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Eraclea, la Cassazione conferma l'associazione mafiosa e la condanna a 30 anni per Luciano Donadio, boss dei Casalesi

October 6, 2026

ERACLEA (VENEZIA) - La quinta sezione della Corte di Cassazione si è espressa sui ricorsi presentati dopo le pesanti condanne dell'ottobre 2024 emesse dalla Corte di Appello di Venezia nell'ambito del processo sulla presunta infiltrazione della mafia casalese in Veneto. Confermata l'accusa di associazione mafiosa e rigettata la maggior parte dei ricorsi, compreso quello presentato dagli avvocati di Luciano Donadio. Gli imputati erano a piede libero, data la sospensiva in attesa della sentenza di Cassazione. 

Luciano Donadio. Per quello che è considerato il boss dei Casalesi ad Eraclea, annullato un singolo capo di imputazione per mancanza di querela: è stato quindi eliminato il relativo aumento di pena che resta fissata a 30 anni. Per la stessa vicenda sono state rideterminate anche le pene definite per Carmelo Floridia e Claudia Zennaro: il primo si è visto eliminare l'interdizione legale perpetua, sostituita dall'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, la seconda invece si vista rimuovere l'interdizione di 5 anni dai pubblici uffici.

Per Raffaele Buonanno è stata rideterminata la pena a 29 anni e 6 mesi di carcere, mentre per gli altri punti il ricorso che lo riguardava è stato rigettato.

Sono state rimandate in appello le posizioni dei due bancari Denis Poles e Marco Donati, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. 

In totale gli imputati sono una trentina e con l'eccezione dei casi precedenti si sono visti tutti rigettare o dichiarare inammissibili i ricorsi presentati. Sono stati definiti anche i risarcimenti delle parti civili per la Presidenza del Consiglio dei ministri e ministero dell'Interno stabiliti 10mila euro più spese accessorie, per la Regione Veneto 7mila euro più spese accessorie, Cgil nazionale 5mila euro più spese accessorie e altrettanti a quella di Venezia, per l'associazione Libera 7mila euro più spese accessorie, riconosciuto anche per Fabio Gaiatto e Palladio un risarcimento di 5mila euro a testa più spese accessorie.

La vicenda processuale

Nel processo di secondo grado si registrò un inasprimento delle pene rispetto a quelle inflitte dal Tribunale di Venezia il 5 giugno 2023. Nelle motivazioni della sentenza, raccolte in 3.287 pagine, venne ricostruita l'operatività del presunto gruppo malavitoso di origine campana che avrebbe avuto la propria base operativa a Eraclea, in provincia di Venezia.

Tra gli imputati figura l'imprenditore edile Luciano Donadio, ritenuto il boss di un'articolazione autonoma del clan dei Casalesi, indicata come operativa sul territorio fin dal 2002. Donadio, al quale vengono contestati 63 reati e che secondo gli inquirenti sarebbe stato a capo dell'organizzazione di origine casalese, è stato condannato a 41 anni e 4 mesi di carcere, pena poi ridotta a 30 anni per l'applicazione del principio moderatore.

Il suo legale ha depositato 26 impugnazioni, denunciando anche la violazione del diritto di difesa e chiedendo che vengano dichiarate inutilizzabili milioni di intercettazioni raccolte nel corso di decenni di indagini. La difesa ha inoltre sollevato una questione di illegittimità costituzionale della normativa in materia di intercettazioni.

Stefani: «L'attenzione va tenuta alta anche in Veneto»

«La pronuncia della Corte di Cassazione sulla vicenda legata alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio di Eraclea rappresenta un richiamo forte per tutti. Quanto emerso da questa vicenda giudiziaria ci ricorda che la mafia non è un fenomeno circoscritto ad alcune aree del Paese e che anche al Nord il contrasto alla criminalità organizzata deve essere una priorità costante» commenta il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani. «Alle istituzioni spetta il compito di rafforzare la prevenzione, sostenere gli amministratori locali e promuovere una cultura della legalità capace di coinvolgere il territorio, le imprese e le comunità. Pensare che la mafia sia un problema lontano dal Veneto è un errore che non possiamo permetterci. Il Veneto ha un tessuto economico e imprenditoriale forte e diffuso, che dobbiamo tutelare da qualsiasi tentativo di condizionamento criminale. La lotta alle mafie riguarda ciascuno di noi. Significa difendere le imprese sane, gli amministratori, i lavoratori e le nostre comunità. La criminalità organizzata non conosce confini geografici e il Veneto deve continuare a fare la propria parte con responsabilità, strumenti adeguati e una collaborazione costante tra istituzioni, magistratura, forze dell’ordine e società civile».