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Ex Ilva Taranto, Flacks attacca Jindal: "La mini-Ilva sarebbe un suicidio industriale"

July 11, 2026

Non lo cita esplicitamente ma il riferimento è chiarissimo. Michael Flacks, l’investitore americano a capo dell’omonimo fondo, che si è candidato mesi addietro per acquisire l’ex Ilva, va di nuovo all’attacco del gruppo siderurgico Jindal dopo aver preso contezza che i commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d’Italia stanno ormai stringendo le trattative con gli indiani. E che l’ex Ilva potrebbe andare proprio a loro.

Una prospettiva che Flacks aveva già contestato mesi fa parlando, in riferimento a Jindal, di «suicidio industriale» per l’Italia e che ora ribadisce. «La procedura di gara è ancora formalmente aperta - sostiene Flacks sull’acciaieria - ed è preoccupante che vengano diffuse ricostruzioni così dettagliate su una procedura competitiva non ancora conclusa con il rischio di comprometterne la trasparenza e il principio della parità di trattamento tra tutti i partecipanti».

La preoccupazione

Flacks manifesta quindi «profonda preoccupazione per le recenti indiscrezioni di stampa sul futuro dell'ex Ilva» e conferma che «sta lavorando a un articolato piano di rilancio industriale insieme a partner di primo piano come Metinvest Adria e Danieli». Questi ultimi sono entrambi impegnati nel rilancio del polo di Piombino attraverso un forno elettrico. In particolare, Metinvest è un grosso produttore siderurgico ucraino, detentore anche di materie prime, mentre Danieli è costruttore di impianti per produrre acciaio e possessore di tecnologie.

«Il nostro obiettivo - afferma Flacks - è preservare l'intera capacità produttiva di Taranto, salvaguardare tutti gli attuali livelli occupazionali e sviluppare la produzione di acciai ad alto valore aggiunto. Se quanto riportato dovesse trovare conferma, sarebbe legittimo chiedersi - prosegue Flacks - perché lo Stato italiano dovrebbe destinare oltre 2 miliardi di euro di risorse pubbliche a un progetto che, secondo le informazioni pubblicate, comporterebbe migliaia di esuberi, un significativo ridimensionamento dello stabilimento di Taranto e la trasformazione dell'ex Ilva in una realtà siderurgica di dimensioni molto più ridotte. Si tratta di preoccupazioni espresse pubblicamente anche dalle organizzazioni sindacali, che chiedono garanzie chiare sul piano industriale, sull'occupazione e sul futuro di lungo periodo del sito di Taranto» rileva l’investitore statunitense.

Inoltre Flacks, riferendosi al fatto che Jindal produrrebbe in Oman circa 4 milioni di tonnellate di acciaio che poi trasferirebbe a Taranto per la lavorazione e trasformazione, sostiene che è «difficile comprendere la scelta di trasferire in Oman una parte strategica della produzione. In un momento di crescente instabilità geopolitica, spostare un segmento cruciale della filiera dell'acciaio al di fuori dell'Europa, appare in contrasto con l'obiettivo dell'Unione Europea di rafforzare la propria autonomia industriale e la sicurezza delle catene di approvvigionamento strategiche».

Per Flacks, l’Italia «non ha bisogno di una “mini-Ilva”, ma di un grande polo siderurgico moderno e competitivo a livello internazionale. Ridimensionare uno dei più importanti asset industriali europei rappresenterebbe una sconfitta strategica non solo per l'Italia, ma per l'Europa nel suo complesso». Flacks conclude manifestando di nuovo «la propria piena fiducia nelle istituzioni italiane e ribadisce che, nelle sedi opportune e nel momento appropriato della procedura, è pronta a dimostrare la solidità finanziaria della propria proposta, la qualità dei propri partner industriali e la sostenibilità di lungo periodo del proprio piano di rilancio industriale».

E da fonti vicine al dossier ex Ilva filtra che «Flacks non dice nulla di nuovo, né compie un passo avanti, ma va solo all’attacco del concorrente, probabilmente per screditarlo. Piuttosto, c’è da chiedersi cosa abbia fatto Flacks in questi mesi per dimostrare che l’ex Ilva gli interessa davvero. C'è da chiedersi cosa abbia risposto alle ripetute richieste dei commissari. Flacks non dà segnali da aprile, parla ai media ma negli ultimi tempi non ha mai chiesto un confronto con i commissari. E quindi la realtà è che oggi la proposta di Jindal è l’unica concreta sul tavolo».