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- Fabrizio Corona minacciato: “Ci devi dare 500 euro”. Poi l’agguato in Città Studi a colpi di catena sul suv, denunciato un 20enne
Milano, l’ex re dei paparazzi è stato contattato al telefono da due ex amici di suo figlio che hanno tentato l'estorsione. Infine la denuncia in Questura, l’appuntamento violento in via Noë e l’intervento della polizia

Gli agenti delle Volanti hanno seguito Fabrizio Corona in via Noë e sono intervenuti

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Milano, 5 settembre 2026 – È quasi l’una di ieri quando Fabrizio Corona varca il portone della Questura per raccontare quello che gli è appena successo e per informare gli interlocutori di quello che farà di lì a breve. È il prologo di una storia che poco dopo si concluderà in zona Città Studi con un blitz degli agenti delle Volanti e una denuncia a piede libero per il ventenne A.B., figlio di un noto giornalista televisivo; lo stesso provvedimento verrà adottato nei confronti del presunto complice riuscito a scappare, già identificato per il ventiquattrenne P.V.
Ai poliziotti di turno all’ufficio denunce, l’ex re dei paparazzi spiega che qualcuno l’ha minacciato, chiedendogli una somma di 500 euro e preannunciandogli che farà del male a lui e al figlio in caso di mancato pagamento. Corona sa chi sono i ricattatori: li descrive come ex amici del primogenito.
Le mosse del re dei paparazzi
L’autore del format Falsissimo, negli ultimi giorni al centro di un durissimo botta e risposta (con probabili strascichi legali) con la showgirl Belén Rodriguez, mostra anche le chat con i messaggi intimidatori e spiega agli agenti che i due lo stanno aspettando in via Noë, non lontano da piazzale Loreto.
Di più: Corona preannuncia l’intenzione di presentarsi all’appuntamento. A quel punto, risale sul suo Range Rover e si dirige verso il luogo concordato per l’incontro, seguito a distanza da due equipaggi dell’Ufficio prevenzione generale della Questura. Con ogni probabilità, il copione prevede che la vittima, vale a dire il cinquantaduenne, accetti la richiesta, così da attirare in trappola gli aggressori e consentire agli agenti di coglierli sul fatto.
La dinamica dell’aggressione
Il conducente parcheggia il suv vicino all’incrocio tra via Noë e viale Abruzzi per il faccia a faccia con gli estorsori, che non gli danno neppure il tempo di muoversi. Sbucano all’improvviso da un angolo buio, e uno di loro, A.B., si avventa sulla parte posteriore del Range Rover e distrugge il lunotto posteriore a colpi di catena, forse con l’obiettivo di terrorizzare il proprietario del suv e di convincerlo che lui e il complice fanno sul serio.
Gli investigatori dell’Ufficio prevenzione generale di via Fatebenefratelli, che stanno osservando la scena a distanza, intervengono immediatamente e bloccano il ragazzo che ha mandato in frantumi il vetro, che in tasca tiene pure una bomboletta di spray urticante. Nel parapiglia, l’altro giovane si allontana a piedi, ma, stando a quanto risulta, i poliziotti ne conoscono già il nome. Gli agenti passano al setaccio lo smartphone di B. e trovano nella galleria diverse istantanee di armi.
La perquisizione
Tanto basta, come previsto dall’articolo 41 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, per giustificare una perquisizione nell’abitazione del ventenne, che vive nello stesso palazzo dei genitori ma in un appartamento diverso: le verifiche approfondite in tutte le stanze danno esito negativo. Nel frattempo, Corona presenta formalmente querela per l’accaduto.
Le domande sull’accaduto
E i poliziotti, d’intesa con il pm di turno, indagano a piede libero B., già noto (come V.) alle banche dati delle forze dell’ordine, con le accuse di tentata estorsione e danneggiamento aggravato. Le indagini non sono affatto chiuse. Sì, perché ci sono ancora tante domande sul tavolo: perché i due hanno preso di mira Corona? Era già successo in passato? Perché gli hanno chiesto soldi? Tutti interrogativi a cui la polizia tenterà di dare risposte nei prossimi giorni, anche per ricostruire il contesto all’interno del quale è maturato il raid notturno.
La multa per Corona
Per il cinquantaduenne non è stata l’unica disavventura della giornata. Qualche ora prima, infatti, il Garante della privacy gli aveva notificato una multa da 4.950 euro per “la diffusione non autorizzata di un file audio e di contenuti estratti da una conversazione privata intercorsa via chat tra Raoul Bova e un’altra persona, pubblicati su social network e piattaforme digitali”.
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