«Evirato nel sonno dopo essere stato sedato da una donna per impedirgli di tornare con la moglie in casa. Perdita definitiva dell’organo genitale e della capacità di procreare, oltre a ferite sul corpo e rovina della qualità della vita. Una vita familiare, sessuale e psicologica devastata per sempre. Eppure per l’Inps l’invalidità civile della vittima è del 67%, al di sotto della soglia sanitaria del 74% prevista per accedere all’assegno mensile di assistenza».
A denunciarlo è l’avvocato Angelo Pisani, difensore di Mizanur Rahman, che annuncia battaglia civile per il riesame della valutazione medico-legale: «È una vicenda che lascia sgomenti. Un uomo mutilato per sempre, vittima di una violenza di inaudita ferocia, al contrario di ogni vittima donna e senza rispetto per la Costituzione, prima lasciato senza quella solidarietà e quella rete di sostegno che ogni vittima merita e oggi valutato al 67%.
Chiediamo all’INPS: quali conseguenze bisogna ancora subire per arrivare al 74% e perché in caso di vittima femminile ci sarebbero state tutele e attenzioni», prosegue Pisani. «La gravità della vicenda emerge anche dal decreto di giudizio immediato del GIP del Tribunale di Nocera Inferiore del 22 giugno 2026. Secondo l’imputazione, Sujida Afrine Muna è chiamata a rispondere di lesioni personali gravissime per avere, dopo la somministrazione di farmaci soporiferi, evirato il coniuge convivente mentre dormiva, provocandogli la perdita irreversibile dell’organo genitale e della capacità procreativa come sarà accertato nel processo».
Pisani: «Basta vittime di serie A e serie B»
«La domanda è inevitabile: se una donna fosse stata mutilata nel sonno dal proprio compagno, sarebbe stata valutata soltanto al 67%? Avrebbe ricevuto la stessa attenzione istituzionale? Non vogliamo privilegi per gli uomini né minori tutele per le donne: vogliamo gli stessi diritti». «Oltre a richiamare la politica ai diritti e valori delle persone chiediamo l’immediato riesame della valutazione, la verifica delle conseguenze fisiche, funzionali, psicologiche, sessuali e relazionali della mutilazione e piena trasparenza sui criteri medico-legali applicati».
«La tragedia, sottolineano i legali, ha colpito un’intera famiglia. Anche la moglie Sonia Rahman, assistita dall’avvocato Francesco Laudisio del team 1523.it, farà valere nel processo i danni personalmente subiti per lo sconvolgimento irreversibile della propria vita coniugale, intima e familiare. Vengono inoltre evidenziate le conseguenze traumatiche sui figli». Anche Potere ai Diritti–1523.it e LUUV, tramite gli avvocati Rita Ronchi, Antonella Esposito e Sergio Pisani, hanno annunciato la costituzione di parte civile, ricorrendone i presupposti.
«Un uomo ha perso una parte del proprio corpo e della propria vita. Una moglie ha visto sconvolto il proprio matrimonio, dei figli stanno pagando le conseguenze di una violenza atroce. Il 67% non può chiudere questa storia e archiviare tanto dolore. Pretendiamo spiegazioni, parità di trattamento e giustizia», conclude Pisani.
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