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Ex Ilva Taranto, Jindal conferma interesse. Oggi tavolo con sindacati

July 28, 2026

Il gruppo ha ribadito la volontà di completare l’operazione sia per l'area a freddo sia per l'area a caldo, dopo che la Sezione specializzata in materia di Impresa della Corte d'appello di Milano ha ordinato lo stop all'area a caldo entro 90 giorni. Meloni: “Il governo prende atto del provvedimento della Corte di Appello”, Giorgetti: “È un fatto che stravolge una fase di cessione che era abbastanza avanzata”

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Il gruppo Jindal ha confermato il proprio interesse per l'acquisizione dell'Ex Ilva di Taranto, sia per l'area a freddo sia per l'area a caldo: viene prevista anche la realizzazione di un nuovo forno carbon free. La comunicazione è arrivata ieri in una nota del gruppo, che è stata diffusa dal suo advisor legale Chiomenti, sottolineando che l'impegno è subordinato alla definizione dei relativi accordi. Una notizia arrivata poche ore dopo che la Sezione specializzata in materia di Impresa della Corte d'appello di Milano ha accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in As e Acciaierie d'Italia in As, ordinando lo stop all'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto entro 90 giorni. I giudici hanno disposto la sospensione delle attività siderurgiche a caldo, condizionando la ripartenza alla completa bonifica dell'asbesto e alla riduzione delle emissioni sottili.

La nota del gruppo Jindal

Nella comunicazione del gruppo Jindal si legge che “alla luce della nota di Palazzo Chigi, a seguito del decreto della Corte d'Appello di Milano, il Gruppo Jindal conferma il proprio impegno a portare avanti l'acquisizione del perimetro della Ex ILVA di Taranto e Acciaierie d'Italia, inclusivo sia dell'area a freddo che dell'area a caldo, subordinatamente alla definizione dei relativi accordi, ivi inclusa la realizzazione di un nuovo forno carbon free a Taranto. Il Gruppo Jindal auspica in una definizione dell'operazione ed è pronto a definire i termini per risolvere questa situazione estremamente complessa, anche nell'interesse dell'industria siderurgica italiana ed europea".

Le parole della premier Meloni

In effetti sul caso è intervenuta subito anche la politica: ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni "ha convocato d'urgenza una riunione a Palazzo Chigi a seguito del decreto della Corte d'Appello di Milano che ha disposto la sospensione dell'attività produttiva nell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto, che comporterà di fatto la chiusura entro 90 giorni. Si tratta degli impianti essenziali alla capacità produttiva dello stabilimento, nei quali è impiegata la maggior parte dei lavoratori di Acciaierie d'Italia”, si legge in una nota di Palazzo Chigi. Il documento spiega che "il governo prende atto del provvedimento della Corte di Appello di Milano, che interviene alla vigilia del tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali previsto per domani (oggi, ndr) e che, alla luce di tale decisione, rende tale confronto ancora più necessario". 

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Disposti 100 milioni per la cessione dell’area a freddo

E nel corso del Consiglio dei ministri di ieri è stato licenziato un decreto, "che era stato concepito prima della sentenza di Milano”, che come spiegato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti “prevede ulteriori 100 milioni a favore dell'amministrazione straordinaria di Ilva per completare il percorso di cessione delle attività da circoscrivere alle attività a freddo che erano in fase di avanzata definizione e che adesso dovranno essere aggiornate in base alla sentenza che è intervenuta". Il titolare del dicastero di via XX Settembre ha aggiunto che “per quanto riguarda l'Ilva, le sentenze sono sentenze, valgono per tutti e la sentenza mi sembra assolutamente chiara con l'ordine della chiusura dell'area a caldo, è questo è un fatto su cui stiamo ragionando, domani (oggi, ndr) c'è un incontro con i sindacati, ma questo è un fatto che stravolge - se vogliamo dirla tutta - una fase di cessione che era abbastanza avanzata direi prossima alla definizione con la controparte e che in questo momento cambia completamente le condizioni della vicenda".

Mantovano: “Nessuna polemica ma non è partita a scacchi”

"Ieri abbiamo appreso del decreto della Corte d'Appello di Milano e che non si tratta di fissazione di condizioni per proseguire, a differenza di quanto scritto da alcune testate”, avrebbe detto secondo quanto si apprende il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, al tavolo ex Ilva a Palazzo Chigi: “Noi non intendiamo commentare la decisione, se non per rilevare anche in questo caso una singolare sincronia tra il calendario del governo, dei confronti con i lavoratori e il calendario giudiziario. Nessuno del governo farà polemica con l'autorità giudiziaria, ma certo leggere qualcuno di quelli che hanno fatto ricorso dire "abbiamo fatto 'scacco matto' stona, perché questo non è un gioco, non è una partita a scacchi quella che oggi interessa i lavoratori e le aziende”.In ogni caso per Mantovano il governo "ha intenzione di garantire la continuità aziendale".

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