Gli Eugenio in Via Di Gioia hanno pubblicato venerdì 16 ottobre N OI, EP di sei brani per Carosello Records. All’intervista con All Music Italia gli Eugenio in Via Di Gioia erano in tre su quattro: il bassista Lorenzo Federici era a casa malato.
In N OI ci sono i singoli Ciao bella Italia, con il Piccolo Coro dell’Antoniano, e Baciamoci. Dal 16 novembre gli Eugenio in Via Di Gioia portano N OI in sette club italiani, poi il 5 maggio 2027 suonano per la prima volta all’Unipol Forum di Assago.

N OI, il titolo che gli Eugenio in Via Di Gioia non sanno leggere
Come si legge N OI, e da dove viene questo titolo?
Neanche noi lo sappiamo. Qualcuno ha detto N01, numero uno: è un nuovo capitolo, un nuovo inizio, e ci piace proprio l’idea che possa essere interpretabile. Viviamo in un mondo in cui cerchiamo di definire ogni cosa, in un iper zoom continuo, ogni secondo di corsa. Anch’io sto parlando veloce, non so neanche perché.
A volte rallentare, guardare le cose da un po’ più lontano e prendersi un attimo per sospendere il giudizio forse è ciò che servirebbe. È quasi una provocazione per chi ci ascolta e ci segue: aspettiamo a capire che cosa sia.
Guardiamola: è un cucchiaio con una mano. Ciò che si vede nel cucchiaio è dritto, però la mano è al contrario. Chissà cosa stiamo guardando davvero, e se il punto di vista è quello giusto.
Tante canzoni dell’EP parlano di sentimenti e di coppia: cosa le tiene insieme?
Alcune canzoni raccontano l’intimità, altre hanno uno sguardo più ampio. Ci piaceva l’idea che il cappello dentro cui sono contenute, cioè questo EP, raccontasse quello che stiamo vivendo noi come gruppo. Non c’è una canzone che racconta il significato del titolo, anche perché il significato non vuole neanche essere trovato.
C’è il rapporto tra ciò che sta dentro il cucchiaio, la realtà che guardiamo, e la realtà che invece isoliamo. In Ciao bella Italia raccontiamo la bellezza e la bruttura del nostro Paese, due opposti che convivono.
Vivendo in questo mondo algoritmico stiamo a contatto solo con le persone che la pensano come noi. È come vivere dentro una bolla, il nostro cucchiaio: definiamo la realtà come la bolla e ci dimentichiamo di quello che sta intorno. N OI è la separazione di un noi che in teoria dovrebbe stare tutto insieme.
Come si fa e il contenuto delle canzoni
Sono nato nel 1991 anch’io: perché aprire l’EP con “Sono nato nel 91, ma non interessa a nessuno”?
Ma cosa ti ha fatto di male la classe 1991? Io e Paolo siamo gli unici della band nati nel 91.
Il concetto è che ormai il contenuto delle canzoni non frega niente a nessuno. Potevo dire sono bello, sono brutto o sta per finire il mondo: non frega a nessuno.
Quando conosci una persona, la cosa più importante è come ti chiami e quanti anni hai. Ci piaceva l’idea che il contenuto di ciò che portiamo sia spesso secondario.
Come si fa è una canzone che mina tutte le certezze che abbiamo, e forse a volte il significato si trova proprio nella domanda.
Si tornerà ad apprezzare il contenuto delle canzoni?
Secondo me è da un po’ che non si sta attenti ai contenuti delle canzoni. Forse mai.
È una questione ciclica. Adesso c’è questo trend di far andare i numeri, le cose che fanno streaming. Quando un artista va in televisione o in radio lo presentano dicendo che ha 100 milioni di stream su Spotify, non cosa ha scritto. Il contenuto è secondario, è più il quanto che il cosa.
I tempi cambiano, e oggi si fa molta attenzione alla funzione, all’utile, perché viviamo in un mondo fatto di utile. Magari un giorno l’inutile avrà molta più importanza. Noi ci auguriamo che arrivi quel momento, e saremo già pronti con un sacco di cose inutili.
Quindi dei numeri a voi non importa nulla?
Vorremmo che non importasse, ma in un mondo così pieno di numeri interessano anche a noi. Interessano tantissimo, mica siamo degli eremiti sulla montagna.
Una volta abbiamo creato una pagina che si chiamava Dammi i miei like, che riassumeva il concetto: ci rendevamo conto di essere ossessionati, quando usciva un post, dal vedere quanti like aveva fatto in un minuto. Ne siamo parte, ovviamente, ma è una parte di noi che non ci piace.
Uno cerca di mettere nelle canzoni la parte di sé che non gli piace, perché poi si riguarda dall’esterno e dice: ok, questo è quello su cui vorrei migliorare. Le nostre canzoni sono un po’ questo, una sorta di catarsi personale che a volte diventa collettiva.
Ciao bella Italia, i cliché raccolti in tour e il Piccolo Coro dell’Antoniano
Ciao bella Italia è un elenco di stereotipi sull’Italia. Come è nata?
È partita come un gioco. Spesso siamo in studio con il pianoforte o la chitarra, e quel giorno stavamo facendo come con Eurovision in Turin: un elenco di cliché che vedevamo ogni volta che andavamo in tour.
Girando di città in città, di data in data, ci sono degli elementi culturali, come le ville abusive: ne abbiamo viste, e in parecchie regioni.
Abbiamo iniziato a giocare su questi cliché che vedevamo quando giravamo in van, e sono diventati una strofa e un ritornello. A quel punto ci siamo chiesti a chi far cantare parole così ciniche. Dette da noi avevano un significato, dette da dei bambini avevano tutt’altro potere.
Così ci siamo detti che sarebbe stato bello farla cantare al futuro che vivrà l’Italia, e abbiamo contattato il coro dell’Antoniano.
I bambini del coro sono gli stessi che hanno cantato con Mister Rain?
No, sono altri.
Dal Club Tour al Forum di Assago, due concerti diversi
Come vi state preparando ai club di novembre, e come immaginate il Forum?
A novembre parte il nostro club tour, che sta andando molto bene, quindi faremo dei bellissimi concerti davanti a tanta gente. C’è già una prima cosa che vorremmo fare: diversificare ogni concerto con una scaletta diversa ogni volta. I brani varieranno, e potranno variare anche gli ospiti.
Sarà una sorta di banco di prova per il Forum: vedere noi e le reazioni del pubblico, quali sono i brani che vengono meglio dal vivo e che ci rappresentano di più.
Esteticamente ci saranno delle situazioni molto interessanti, che potremo riproporre al Forum in maniera più grande, con un’idea di scaletta e di ospiti diversa rispetto al Club Tour.
Sono due parentesi. La prima molto più ravvicinata al pubblico, con una serie di prove, per arrivare al Forum con uno spettacolo diverso ma ben rodato, così ci sentiamo sicuri da tutti e due i punti di vista.
Il cubo di Rubik dei vostri concerti ci sarà sempre?
A novembre non è detto, però magari sì. Essendo scalette diverse, ce ne sono alcune già scritte in cui c’è e altre in cui non c’è.
Ogni volta ci chiediamo se ha senso rifare la cosa del cubo di Rubik, che molta gente ha già visto un sacco di volte, quindi non è più una sorpresa.
Però chiediamo sempre al pubblico quanti di loro vengono a sentirci per la prima volta, e tantissimi alzano la mano, quindi tendenzialmente la rifacciamo, perché per tanti è una novità. In questo tour non sarà presente in tutte le date.
E al Forum ci sarà un cubo di Rubik enorme come scenografia, con le vostre facce?
Sarebbe bello farlo gonfiabile, così alla fine invece di risolverlo lo facciamo esplodere.
Sanremo, gli Eugenio in Via Di Gioia non hanno fretta
Sanremo: come ci andate a vincere?
Rispetto a tanti anni fa non c’è più quell’ansia. Dopo aver partecipato a Sanremo Giovani c’era proprio la volontà di tornare da Big e spaccare tutto. Oggi abbiamo un percorso talmente rodato e avviato che, se ci sarà Sanremo quest’anno, il prossimo o tra 27 anni, saremo felici: lo accettiamo, lo accogliamo.
Rispetto ai primi anni dopo il 2020, quando abbiamo partecipato, siamo molto più tranquilli, e dico a nome di tutti: se arriva, lo faremo nel migliore dei modi.
A Sanremo Giovani non ci si può più andare, dato che siamo nati nel 91: siamo fuori concorso, siamo vecchi anagraficamente. Non abbiamo nessuna fretta. Chiamateci.
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Foto di Alessandro Treves