Annunciato, rimandato poco prima dell’uscita l’anno scorso, vede finalmente la luce il disco registrato da Erykah Badu con The Alchemist. Un viaggio senza confini tra soul, R&B, hip – hop, jazz, funk questo è “Before The World Blows” titolo completo: “Before the World Blows: The Abi and Alan Experiment”. Un esperimento appunto in cui Abi (Badu) e Alan (The Alchemist) trovano subito il ritmo giusto.

Badu e Alan Daniel Maman / The Alchemist (produttore ben noto per aver collaborato con Nas, Jadakiss, Prodigy, Mobb Deep, Earl Sweatshirt) si sono incontrati per la prima volta al Birthday Bash che lei ha organizzato a Dallas nel 2013, l’album ha preso forma tra il 2024 e il 2025 coinvolgendo anche la backing band di Erykah – i The Cannabinoids – e un nutrito numero di ospiti.
Sedici brani divisi in quattro movimenti, una continua crescita sonora, uno sguardo affilato, multiforme e femminile sul mondo che corre il rischio di esplodere, di andare in frantumi. Cosa salvare, cosa lasciare indietro, dove fuggire queste le domande di “Before The World Blows” e l’intesa tra l’eclettica Badu e The Alchemist, mastro del sample è immediata (Teo Macero, Calvin Keys, BJ William, Wojciech Karolak, Mickey Baker alcuni campionamenti utilizzati).
Un’ora di musica fluida, ammaliante che passa senza sforzo apparente dai toni più morbidi tra soul e neo – soul venato di elettronica (“Echos”, “Crossfade”) a brani taglienti e ritmati come “I Just Play a Part” con DJ Creole Princess, Westside Gunn e Joi o la trascinante “Witch Doctor” già ben rodata dal vivo.
La prima parte del disco, fino a “Abracadabra” con Jay Electronica e Mike Chavarria punta molto proprio sulla chimica tra Badu e The Alchemist, con il grintoso DRAM a impreziosire “Valentine”, l’impertinente “Breezy” con la “Mother Of Gospel” Elbernita “Twinkie” Dionne Clark e diversi interventi in fase di scrittura a opera di Barbara Gaskins in “Next To You” o Mars Markaba (figlia di Erykah) in “Love Me Not”.
La seconda parte invece è più corale, un sound ibrido e poetico ben rappresentato dal contributo di Steve Lacy dei the Internet in “To the Moon (Plan C)”, di Thundercat in “They Ain’t You”, dalla vellutata “What the People Say (Apostle 1)” e dalla ben più ritmata “Hot BiBi (Apostle 2)” dall’intervento di Westside Gunn in “No I.D.”, di Earl Sweatshirt in “I Know Thar Man” e il sassofono di Kamasi Washington così dinamico e soffuso in “Black Box”.
Erykah Badu scrive un nuovo capitolo del suo personalissimo vocabolario sonoro che partendo da “Baduizm” e passando per “Mama’s Gun”, “Worldwide Underground” e “New Amerykah” (“Part One” e “Part Two“) è diventato un vero universo (o meglio “Baduverse”). Non resta che rallegrarsi per il ritorno di un’artista che, a ben undici anni da “But You Caint Use My Phone”, non è più solo impegnata in tour ma realizza un’opera assolutamente contemporanea e significativa.