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Enrico Vanzina: «La sera a Roma è il mio film della maturità. Penso a mio fratello Carlo, che lesse il libro da cui è tratto»

September 26, 2026

Per tornare dietro la cinepresa, Enrico Vanzina ha scelto un “giallo” ultra-avvincente ambientato nella Roma fascinosa e decadente dell’aristocrazia nera, dei salotti, delle trattorie del Centro storico, dei gIornali, del mondo del cinema: La sera a Roma, ispirato al romanzo omonimo del regista e sceneggiatore (Mondadori) e con molte scene girate nella redazione del Messaggero. Il film sarà presentato alla Festa di Roma il 23 ottobre. Protagonisti sono un giornalista-sceneggiatore che adora il suo mestiere, una vera principessa e un’altra “acquisita”, un ambiguo finanziere, una spagnola enigmatica, un poliziotto implacabile che indaga su un delitto finito anche nel mirino di un cronista di “nera”. E c’è la redazione del Messaggero che fa da sfondo alla storia in cui, dopo l’omicidio di un aspirante attore, s’intrecciano segreti, bugie, tradimenti, vendette: prodotto da New International con RaiCinema in coproduzione con Rosebud e in collaborazione con Prime, interpretato da Massimo Ghini, Carlo Buccirosso, Martina Stella, Rocìo Muñoz Morales, Florence Nicolas, Elvira Zingone, Vittorio Viviani, Ricky Memphis, Luca Ward, Nicoletta Romanoff, La sera a Roma è un film incalzante, elegante, curatissimo. Uno dei più riusciti di Vanzina. 

Da dov’è partito?

«Dal desiderio di realizzare un “giallo” mozzafiato ispirato al mio libro e costruito sulle bugie dei protagonisti, che mentono tutti. Ma, finite le riprese, mi sono reso conto che la parte mélo aveva assunto un ruolo importante: il film parla anche dell’amore adulto, del senso del tempo con momenti di commedia e scene di sesso mai volgari. E ho deciso di dedicarlo proprio al melodramma e al cinema di genere». 

Che Roma ha voluto mostrare?

«Dopo La Grande Bellezza, il cult da Oscar di Sorrentino dedicato alla Città Eterna, non si può scherzare. E io, con l’aiuto della fotografia di Caludio Zamarion, ho cercato di portare sullo schermo la città come non era mai stata raccontata. Soprattutto di notte, nei suoi scorci più suggestivi: Piazza Navona, Villa Borghese, la Fontana delle Tartarughe, l’Harry’s Bar, Monteverde, il Maxxi, via del Tritone con l’inconfondibile palazzo del Messaggero». 

Che cosa ha provato nel girare molte scene dentro il giornale per cui scrive da tanti anni?

«Una grande emozione. Sono stato accolto dalla redazione con un calore commovente. Nessun teatro di posa avrebbe potuto riprodurre la vera atmosfera che si respira in un grande quotidiano come il nostro... Il film rende omaggio al cinema e al giornalismo che non a caso il personaggio interpretato da Ghini definisce “gli ultimi due baluardi della libertà”». 

Perché non si fa più il cinema “di genere”? 

«I nuovi modelli produttivi preferiscono la confezione all’impronta del regista. Io volevo incollare lo spettatore alla poltrona e soprattutto realizzare un film popolare, destinato al pubblico». 

Il cinema attuale, secondo lei, ci pensa al pubblico?

«Diciamo che è più proiettato sui festival che sulle sale. Ma il cinema autenticamente popolare è quello che resta radicato nell’immaginario collettivo. La mia più grande soddisfazione è realizzare dei film che la gente potrà ricordare. Credo che La sera a Roma piacerà molto alle donne. E sono felice di averlo chiuso con Un giorno dopo l’altro di Tenco, uno dei miei brani del cuore, che si aggiunge alle musiche di Smaila e Amato». 

Si è ispirato a qualche film?

«A La donna della domenica di Luigi Comencini: ambientato nei quartieri alti di Torino, è un “giallo” classico che non rinuncia allo scavo psicologico e momenti leggeri».

Gli attori del suo film non sono tra quelli che oggi imperversano: uscire dal “circoletto” è dunque possibile?

«Il circoletto, se esiste, va allargato. Facciamolo diventare un “circolone”!».

Che emozioni prova, alla vigilia dell’anteprima in programma alla Festa di Roma?

«Penso con immutato amore a mio fratello Carlo che aveva letto il libro prima di andarsene. Gli era piaciuto molto. Insieme, avevamo realizzato altri “gialli” da Sotto il vestito niente a Tre colonne in cronaca. Ma La sera a Roma è diverso. È il film della mia personale maturità, anche cinematografica». 
 

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