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Esclusa la matrice fondamentalista. Mena Istafanous è di fede copta: "Lasciò il centro di salute mentale"

September 29, 2026
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Il 26enne è stato portato in carcere. Dietro al movente del gesto ci sarebbe il suo disagio psichico. L’avvocato Beretti: "Non era violento, ma soffriva di depressione e aveva manie di persecuzione".

Il 26enne è stato portato in carcere. Dietro al movente del gesto ci sarebbe il suo disagio psichico. L’avvocato Beretti: "Non era violento, ma soffriva di depressione e aveva manie di persecuzione".

Il 26enne è stato portato in carcere. Dietro al movente del gesto ci sarebbe il suo disagio psichico. L’avvocato Beretti: "Non era violento, ma soffriva di depressione e aveva manie di persecuzione".

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Gli inquirenti escludono la matrice terroristica dietro al gesto di Mena Istafanous. Il 26enne nato in città da una famiglia di origine egiziane che abita da tanti anni in città, ha ricevuto un’educazione cristiana, copto ortodossa. Il movente sarebbe riconducibile alla sua condizione psichica: risulta infatti seguito dal centro di salute mentale. Dalle prime verifiche svolte dalla squadra mobile della polizia di Stato, coordinata dal pm Denise Panoutsopoulos, non sono finora emersi elementi che riconducano a legami o a simpatie verso il fondamentalismo islamico: dalla famiglia dicono che non avesse a disposizione nemmeno un computer.

Istafanous, verso le 19 di domenica, fermo al distributore Ego di via Martiri di Cervarolo, alle porte di Due Maestà. All’improvviso è sceso dalla sua Seat Ibiza e ha colpito una donna di 66 anni, residente a Scandiano, con un cacciavite e poi ha investito due persone che hanno tentato di soccorrerla, una 24enne e il 49enne Guido Ruozi. Qui si sono precipitate le forze dell’ordine e i soccorsi che hanno portato all’ospedale tre feriti. La polizia di Stato ha arrestato il 26enne dopo un’ora dalla fuga: ha passato la notte nella cella di sicurezza in questura, senza essere interrogato e poi è stato trasferito ieri mattina in carcere, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto. Alla Pulce ha ricevuto prima la visita del legale d’ufficio Danilo Ponis, durata un paio d’ore, mentre oggi incontrerà l’avvocato di fiducia Franco Beretti. La Procura ha formulato l’ipotesi di reato di tentato omicidio aggravato, ravvisando "atti idonei a uccidere" cinque persone: una 66enne di Scandiano colpita col cacciavite, una 24enne e il 49enne Guido Ruozi che l’hanno soccorsa, un 42enne e un altro soggetto non subito identificato per i tentativi di investimento in auto. "Ero al distributore con mia figlia – racconta il 42enne artigiano residente a Reggio che preferisce l’anonimato – quando ho visto che quel ragazzo tentava di inseguire la donna, poi è montato in auto e ha tentato di travolgerci".

Al 26enne sono stati sequestrati quattro cacciaviti, più due cellulari. Il giovane è nato in Italia, ha frequentato qui le scuole, si è diplomato e si è iscritto per due anni a Ingegneria, per poi lasciare. Al momento era disoccupato e aveva fatto lavori saltuari. A suo carico qualche precedente penale circoscritto (danneggiamento, minacce e un piccolo furto).

Dall’Ausl fanno sapere che il 26enne "aveva recentemente iniziato un percorso di cura al Centro di salute mentale di Reggio". Un aspetto su cui si sofferma a lungo l’avvocato Beretti: "In carcere è apparso non in stato confusionale, ma confuso". Il legale, che ieri ha parlato a lungo con la famiglia, padre e figlia, ricostruisce l’iter di cura: "Aveva iniziato a frequentare il Csm per una depressione di cui soffriva dal 2025. C’è una data precisa: il 15 agosto scorso quando manifesta alla famiglia questa sua inquietudine, per la quale ha iniziato a rivolgersi al medico per avere certificati per astenersi dal lavoro e riposare". Entra nei particolari: "Lui si sentiva perseguitato, convinto che persone dal lavoro lo seguissero, che fossero andate a casa sua: fantasie dovute al suo stato psichico. Mena si e rivolto a uno psichiatra e poi al centro di salute mentale a metà luglio 2026. All’incontro successivo del 5 agosto non è andato perché nel frattempo aveva trovato lavoro". Dopo il disagio manifestato l’anno scorso, aveva lasciato il lavoro per poi trovarne uno in estate, da animatore a Trento. "Era tornato a casa ai primi di settembre sorridente e sereno: così era stato percepito dalla sua famiglia che aveva pensato che i problemi fossero superati. Solo di recente avevano scoperto che non stava seguendo la terapia farmacologica. La famiglia lo ha incoraggiato a riprendere contatti con la struttura per i suoi comportamenti disturbati ma non violenti, quasi da manie di persecuzione".

Alessandra Codeluppi

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