Sinnai.
19 agosto 2026 alle 00:46
La cognata di Michela Rubiu: impossibile per noi trovare una spiegazione«Non riusciamo a capire perché l’ha fatto. Per noi è impossibile trovare una spiegazione». Raffaela, cognata di Michela Rubiu, la donna morta lunedì mattina in ospedale a 47 anni per le conseguenze del colpo di pistola sparatole alla nuca dal marito Alessandro Pintus il 23 luglio scorso a Solanas, è costernata e affranta. Moglie del fratello della vittima, pensa e ripensa a quanto accaduto quel giorno nel bar della frazione turistica di Sinnai. E non sa darsi una riposta.
La coppia
«Alessandro ha conosciuto Michela alla Colonia», edificio oggi usato come struttura ricettiva e religiosa, «lui stava eseguendo di lavori di sistemazione del cortile della Casa dei salesiani. Poi si sono sposati e hanno avuto un bel bambino che oggi ha un anno e mezzo. Recentemente li ho visti tutti assieme in spiaggia a Solanas. Erano felici. Nessuno poteva pensare a un epilogo come questo».
Due morti
Michela Rubiu non c’è più e il marito omicida è in carcere per omicidio e femminicidio. Ma quel giorno, dopo aver ferito la moglie, l’uomo avrebbe anche cercato di travolgere con l’auto un testimone, e dunque è accusato anche di tentato omicidio. Poi si era allora diretto verso l’abitazione di famiglia a Quartu e qui aveva ucciso il fratello Andrea, colpito da diversi colpi di pistola (la stessa usata contro la moglie mezz’ora prima). Quindi era risalito in macchina e aveva raggiunto la caserma dei carabinieri in via Milano per confessare. L’arma, rimasta nel veicolo, era stata recuperata e sequestrata poco dopo dai militari. Nessun accenno al movente, però. E a Solanas nessuno trova una spiegazione.
Nel borgo
“Il Cafè 1950”, che si trova in via Al mare proprio di fronte alla chiesa parrocchiale di Solanas, è di nuovo chiuso. Questa volta per lutto. «Michela l’ha aperto nel 2018», ricorda la cognata Raffaela, «con tanto lavoro e tanti sacrifici. Era felice nel suo locale, aveva tanti clienti. E la possibilità di guadagnarsi una vita serena».
Si fermavano residenti e turisti, non solo con casa nella frazione ma anche solo di passaggio. «Michela faceva un buon caffè», sottolinea Andreina Lavena, una delle affezionate clienti, «mi sono fermata spesso con mio marito incontrando sempre l’ospitalità di Michela. Il marito? Non l’ho conosciuto. No, Michela non meritava questa fine».
A fianco al bar resta la “Bottega” della madre, Fabiola Orrù, una vita di lavoro. Lì si è è sempre venduto di tutto, non solo il pane e altri alimentari. Un punto vendita come quelli di un tempo, aperto dalla mamma di Michela tantissimi anni fa per far crescere la famiglia.
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