci fa percepire al centro di tutto anche quando non lo siamo. Grazie a un'ironia sagace - meraviglioso il momento in cui, con Monica Giandotti, si reca nella scuola dove ha studiato per raccontare il fuoco sacro della recitazione che è divampato in lei durante la prima recita scolastica - e a una scrittura senza limiti, che non ha paura di osare e di spingersi lì dove forse qualcuno avrebbe preferito battere in ritirata, Emanuela Fanelli dà prova di essere una rivoluzionaria che, anche se piace alla gente che piace, corre il rischio di non essere capita e compresa fino in fondo. Ce ne fossero di più di artiste così.
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