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Europei di calcio 2032, la sfida dell’ospitalità: 8 hotel e 4 centri sportivi in corsa, ecco quali

September 2, 2026
Lo stadio di via del Mare, in questi giorni interessato ai lavori della copertura
Lo stadio di via del Mare, in questi giorni interessato ai lavori della copertura

di Mattia CHETTA

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mercoledì 2 settembre 2026, 06:38

Sono 8 gli hotel che hanno risposto alla manifestazione d’interesse del Comune di Lecce per il dossier – che sarà inviato nei prossimi giorni alla Figc – con cui la città tenterà di diventare “Host city” dei Campionati europei di calcio del 2032, rassegna che sarà ospitata da Italia e Turchia. Sono invece 4 le candidature per i centri di allenamento. Insieme a Lecce c’è Bari, uniche città pugliesi coinvolte nella selezione, e altre 11 città italiane: Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Torino e Verona, per un totale di 16 impianti. Il dossier sarà trasmesso da Palazzo Carafa nei prossimi giorni: entro il 1° ottobre saranno individuate le sedi che verranno ufficialmente candidate, nel rispetto del calendario fissato per il processo di selezione.

Per essere scelti, però, non basta presentare uno stadio conforme alle norme Uefa, come il “Via del Mare”. Una città deve dimostrare di avere un sistema in grado di “reggere” l’intero torneo, dai trasporti alla ricettività, dalle fan zone ai campi di allenamento, fino alla complessa macchina logistica necessaria ad accogliere e gestire milioni di tifosi. È una sfida che riguarda quindi non soltanto l’impianto sportivo, ma l’intero territorio e la sua capacità di garantire servizi, collegamenti e ospitalità adeguati a una manifestazione internazionale. Per gli hotel destinati alla macchina organizzativa Uefa è prevista una dotazione fissa di 20 camere per l’intera durata della manifestazione, dal 1° giugno al 15 luglio 2032. Nei giorni di gara saranno inoltre necessarie altre 40 camere. Non solo posti letto: la struttura dovrà mettere a disposizione tre sale riunioni, rispettivamente da 80, 50 e 150 metri quadrati, oltre a uno spazio riservato alla ristorazione con una capienza di 60 persone. Requisiti pensati per garantire alla macchina organizzativa una base operativa stabile per tutta la durata della competizione.

Accanto all’hotel destinato alla macchina organizzativa Uefa, entrano in gioco i due «team transfer hotel», strutture a quattro o cinque stelle chiamate a ospitare le nazionali. Anche in questo caso gli standard sono stringenti. Gli alberghi dovranno trovarsi a non più di 30 minuti di autobus dallo stadio e dal campo di allenamento e a un massimo di un’ora dall’Aeroporto del Salento. Per ciascuna struttura sono richieste almeno 70 camere singole, organizzate su piani o ali a uso esclusivo della squadra. Ma l’elenco delle esigenze non si ferma alle camere. Le strutture dovranno garantire connessione wi-fi ad alta velocità, ampie aree per il relax e la ristorazione, sale meeting, uffici, infermeria, sala massaggi e cucine a disposizione degli chef delle nazionali. Un livello di servizi pensato per trasformare l’hotel, durante la competizione, in una vera e propria base operativa delle squadre, dove giocatori e staff possano soggiornare, prepararsi alle partite e svolgere le proprie attività lontano da interferenze esterne.

Poi c’è il capitolo, altrettanto delicato, dei centri di allenamento. Per la preparazione atletica delle nazionali sono previsti uno o due impianti, ciascuno dotato di un terreno di gioco in erba naturale dalle dimensioni regolamentari di 105 per 68 metri. Un campo che, soprattutto, non dovrà essere utilizzato nei due mesi precedenti l’inizio del torneo, così da garantirne condizioni ottimali. La qualità del terreno di gioco diventa dunque uno degli elementi decisivi per assicurare alle squadre condizioni di allenamento adeguate durante la fase della competizione. Anche in questo caso la Uefa detta condizioni precise: illuminazione pari a 250 lux, spogliatoi con una capacità di 30 persone, presidio medico, sala antidoping e un’area di sosta in grado di accogliere 50 mezzi dei media. A tutto questo si aggiunge un requisito particolarmente delicato per le nazionali: la massima riservatezza, indispensabile per consentire allenamenti a porte chiuse e senza interferenze esterne. Una condizione che richiede non soltanto strutture adeguate, ma anche un’organizzazione capace di garantire sicurezza, controllo degli accessi e piena tutela della preparazione delle squadre.

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