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Eolico offshore, fondi dimezzati: il porto di Taranto perde 15 milioni

September 23, 2026

Il ministero dell’Ambiente taglia i fondi ai porti per le installazioni dell’eolico offshore. Finiscono sotto la scure sia Taranto che Augusta, che sono stati individuati hub nazionali dal decreto legge 181 del 9 dicembre 2023 (misure per lo sviluppo della filiera relativa agli impianti eolici galleggianti in mare) e da un successivo decreto interministeriale del 4 luglio 2025, quest’ultimo varato per attuare la norma del 2023. In particolare, il porto di Taranto passa da 28 milioni e 500mila euro a 13 milioni e 940mila, mentre quello di Augusta da 49 milioni e 800mila a 24 milioni e 359mila. Tutta la disponibilità del ministero è ora ridotta a 38 milioni e 300mila euro. Il taglio è stato comunicato lunedì sera alle due Autorità portuali e all’ufficio di gabinetto del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, dalla direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi (dipartimento energia) con una nota del direttore generale Marilena Barbaro. «In seguito a tagli lineari subititi sui capitoli di spesa di questo ministero», scrive Barbaro, si è «dovuto procedere ad una rimodulazione a ribasso rispetto alle risorse inizialmente disponibili per gli interventi infrastrutturali per lo sviluppo della filiera offshore, consistenti in oltre 78 milioni di euro». E ora, aggiunge Barbaro, «al fine di impegnare tale risorse residue in breve tempo», le Autorità portuali del Mar Ionio e del Mar di Sicilia Orientale sono invitate «a far pervenire entro breve termine la loro adesione rispetto alla rimodulazione delle risorse, fornendo i dati circa le opere infrastrutturali, già oggetto della candidatura, che le Autorità ritengono di poter finanziare con le risorse indicate e che siano comunque funzionali agli obiettivi della normativa».
Non erano già molti i fondi che erano stati assegnati all’eolico offshore ed ora è evidente che il progetto rischia di essere ridimensionato, a meno che con la prossima legge di bilancio o con altri provvedimenti, il Governo non intervenga per postare nuove risorse. Per Taranto è una botta non da poco se si considera che della riconversione del porto ad hub per costruire ed assemblare le grandi piattaforme galleggianti dell’eolico offshore si parla da anni con molte aspettative, senza però che ci sia stato un avvio concreto. Risale infatti a novembre 2022 l’accordo preliminare tra la società Renantis (all'epoca Falck Renewables), in partnership con BlueFloat Energy, e il terminal di Taranto gestito dal gruppo turco Yilport attraverso la società San Cataldo Container Terminal. L’intesa di quasi quattro anni fa é relativa all’utilizzazione di parte delle aree e delle banchine del molo polisettoriale - dove attualmente è il terminal container di Yilport - come base logistica e di assemblaggio per i grandi parchi eolici offshore galleggianti previsti in Puglia. E segnatamente i due nel Mar Adriatico (attualmente proposti dalla società Nadara, ex Renantis): uno al largo del Salento e l’altro davanti alla costa di Brindisi. E proprio l’intesa del 2022 ha gettato le basi per la successiva candidatura del porto di Taranto come hub nazionale per l'energia eolica in mare, poi formalizzata nei mesi successivi con gli atti del Governo. Si arriva quindi ai decreti del 2023 e del 2025, che a corollario hanno tutta una serie di dichiarazioni (dai ministri dell’Ambiente e delle Imprese sino all’Autorità portuale del Mar Ionio, al Comune di Taranto e al mondo imprenditoriale e sindacale) concordanti sul fatto che l’eolico offshore avrebbe rappresentato una delle alternative possibili per il porto e per l’economia della città. Perché con la riduzione di attività da parte dell’ex Ilva, il porto (ad agosto, traffico -24,4 per cento su agosto 2025 e nel primo semestre -11,1 per cento sull’analogo periodo dell’anno scorso) si sarebbe potuto probabilmente risollevare, mentre l’annunciata perdita di posti di lavoro nel siderurgico sarebbe stata in qualche modo compensata con le nuove attività. Il 5 agosto, nel vertice al Mimit sui potenziali nuovi progetti industriali per Taranto, il ministro Adolfo Urso annunciò tra gli altri quelli di Vestas e di Renexia. Vestas, società danese presente da molti anni a Taranto e attiva nelle energie rinnovabili, si disse orientata su nuove opportunità di sviluppo accanto alla costruzione - in corso sempre a Taranto - della pala eolica più grande del mondo. Invece Renexia (gruppo Toto) annunciò la possibile realizzazione di un impianto di carpenteria per l’eolico offshore. Un investimento privato di circa 150 milioni di euro, con l’utilizzo di circa 250mila metri quadrati di aree, una capacità produttiva stimata di 100mila tonnellate di acciaio l’anno e una previsione di quasi 1.600 posti di lavoro. Primi tasselli, dunque, di un progetto complessivo fondato sull’eolico offshore, a cui si aggiunge il fatto che l’Autorità portuale avrebbe rinegoziato con Yilport concessione e spazi per far posto alla nuova attività. Ultimamente poi é stato il governatore pugliese Antonio Decaro a chiedere in più occasioni al Governo di rendere effettivo il progetto dell’eolico offshore nel porto, uno dei punti centrali dell’Agenda Taranto lanciata da Decaro in occasione degli incontri sull’ex Ilva. Insomma, tutto sembrava che potesse andare verso l’eolico offshore. Invece ora i fondi vengono tagliati e la nuova prospettiva rischia di perdere consistenza e realizzabilità.